Il nuovo rapporto annuale di Reporters Sans Frontières traccia un quadro allarmante sulla sicurezza dei giornalisti nel mondo. Nell’ultimo anno sono stati 67 i professionisti dell’informazione uccisi, spesso in contesti di guerra o per mano della criminalità organizzata. Di questi, almeno 53 hanno perso la vita in conflitti armati o per mano di reti criminali.
Tra le zone più pericolose, Gaza si conferma la più letale di sempre per la stampa, con l’esercito israeliano responsabile del 43% dei giornalisti uccisi, a livello globale, negli ultimi dodici mesi. Dall’ottobre 2023, quasi 220 reporter assassinati nella Striscia, 65 dei quali mentre svolgevano il loro lavoro.
Anche l’Ucraina e il Sudan si confermano territori ad altissimo rischio, con episodi drammatici di rapimenti e omicidi sul campo. Il Messico, dopo Gaza, è il secondo Paese più pericoloso al mondo per chi fa informazione: nove i giornalisti assassinati nel 2025.
Accanto agli omicidi, il rapporto segnala che 503 giornalisti sono oggi detenuti nel mondo, con la Cina in testa a questa triste classifica con 121 reporter in carcere, seguita dalla Russia, dove sono rinchiusi anche 26 giornalisti ucraini, e dal Myanmar. La Siria resta il Paese con il maggior numero di reporter scomparsi, quasi tutti arrestati sotto il regime di Bashar al-Assad.
La situazione trova un’eco preoccupante anche in Italia, dove non ci sono stati omicidi, ma le minacce e le intimidazioni aumentano. Secondo FNSI e Ordine dei Giornalisti, 29 cronisti vivono sotto scorta armata e oltre 250 ricevono forme di protezione o vigilanza. L’allarme è tornato prepotente con l’attentato del 16 ottobre contro Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, la cui auto è stata distrutta da un ordigno piazzato davanti alla sua abitazione a Campo Ascolano. L’esplosione, definita dagli inquirenti “vile e gravissima”, non ha provocato feriti, ma ha ulteriormente rafforzato la scorta del giornalista.
La vicenda ha suscitato ampia solidarietà nel mondo politico, sindacale e mediatico, ma conferma come la protezione di chi fa informazione sia diventata una sfida globale. Il messaggio del rapporto RSF è chiaro: la libertà di stampa è sempre più sotto minaccia, e garantire la sicurezza dei giornalisti non è più un optional, ma una priorità internazionale.