Ucraina: sui campi di battaglia incombe la “rasputitsa”. Corsa contro il tempo per le forze di Kiev

Possibile una nuova offensiva ucraina su Kherson. Ma l'attenzione, in questi giorni, è rivolta agli Stati Uniti, per le elezioni di midterm

L'inquietante loop di minacce e prove muscolari nella penisola coreana; le nuove tensioni legate alla questione kosovara; e poi le turbolenze in Africa, Medio Oriente, nello spazio ex-sovietico. E' come se con l'invasione russa fosse stato scoperchiato un vaso di Pandora; il risultato è un Mondo sempre più armato e pericoloso. Dove sembrano non trovare spazio le parole del Papa. Amare i nemici, spezzare la spirale della vendetta: questo l'appello di Francesco dal Bahrein. Pare si stia andando invece verso una guerra di durata indefinita in Ucraina; dove i continui strike russi sulle infrastrutture critiche stanno costringendo Kiev a restrizioni supplementari nell'erogazione di elettricità. Per i civili la prospettiva di un inverno al gelo; per la macchina bellica difficoltà logistiche, proprio nel momento in cui sarebbe necessario massimizzare l'attuale vantaggio tattico.

Con l'arrivo delle piogge autunnali incombe infatti la “rasputitsa”: la stagione del fango, che renderà impraticabili manovre in campo aperto; mentre in prima linea continuano ad affluire decine di migliaia di riservisti mobilitati da Mosca, per invertire l'inerzia del conflitto. Prevedibile allora una nuova grande offensiva ucraina su Kherson. Ma la situazione, nei territori occupati dai russi al di là del Dnepr, resta indecifrabile. L'evacuazione dei civili potrebbe essere il prologo di un disimpegno militare. Ma nel frattempo pare continuino ad affluire rinforzi. Perdere questi territori – del resto – avrebbe un peso non indifferente, per il Cremlino, in ottica negoziale; e sarebbe inoltre compromesso l'approvvigionamento idrico della Crimea.

A Kiev si teme insomma una trappola; ma vi è al contempo consapevolezza della necessità di rompere il sostanziale stallo attuale, sui vari fronti, per incentivare l'Occidente ad inviare nuove armi. Furono gli americani Himars, del resto, a rivelarsi determinanti nel colpire retrovie e linee di comunicazione proprio a Kherson; rendendo vulnerabile la testa di ponte. Ma la base politica del sostegno statunitense potrebbe incrinarsi in caso di vittoria repubblicana, alle ormai imminenti elezioni di midterm.

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