USA: dopo l'eliminazione di al-Zawahiri le Autorità invitano i propri cittadini, in tutto il Mondo, alla cautela

Quadro globale caratterizzato da un acuirsi delle tensioni; mentre si temono azioni terroristiche, come risposta all'uccisione del numero uno di al Qaida

Massimo riserbo, come è ovvio che sia, sulla rete di contatti, che ha consentito all'intelligence statunitense di individuare la palazzina di un quartiere benestante di Kabul dove si rifugiava al-Zawahiri. Ma che il numero uno di al Qaida si potesse trovare nella capitale afghana non era un mistero. In un rapporto dell'ONU di poche settimane fa si rivelava infatti come la sua “rinnovata capacità di comunicare” fosse coincisa con la presa del potere dei Talebani; e si definiva il Paese “paradiso sicuro” per i jihadisti. Inevitabili, dopo lo strike di domenica, una serie di congetture; riguardanti ad esempio la questione della successione in seno all'organizzazione terroristica. Con il rischio di azioni eclatanti.

Il Dipartimento di Stato ha invitato allora gli americani, in tutto il mondo, alla cautela, mettendo in guardia su potenziali attacchi. Fase di forte tensione anche lungo la linea di demarcazione fra la Striscia di Gaza ed Israele. La Jihad islamica ha infatti minacciato ritorsioni dopo la cattura a Jenin, da parte dell'esercito dello Stato Ebraico, del proprio leader in Cisgiordania. Chiusi alcuni valichi, richiamati riservisti; si teme l'utilizzo di razzi anticarro da parte di miliziani palestinesi. Una delegazione egiziana starebbe tentando una mediazione.

Ma l'attenzione dei media internazionali, negli ultimi giorni, era su un altro quadrante, quello dell'Indo-Pacifico, con la controversa visita di Nancy Pelosi a Taiwan; una prova di forza che ha messo in grave imbarazzo la leadership di Pechino, e che pare aver diviso l'opinione pubblica di Taipei. Manifestazioni di supporto; ma anche contestazioni, da parte di persone preoccupate per le possibili conseguenze di questa iniziativa: mal digerita dalla stessa Casa Bianca e dal Pentagono. Nelle scorse ore – prima di ripartire alla volta di Seul - la Speaker della Camera aveva incontrato la Presidente di Taiwan Tsai Ing-Wen; quest'ultima si è rivolta alla Repubblica Popolare, rimarcando come l'isola “non si tirerà indietro” di fronte a “minacce militari”.

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