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Ucraina, vertice Putin-USA al Cremlino: spiraglio per la pace ma resta alta la tensione

Lavrov attacca l’Occidente sul caso Lipsia: “Questo, in sostanza, è l’inizio di una vera guerra”

6 set 2026
Ucraina, vertice Putin-USA al Cremlino: spiraglio per la pace ma resta alta la tensione

Una situazione "non semplice". Così Vladimir Putin ha definito il negoziato per mettere fine alla guerra in Ucraina aprendo al Cremlino i colloqui con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner, durati circa tre ore. I due rappresentanti di Donald Trump sono arrivati a Mosca con una "proposta per mettere fine alla guerra", annunciata venerdì dallo stesso presidente americano. In parallelo è entrata in vigore una tregua di tre giorni nei raid su Kiev e Mosca, dalla mezzanotte tra venerdì e sabato fino alla mezzanotte di lunedì, per consentire agli inviati statunitensi di raggiungere domenica la capitale ucraina. Volodymyr Zelensky ha riferito di avere accettato a sua volta di sospendere gli attacchi su Mosca nello stesso periodo.

Putin ha invece respinto, secondo quanto riferito, una proposta ucraina per estendere il cessate il fuoco oltre le due capitali, affermando comunque che nella giornata di sabato le forze russe hanno rispettato la tregua e che anche Kiev "ha ridotto significativamente gli attacchi".

Sul terreno, però, continuano i combattimenti. Zelensky ha denunciato un attacco russo contro "un'azienda civile a Kamianske, nella regione di Dnipropetrovsk", con cinque morti e cinque feriti, mentre nella regione di Kharkiv le autorità locali hanno riferito di tre vittime, tra cui un bambino di 11 anni, in un attacco di droni su Chuhuiv. Mosca sostiene invece di avere colpito nella regione di Dnipropetrovsk due stabilimenti metallurgici "che sono i principali fornitori di prodotti metallici per la produzione militare ucraina".

Dal Cremlino arrivano intanto segnali di cautela sulle prospettive diplomatiche. "Non affrettiamo le cose", ha detto il portavoce Dmitry Peskov. Il vice ministro degli Esteri Serghei Ryabkov ha indicato come questione centrale "fino a che punto l'amministrazione statunitense sia disposta a investire nella ricerca di una soluzione reale all'attuale crisi, tenendo conto della situazione sul campo", che a suo giudizio "non sta evolvendo a favore di Kiev".

A complicare ulteriormente il quadro è la nuova escalation verbale tra Mosca e Berlino dopo che la Germania ha attribuito alla Russia il fallito attacco con un drone carico di esplosivo all'aeroporto di Lipsia. Il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov ha definito a Interfax le accuse occidentali "in sostanza, l'inizio di una vera guerra". "Lipsia, l'aeroporto… Hanno trovato un qualche drone. Hanno detto che era un drone russo e nessuno si è messo a verificare. Questo, in sostanza, è l'inizio di una vera guerra", ha affermato Lavrov.

“Hanno espulso il consolato generale da Bonn - ha aggiunto - hanno annunciato di aver stracciato l’accordo. Stanno chiudendo la Casa Russa a Berlino – ha sottolineato Lavrov -. Ricordo che prima dell’inizio della Seconda guerra mondiale, o meglio della Grande guerra patriottica, anche i tedeschi chiudevano le loro missioni diplomatiche”. criticando anche la decisione tedesca di chiudere il consolato russo a Bonn e la Casa Russa a Berlino.

Berlino sostiene che le indagini e le valutazioni dell'intelligence indichino una responsabilità di Mosca nel tentato attentato. "Non siamo in guerra, ma siamo quotidianamente bersaglio di una guerra ibrida", ha affermato il ministro dell'Interno Alexander Dobrindt.






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