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Venezuela: Presidente ad interim Rodriguez apre agli USA; invito a “lavorare insieme”

Nel frattempo dure prese di posizione di Trump su una molteplicità di dossier: dalla Colombia alla Groenlandia

5 gen 2026

Manifestazioni di protesta a New York, dove è atteso in giornata, davanti a un giudice federale, Nicolas Maduro; chiamato, insieme alla moglie, a rispondere alle accuse di narcotraffico e terrorismo, dopo la cattura nel cuore della notte a Caracas. Per garantirne il rilascio, la Presidente ad interim Rodriguez – durante la sua prima riunione di gabinetto – ha annunciato l'istituzione di una commissione di alto livello. Tante speculazioni in merito alla postura dell'attuale leadership venezuelana; a fronte dei toni perentori della Casa Bianca, che sostiene – in barba al principio di autodeterminazione - di avere il controllo del Paese caraibico, oltre ad un futuro coinvolgimento nell'industria petrolifera. Non saremo “colonia” di nessuno, aveva dichiarato inizialmente Rodriguez. Ma le minacce di Washington di un possibile secondo strike parrebbero avere nel frattempo prodotto effetti; ora si rivolge infatti a Trump, invitandolo a “lavorare insieme”, ed auspicando “pace e dialogo”. Il prezzo da pagare, forse, per vedere scongiurata l'ipotesi di un traumatico cambio di regime eterodiretto. Il figlio di Maduro, dal canto suo, ha paventato “tradimenti” all'interno della verticale del potere. Quanto all'Opposizione, già “bruciata” dall'Egemone la Premio Nobel Machado; è tornato a farsi sentire invece Edmundo Gonzales. Il candidato che aveva rivendicato la vittoria nelle elezioni del 2024 ha definito il sequestro di Maduro un “passo importante ma non sufficiente”.

Da verificare quanto simili dichiarazioni possano risultare popolari. Di certo non incruenta, del resto, l'azione di forza statunitense nella notte di sabato. 80, stando al New York Times, il bilancio ancora parziale delle vittime. Trump ha parlato anche di “molti cubani” della scorta di Maduro uccisi. Un fiume in piena, il tycoon, in queste ore. Apparentemente più vicino ai neocon che alla sua base MAGA. Minacce a Cuba, a un peso massimo come il Messico, alla Colombia. “E' governata da un uomo malato”, ha tuonato; ma non ancora “per molto tempo”. Da Bogotà Gustavo Petro ha respinto le accuse di essere un narcotrafficante; invitando piuttosto i latinoamericani a scendere in piazza a difesa della sovranità. Nell'ambito di questa versione aggiornata della Dottrina Monroe non poteva poi mancare, da parte dell'inquilino della Casa Bianca, un ritorno sul dossier Groenlandia. Ne “abbiamo bisogno”, ha detto, è “strategica”. In questo momento – ha aggiunto – è piena di navi russe e cinesi e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene. Toni irridenti, verso Copenaghen: ha migliorato la sicurezza dell'isola – ha dichiarato – aggiungendo una “slitta trainata da cani”. “Basta fantasie di annessione”, ha replicato il Primo Ministro groenlandese; dichiarandosi però aperto al dialogo attraverso “canali appropriati”. Sul rispetto del diritto internazionale insiste anche Pechino, visti anche i suoi interessi nell'Emisfero occidentale. “Saranno protetti dalla legge” - è stato detto -, con riferimento in particolare al robusto import di petrolio dal Venezuela. Biasimato dal Ministero degli Esteri l'uso della forza da parte di Washington; esprimendo al contempo il pieno sostegno cinese all'odierna riunione del Consiglio di Sicurezza ONU.





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