Ucraina: Mosca annuncia il ritiro da Kherson. Ancora dubbi a Kiev

Dal Ministro russo Shoigu l'ordine alle truppe di abbandonare il capoluogo. Una “dichiarazione televisiva inscenata”, secondo il consigliere del Presidente ucraino Mykhaylo Podolyak

Prima erano semplici rumors; ora pare realtà, e si tratterebbe di sviluppi di enorme rilevanza. Sarebbe infatti iniziata la ritirata dei soldati russi dalla testa di ponte di Kherson. Inizialmente erano state le autorità ucraine, a segnalare l'abbandono di una serie di località; da nord in direzione della diga di Nova Kakhovka: obiettivo strategico nella prima fase dell'invasione, e ora passaggio obbligato, per l'attraversamento del Dnepr. Nel pomeriggio la conferma è arrivata dallo stesso Ministro Shoigu, che ha ordinato alle truppe di abbandonare il capoluogo. Ma Kiev frena, teme la “maskirovka”. Il consigliere di Zelensky, Podolyak, ha sottolineato come non si veda alcun segno di un ripiego russo da Kherson senza combattere; definendo quella di Shoigu una “dichiarazione televisiva inscenata”. Cautela comprensibile; anche se vari elementi inducono ad escludere si tratti di una trappola. E ciò non solo alla luce della precedente evacuazione di decine di migliaia di civili e del personale amministrativo. In giornata sarebbero infatti stati distrutti una serie di ponti, lungo le rotte di ripiegamento. E si spiegherebbe anche l'accanita resistenza mostrata in questi giorni dalle truppe russe; che avevano respinto vari attacchi, stabilizzando il fronte. L'obiettivo tattico, con ogni probabilità, era garantire un ripiegamento sicuro del contingente.

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A breve Kherson dovrebbe insomma tornare agli ucraini; a tutti gli effetti un punto di svolta. Perché quest'area aveva un grande valore per il Cremlino, garantendo fra l'altro le forniture d'acqua alla Crimea. La testa di ponte, d'altro canto, era ormai troppo isolata ed esposta, e Mosca avrebbe rischiato una sconfitta catastrofica. Da qui l'ufficiale via libera alla proposta del generale Surovikin, di organizzare una nuova linea difensiva sulla riva orientale del Dnepr. Barriera naturale poderosa, che potrebbe consentire a Mosca di cristallizzare il fronte sud in vista dell'inverno, e concentrare i propri sforzi nel Donbass. Ineccepibile da un punto di vista militare; ma il costo politico di una simile ritirata, per Putin, resta incalcolabile. E allora si entra nel campo delle speculazioni; perché il combinato disposto di alcuni articoli della stampa statunitense, e delle notizie di ripetuti contatti tra autorità russe ed americane, lascerebbe pensare ad un tentativo di aprire una trattativa, magari in vista del G20 di Bali. Criptico il messaggio lanciato oggi dalla portavoce del Ministero degli Esteri: Mosca rimane aperta a negoziati con l'Ucraina sulla base della “attuale situazione”.

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