È di oltre 30 morti e 700 feriti il bilancio provvisorio del violento terremoto che ha colpito il Venezuela, devastando Caracas e la parte centro-settentrionale del Paese. Due le scosse ravvicinate, di magnitudo 7.2 e 7.5, registrate nella serata di mercoledì, quando in Italia era passata da poco la mezzanotte. La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, avvertendo che il numero delle vittime potrebbe aumentare con il proseguire delle operazioni di ricerca tra le macerie.
La zona più colpita è lo Stato di La Guaira. A Catia La Mar, indicata come possibile epicentro della devastazione, si segnalano edifici crollati, veicoli sepolti e gravi danni lungo Avenida El Ejército. Colpite anche la Scuola Navale, abitazioni a Playa Grande e alcuni isolati del complesso residenziale Hugo Chávez, dove si sarebbero sviluppati incendi legati all’esplosione di bombole di gas.
Per evitare ulteriori rischi, le autorità hanno sospeso l’erogazione del gas e, in diverse aree, anche quella dell’acqua. A Caracas fermi treni e metropolitane, chiuso l’aeroporto Simón Bolívar per i danni subiti. Scuole chiuse fino a fine settimana e blackout localizzati nella capitale e nei dintorni.
Al momento non risultano vittime italiane. Lo ha confermato l’ambasciatore Giovanni Umberto De Vito, spiegando che l’unità di crisi, insieme ai consolati di Caracas e Maracaibo, sta verificando la situazione dei connazionali. Diverse abitazioni di italiani risultano però danneggiate o distrutte.
Donald Trump ha annunciato la disponibilità degli Stati Uniti a intervenire rapidamente, mentre aiuti sono stati offerti anche da Ecuador, Uruguay, Brasile e Repubblica Dominicana.