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Caso pedofilo e piano parallelo, a "Viceversa" scontro totale sulle Commissioni d'inchiesta

Sul piano parallelo e tentata vendita Bsm Giovanni Zonzini denuncia legami con la Dc. Gian Nicola Berti smentisce e ribatte: "Proprio i democristiani si opposero all'investitore bulgaro"

23 apr 2026
Caso pedofilo e piano parallelo, a "Viceversa" scontro totale sulle Commissioni d'inchiesta

Una settimana consiliare "al vetriolo" si è riversata negli studi di Viceversa su San Marino Rtv. Al centro dell'approfondimento condotto da Mauro Torresi, che ha visto confrontarsi a viso aperto esponenti di maggioranza e opposizione, l'istituzione delle Commissioni d'inchiesta su due delle vicende più spinose degli ultimi mesi: il cosiddetto "piano parallelo" legato alla Banca di San Marino e il caso del cittadino sammarinese condannato per abusi su minori che continuava a prestare servizio nelle strutture scolastiche del Titano.

Sul fronte del tentato acquisto della Banca di San Marino da parte dell'investitore bulgaro, la faglia divide l'opposizione, che vuole far partire subito l'indagine politica, e la maggioranza, che chiede di attendere la fine del lavoro della magistratura. Per Giovanni Zonzini (Rete) non ci sono dubbi sulla necessità di agire immediatamente: "L'autorità giudiziaria cerca reati, mentre la commissione parlamentare cerca responsabilità politiche". L'esponente di opposizione punta il dito contro presunte vicinanze politiche della cordata: "L'ente cassa di Faetano e la Banca di San Marino nel loro complesso sono storicamente una roccaforte parademocristiana", sottolineando come "persone vicine alla Democrazia Cristiana all'interno di ambienti democristiani erano in quella vicenda".

Accuse respinte al mittente da Gian Nicola Berti (Alleanza Riformista), che invoca la netta separazione dei poteri per evitare sovrapposizioni pericolose: "La politica ha un brutto vizio, che tende ad autoassolvere i propri appartenenti, a colpevolizzare gli oppositori". Berti ha difeso gli alleati di governo, ricordando che "proprio i maggiori oppositori del bulgaro erano dei democristiani" e accusando l'opposizione di cercare "lo scoop, lo scandalo per cercare di destituire l'avversario politico".

Dalla maggioranza è intervenuto anche Luca Lazzari (PSD), sollevando il tema giurisprudenziale: "Esiste una cosa che si chiama conflitto di attribuzione che è una cosa seria. Nel momento in cui noi istituiamo una commissione di inchiesta, praticamente ci assegniamo dei poteri che sono simili a quelli dell'autorità giudiziaria". Scintille anche sulle dichiarazioni del Segretario alla Giustizia Stefano Canti, che in Aula aveva ipotizzato la fine delle indagini penali per maggio. Mentre Zonzini le ha definite "improvvide e soprattutto pericolose", Lazzari ha difeso il Governo attaccando le minoranze per la mancata collaborazione: "Se l'opposizione avesse un po' più di sensibilità e facesse un po' più di gioco di squadra nell'interesse del paese, avrebbe colto quell'indicazione per chiedere magari di avviare i lavori immediatamente a giugno, invece di polemizzare anche su questo". Di tutt'altro avviso Mirko Dolcini (Domani Motus Liberi), per il quale le uscite di Canti rappresentano uno strappo istituzionale grave: "Bisogna poi capire come gli è arrivata quella notizia, perché comunque ci deve essere separazione dei poteri. Il legislativo deve fare legislativo, il giudiziario giudiziario e l'esecutivo di cui fa parte il segretario deve fare l'esecutivo".

Toni ancora più accesi si sono registrati sul caso del sammarinese condannato per pedofilia. Le opposizioni contestano ferocemente la scelta del Governo di istituire una commissione tecnico-amministrativa invece di una d'inchiesta politica. "Noi avremmo voluto una commissione politica con tutti i poteri previsti dalla legge", ha incalzato Zonzini. Ma l'affondo più duro è arrivato da Dolcini: "Qual è stato il problema? Che ha continuato a lavorare dove non doveva lavorare. Questo per delle mancanze, secondo noi, in base delle responsabilità politiche". L'esponente di DML ha stigmatizzato l'avvio zoppicante dell'organismo tecnico della maggioranza: "Il problema è politico che nel momento in cui mancava il membro di opposizione perché la politica non ha detto fermi tutti, aspettiamo l'inserimento anche del terzo membro".

Dolcini ha accusato la maggioranza di mancanza di tatto: "Non si fa politicamente quel passo empatico di sensibilità, di equilibrio e dire aspettiamo, fermiamo le bocce e ragioniamo come da normativa", un atteggiamento che dimostrerebbe come "la politica ha dimostrato di non essere in grado" di tutelare i soggetti deboli.

La replica della maggioranza non si è fatta attendere. Berti ha accusato l'opposizione di voler solo "perseguire ipotesi di chissà quali responsabilità" strumentalizzando "l'immagine di un bambino per gettare delle calunnie nei confronti della maggioranza". Sulla stessa linea Lazzari, che pur riconoscendo lucidamente come "è chiaro che un corto circuito c'è stato" e che "lì la politica possa, insomma, trovare spazi per muovere critiche", ha condannato l'atteggiamento processuale dell'opposizione. Il rappresentante del PSD ha ammesso una possibile fragilità dell'Esecutivo di fronte alla richiesta di estradizione arrivata dall'Italia: "È chiaro che rispetto a quel passaggio c'è stato un travisamento, c'è stata, se volete, una leggerezza, c'è stata la difficoltà di capire quel tipo di responsabilità che spettasse sia al tribunale, appunto, sia al governo". Tuttavia, ha tracciato una linea rossa invalicabile sull'accusa di insabbiamento: "Voi potete anche ritenere che quello sia un'omissione grave, però chiedere la commissione di inchiesta per accertare dei comportamenti invece di connivenza, di copertura è un'altra cosa".

Il dibattito si è poi allargato all'Accordo di Associazione Europea, lo sfondo inevitabile su cui si muovono le presunte pressioni del "caso bulgaro". Su questo punto, Dolcini ha invitato alla massima prudenza, avvertendo che "quello che a noi preoccupa è l'impatto che l'accordo di associazione avrà sul sistema paese perché secondo me si sta sottovalutando l'aspetto economico dei costi a cui dovremmo andare incontro".

Lazzari, pur confermando la ferma vocazione europeista della sua forza politica, ha riconosciuto con realismo gli ostacoli sul percorso di ratifica: "Stiamo un po' scoprendo che questa fase di completamento, di finalizzazione dell'accordo, insomma, è probabilmente più complicata di come ce la immaginassimo", ma ha poi ribadito il fine ultimo del progetto: "A noi ci serve modernizzare il paese, portare una legislazione più evoluta perché ci serve per poter stare in rapporto con il mondo".





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