Migliaia di persone per le strade di Caracas a sostegno di Maduro. Ma cosa davvero stia accadendo nel Paese caraibico resta un'incognita; fra possibili lotte intestine e voci di tradimento. A farsi sentire l'esponente dell'area più ideologizzata del sistema chavista. “Barbaro”, “proditorio”, l'attacco del 3 gennaio - ha tuonato il Ministro dell'Interno Cabello -; parlando di un bilancio di almeno 100 morti. Più dialogante la presidente ad interim Rodriguez; ha sottolineato come il Venezuela debba avere relazioni con tutti i Paesi dell'Emisfero occidentale. Parrebbe un implicito riconoscimento della Dottrina Monroe. O meglio la sua riedizione trumpiana, sganciata da ogni paravento umanitario.
Evitare salti nel buio con l'Opposizione; garantire la continuità dell'Esecutivo bolivariano, ma guidandolo da remoto. Questa la scommessa di Washington. Ribadita nelle scorse dall'inquilino della Casa Bianca, che ha paventato un controllo che potrebbe durare anni. “Useremo il petrolio e lo importeremo”: brutale la sincerità del tycoon. Colpito a sorpresa però dal Senato; seppure sia a maggioranza repubblicana. Approvata una risoluzione per impedirgli di intraprendere ulteriori azioni militari contro il Venezuela senza l'autorizzazione del Congresso. Il provvedimento passa ora alla Camera.
Senza freni, del resto, l'utilizzo della forza nei giorni scorsi. Come dimostrato anche dal sequestro in acque internazionali di una petroliera battente bandiera russa. Assorbita dalle evoluzioni della crisi ucraina, Mosca, si è limitata ad una protesta formale. Così Pechino – importatore netto di idrocarburi, e principale obiettivo, forse, delle azioni muscolari USA -; le autorità cinesi hanno parlato di “grave violazione del diritto internazionale”. Argomento di scarsa rilevanza in questa fase; con continui riferimenti dell'Amministrazione Trump anche al dossier Groenlandia. “Essenziale” – ha rimarcato Vance – per la sicurezza nazionale. Fra le possibili leve quella dell'indipendentismo anti-danese. Necessari – ha rimarcato Pele Broberg, leader del maggior partito d'opposizione locale - “colloqui bilaterali” con Washington, escludendo Copenaghen.
Smarrimento a Bruxelles, di fronte a questi scenari. Più assertivo Macron. Ha detto di rifiutare sia il “nuovo colonialismo” delle superpotenze, sia la “vassallizzazione”; auspicando invece per l'Europa più autonomia strategica. Da verificare l'impatto di simili prese di posizione, fra i decisori americani. Che da una parte paiono tutt'altro che intenzionati a deflettere dalla linea dura sui grandi dossier internazionali; ma dall'altra devono fare i conti con significative fibrillazioni interne.
Utilizzati lacrimogeni, oggi, a Minneapolis, per disperdere una protesta per l'uccisione della 37enne Renee Good nel corso di un blitz delle forze speciali anti-immigrazione. Proteste arrivate anche a New York. “Questo omicidio – hanno dichiarato i leader dem – deve essere oggetto di un'inchiesta approfondita”.