Logo San Marino RTV

Trump concede due settimane all’Iran: tregua legata all’apertura dello Stretto di Hormuz

Effetto immediato sui mercati: il prezzo del petrolio ha registrato un forte calo a New York

8 apr 2026
Donald Trump
Donald Trump

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha deciso di estendere di due settimane la scadenza dell’ultimatum all’Iran, subordinando la sospensione dei bombardamenti all’apertura “completa, immediata e sicura” dello Stretto di Hormuz. Il presidente Usa ha ribadito che lo stop alle operazioni è valido solo “a condizione che l’Iran acconsenta all’apertura immediata e completa” dello stretto e ha definito l’accordo una vittoria “totale e completa” per gli Stati Uniti, sostenendo che anche la questione dell’uranio iraniano sarà “perfettamente risolta” nell’ambito dei negoziati.

La misura si inserisce in un quadro di tregua temporanea che, secondo fonti diplomatiche, dovrebbe creare le condizioni per l’avvio di negoziati diretti tra le parti. Il primo round di colloqui è previsto venerdì a Islamabad, con la partecipazione del vicepresidente JD Vance, che guiderà la delegazione statunitense, e degli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner. La delegazione iraniana sarà invece guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf.

La tregua, sostenuta dal Pakistan e favorita anche da un intervento diplomatico della Cina, è stata accolta con cautela dalla comunità internazionale. Il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif – che insieme a Pechino avrebbe avuto un ruolo decisivo nel prolungamento dell’ultimatum – ha dichiarato che il cessate il fuoco dovrebbe essere “immediato e ovunque”, “inclusi il Libano e altri teatri”. Tuttavia, nelle ore successive all’annuncio sono emersi segnali contraddittori: sono stati segnalati nuovi lanci di missili e anche un attacco con droni attribuito all’Iran in Bahrein, che avrebbe causato due feriti, a conferma della fragilità dell’intesa.

Le Nazioni Unite hanno espresso sostegno alla tregua. Il segretario generale dell'ONU António Guterres ha invitato tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale e a utilizzare la finestra negoziale per costruire una soluzione duratura al conflitto. Parallelamente, l’Unione europea si muove sul piano diplomatico: l’alto rappresentante Kaja Kallas è attesa in Arabia Saudita per colloqui con i principali attori regionali, con l’obiettivo di individuare vie d’uscita negoziali.

Israele ha dichiarato il proprio sostegno alla tregua temporanea, pur mantenendo alcune riserve. In una nota ufficiale, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha confermato l’adesione alla sospensione delle operazioni contro l’Iran, a condizione che cessino gli attacchi e venga garantita la sicurezza regionale. Resta però un nodo aperto: per Israele il cessate il fuoco non si estende al fronte libanese, in contrasto con quanto indicato dal Pakistan.

Sul piano economico, l’annuncio della tregua ha avuto effetti immediati sui mercati, rafforzando la fiducia degli investitori. Tutti gli indici azionari delle principali borse europee sono in netto rialzo (tra il 3% e il 4%), sulla scia delle piazze asiatiche. Il prezzo del petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile: il Wti con consegna a maggio passa di mano a 95,67 dollari (-15,30%) mentre il Brent con consegna a giugno è scambiato a 93,93 dollari (-14,03%). In calo anche il gas, che perde il 19% attestandosi a 43 euro al megawattora.

Al contrario, si registra un rialzo dei beni rifugio e degli asset alternativi: crescono oro e bitcoin, che ha raggiunto i massimi delle ultime tre settimane. In forte discesa anche il rendimento dei titoli di Stato italiani, con lo spread col Bund calato a 76 punti. Nonostante il calo delle materie prime, secondo il Codacons il prezzo medio del diesel in Italia resta elevato, attestandosi a circa 2,20 euro al litro.

Da Washington, la Casa Bianca ha definito l’intesa una “vittoria” per gli Stati Uniti, sostenendo che gli obiettivi militari sono stati raggiunti in tempi più brevi del previsto. Secondo indiscrezioni, il piano negoziale potrebbe includere anche la possibilità per Iran e Oman di imporre pedaggi alle navi in transito nello Stretto di Hormuz, con l’obiettivo di finanziare la ricostruzione e stabilizzare la regione.






Riproduzione riservata ©