Ucraina: dalla Santa Sede al Brasile fermento diplomatico per trovare la via del dialogo

Ma al momento non si intravedono reali spiragli. Nuovi attacchi con missili e droni; mentre sui vari fronti si cresce l'attesa per la più volte annunciata controffensiva di Kiev

Per centinaia di chilometri, lungo la linea del fuoco, poco o nulla da segnalare; se non un'attesa carica di tensione. Sono piuttosto le traiettorie insondabili di missili e droni a seminare lutti. Come a Dnipro; dove le autorità denunciano la distruzione di strutture sanitarie e vittime civili. Segnalati dall'altra parte attacchi contro aree residenziali a Krasnodar e uno strike sventato nella regione di Rostov. A dimostrazione di come la guerra sia ormai parte della quotidianità anche di un numero crescente di russi. Specie nelle zone di confine.

Nei villaggi ad ovest di Belgorod resta alta la tensione dopo l'incursione dei giorni scorsi. Dettaglio formale, la rivendicazione da parte di miliziani russi dissidenti; si concentrano invece sui possibili obiettivi, gli analisti: distogliere l'attenzione dalla caduta di Bakhmut, incidere sul morale del nemico, ed indurlo a diluire i contingenti nelle aree calde del fronte; favorendo così la controffensiva. Vulnerabilità, però, a livello politico. A pesare è il gelido commento di Washington, che starebbe esaminando l'eventuale utilizzo nell'azione di veicoli statunitensi.

Un segnale anche le indiscrezioni di intelligence circa le responsabilità del clamoroso attacco al Cremlino del 3 maggio; da cui pure Kiev aveva preso ufficialmente le distanze. Messaggi, neppure troppo velati; derivanti forse dalla consapevolezza dei possibili effetti di mosse non ponderate. Sono da leggere forse come un gesto di buona volontà, allora – quantomeno a livello di comunicazione –, le dichiarazioni del capo dell'ufficio presidenziale ucraino, circa la necessità di tenere quanto prima un vertice per la pace. Alla base il piano di 10 punti di Kiev; considerato tuttavia irrealistico da Mosca. Assenza di margini di manovra confermata dalle parole di oggi di Podolyak; ribadito un secco “no” a qualsiasi scenario che non preveda la “liberazione di tutti i territori”.

Della refrattarietà ucraina a ipotesi di mediazione ha parlato anche il Papa. Commentando l'incontro con Zelensky ha rimarcato quanto quest'ultimo sia consapevole della forza derivante dal sostegno di Europa e Stati Uniti. Apparentemente al lumicino, insomma, le chance della missione del Cardinale Zuppi; al netto dell'apertura di Mosca, espressa da Lavrov, che oggi ha incontrato l'inviato di Pechino Li Hui. Da registrare anche l'assertività di Lula, che ha ribadito la disponibilità del Brasile, insieme a India, Indonesia e Cina, a dialogare con entrambe le parti in conflitto alla ricerca della pace. Arduo, tuttavia, immaginare effetti nel breve periodo di questo fermento diplomatico. L'attenzione pare concentrata piuttosto sul campo di battaglia, e il possibile impatto della tanto annunciata controffensiva ucraina.

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