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CGG: approvata l'Istanza d'Arengo per l'introduzione del reato di surrogazione di maternità

Respinta invece quella che chiedeva la sospensione dell’iter legislativo che mira ad eliminare l’obbligo, per i cittadini naturalizzati, di rinunciare alla cittadinanza d’origine

22 set 2025
CGG: approvata l'Istanza d'Arengo per l'introduzione del reato di surrogazione di maternità

Dopo una prima chiama nella quale non era stato raggiunto il numero legale, i lavori consiliari sono ripresi questa mattina – nell'ultima giornata della Sessione di Settembre – dalla trattazione di una Istanza d'Arengo che già nella seduta di venerdì aveva dato origine ad un dibattito appassionato, sganciato dai consueti schemi Maggioranza-Opposizione. All'attenzione dell'Aula infatti la richiesta introduzione a San Marino del misfatto di surrogazione di maternità come reato universale; sulla scia dunque di quanto già deciso in Italia. Il Segretario Lonfernini aveva dato parere favorevole; di tutt'altro avviso, però, consigliere di PSD e Libera, oltre all'Indipendente Giovanna Cecchetti. Ad avviso di Tomaso Rossini, PSD, occorrerebbe fare un distinguo fra sfruttamento e solidarietà.

Posto l'accento poi sul tema della libertà personale della donna e la laicità dello Stato; pur sottolineando come la commercializzazione di queste pratiche debba essere bandita. La “gestazione per altri” può essere pensata come una “donazione”. Poi Marino Albani, PDCS, che ha annunciato il voto favorevole all'Istanza. Non può essere solo una questione di libertà o autodeterminazione della donna, ha rimarcato. L'”utero in affitto” – ha aggiunto - si traduce in commercio della maternità. Parliamo di una locazione di un corpo a tempo determinato, ha osservato Fabio Righi, DML; una pratica come questa non può essere corretta o supportabile. La regola è semplice: non si mercifica il corpo umano. Un gesto d'amore può essere l'adozione. Vi sono principi non negoziabili.

A questo punto l'Istanza è stata posta in votazione ed approvata con 25 voti a favore, 10 contrari e 2 astenuti.

A seguire l'ultima delle 12 Istanze d'Arengo previste dall'apposito Comma: la richiesta di sospensione dell'iter legislativo volto ad eliminare l'obbligo, per il naturalizzato, di rinuncia alla cittadinanza d'origine. Anche in questo caso sensibilità diverse, all'interno della stessa Maggioranza. L'Istanza era stata depositata dal Comitato civico per la cittadinanza, che aveva giudicato “irresponsabile” la proposta del Governo. Gli istanti hanno chiesto che il tema cittadinanza venga piuttosto trattato dalla Commissione per le riforme istituzionali, o venga creata una Commissione specifica; approfondendo al contempo le “problematiche delle doppie cittadinanze”. Il Segretario Belluzzi si è subito pronunciato per il rigetto; pur premettendo di non voler affrontare la questione da un punto di vista personale. Ha osservato come sia la Commissione I la sede deputata per simili riflessioni. E poi la proposta di aprire una riflessione a tutto tondo sul tema; ascoltando il direttore dello Stato Civile, approfondendo i numeri. L'idea è dunque quella non di interrompere il percorso, ma di procedere in Commissione senza fretta, confrontandosi anche per mesi, ed eventualmente recependo emendamenti condivisi. E poi un'osservazione: quanti giovani cittadini non conoscono le istituzioni pur avendo una sola testimonianza? Da non mischiare – a suo avviso - il tema dell'appartenenza con questioni come il diritto di voto. Matteo Zeppa, RETE, facendo riferimento ad una interpellanza formulata dal Movimento ha snocciolato una serie di numeri. 695 cittadini risultano naturalizzati a partire dalla legge del 2016; 539 allo stato sono in possesso di altra cittadinanza oltre a quella sammarinese, fra questi un “numero consistente” di minorenni. Critiche, poi, alla risposta del Segretario Belluzzi all'interpellanza; così come al Comitato. Ha parlato di “deliranti comunicati stampa”. Forti perplessità inoltre sull'iter seguito fino ad ora; si sarebbero procrastinati i tempi per ragioni politiche, ad avviso di RETE. Citato anche il caso di Elia Rossi. Tiri fuori il coraggio, ha infine dichiarato Zeppa, rivolgendosi al Segretario Belluzzi. Di fatto questo PdL è già sospeso – ha osservato Emanuele Santi; son passati ben 9 mesi. La nostra posizione è sempre stata chiara. Manuel Ciavatta, intervenendo a nome dell'intera DC, ha sottolineato come già all'epoca il Partito avesse richiesto, in caso di eliminazione dell'obbligo di rinuncia, il mantenimento dei tempi “così come sono” o una loro eventuale dilatazione. Dai nostri conti – ha aggiunto - in territorio vi sono circa 11.000 doppi cittadini tra sammarinesi e italiani; oltre ai doppi cittadini che risiedono in altri Stati. Mantenendo la rinuncia – ha spiegato - i figli degli sposati di due cittadinanze residenti sono doppi cittadini d'origine; di fatto l'effetto della rinuncia impatterebbe su uno dei due genitori. Col tempo è quasi naturale che si diventi tutti, di fatto, doppi cittadini. Il PDCS voterà contro l'Istanza – ha spiegato – perché il percorso per togliere l'obbligo di rinuncia non va fermato; ma in sede di Commissione si potrebbero reintrodurre il giuramento e ad esempio meccanismi relativi alla partecipazione diretta alla Politica a seconda della cittadinanza d'origine. La rinuncia pare un elemento che non funziona più; pur avendo chiaro il valore della cittadinanza sammarinese. Intervenendo a titolo personale Marino Albani ha ribadito la propria contrarietà all'eliminazione del principio della rinuncia; citando anche l'esperienza di altri Piccoli Stati. “Un passo senza ritorno”, a suo avviso, l'approvazione dell'altra Istanza d'Arengo sul finire della precedente Legislatura. Rilevato l'insorgere di possibili conflitti d'interesse; obiettivo minimo, a suo avviso, un futuro intervento sull'elettorato passivo. Paolo Crescentini ha ribadito l'orientamento del PSD favorevole al mantenimento di una o più cittadinanze, e dunque il voto contrario all'Istanza in oggetto. I tempi si stanno allungando, ha riconosciuto; parlando anche della delibera del Segretario Belluzzi – a nome del Governo, è stato rimarcato – per salvaguardare le posizioni di coloro che avrebbero dovuto rinunciare alla cittadinanza d'origine per la scadenza dei termini. Auspicata infine la definizione di un pdl che possa andare al più presto in seconda lettura. Silvia Cecchetti ha ribadito l'importanza del futuro confronto in Commissione. Ribadendo come la non imposizione della rinuncia sia un “principio di civiltà giuridica”. Gradualmente alla cittadinanza plurima ci stiamo arrivando. Non stiamo parlando di sovranità. Gerardo Giovagnoli ha rimarcato come a breve la residenza a San Marino si inserirà nel quadro del mercato unico europeo. Tema delicato, ha rimarcato Fabio Righi; le posizioni da esaminare non sono quelle dei padri fondatori. L'iter attuale permette di seguire lo spirito dell'Istanza con i dovuti approfondimenti. Quanto alle tempistiche per la concessione ha osservato come oggi sia previsto un numero di anni che permette di verificare un effettivo attaccamento al Paese e alle sue Istituzioni. Carlotta Andruccioli ha sollecitato un intervento equilibrato, giudicando pericolose le posizioni estreme. Ha parlato di una carenza di confronto con le forze di Opposizione; e di una “ipocrisia” “tutta sammarinese” ad esempio su temi quali fedeltà e conflitto d'interesse. Giuseppe Maria Morganti, Libera, ha sottolineato come il Paese guardi al futuro, con la necessità di trovare giuste soluzioni senza abbandonare le radici. Ha sottolineato di non condividere la posizione del Comitato, parlando di “battaglia di reazione”; dall'altra parte ha biasimato chi vuole imporre le proprie scelte al Paese, prospettando la richiesta di un sostegno da parte di altri Stati. La soluzione non può essere che quella di un confronto aperto in Commissione, pur eliminando l'obbligo di rinuncia. Sottolineata l'importanza di un giuramento “forte” all'interno della legge; e presidi sul fatto di una formazione specifica per chi intende partecipare alla vita politica del Paese. Da Luca Della Balda l'invito ad una riflessione di “realpolitik”. Di fatto i ruoli più importanti sono ricoperti da persone non sammarinesi: Gendarmeria, ISS, Tribunale, e così via. Ciò non significa che non tutelino gli interessi di San Marino. “Sammarinesi si nasce, non si diventa”, ha dichiarato dal canto suo Gian Nicola Berti, AR; si chiede un sacrificio in nome del principio dello ius sanguinis. Riflessioni poi sui rischi – richiamati dall'Istanza - di conflitti di interesse; necessarie a suo avviso guarentigie. Fra le soluzioni una revisione del periodo di tempo al termine del quale si può diventare cittadini sammarinesi, prevedendo tempistiche più brevi qualora si sia disposti a rinunciare alla cittadinanza d'origine. Invocato insomma un ragionamento a 360 gradi. Espressa preoccupazione, per un approccio ritenuto “frettoloso”, da Maria Luisa Berti; su questi temi “la cautela non è mai abbastanza”. Ad avviso di Nicola Renzi, RF, l'Aula è chiamata ad un ragionamento di metodo. Arrivare ad una prima lettura del PdL senza confronto – a suo parere – è stata una prova di forza; si è “pastrocchiato” per mesi sull'iter, ha aggiunto, e ciò ha destato smarrimento nella cittadinanza. Poi la questione di chi, da doppio cittadino, “si candida da tutte le parti”; un riferimento alla vicenda di Elia Rossi. Il tema della cittadinanza – ha detto, riassumendo la posizione degli istanti - non può essere ridotto alla semplice questione della rinuncia. Ha rivelato come nella stessa RF vi siano posizione diverse, ma si possa trovare - con i dovuti confronti - una sintesi. L'iter è sospeso da mesi, gli ha fatto eco Antonella Mularoni. In Maggioranza non si trova una quadra – a suo avviso – e le Opposizioni sono tenute all'oscuro. Lo stesso Consiglio è composto per lo più da doppi cittadini; da porsi il problema dell'elettorato passivo. Dei presidi vanno messi; nell'Istanza vi sono preoccupazioni legittime. Ipocrita, per l'Indipendente di Maggioranza Giovanna Cecchetti, obbligare qualcuno a rinunciare alla propria cittadinanza; sottolineata l'esperienza dei tanti emigrati sammarinesi. Ha richiesto che l'iter vada avanti e si giunga alla seconda lettura. L'Indipendente di Opposizione Michela Pelliccioni ha ribadito come il tema non possa essere affrontato con un confronto fra diverse tifoserie. Attenzione agli spunti di riflessione contenuti nell'Istanza. Quindi il Segretario Lonfernini. E' uno dei dibattiti fra i più importanti e alti che un'Aula parlamentare si trova a dover discutere, ha detto. Ha premesso di parlare a titolo personale; negli ultimi tempi – ha osservato – sul tema sono stati compiuti “errori fondamentali”: l'ultimo è la Legge in vigore, con il lasso temporale di 5 anni per pensare se tenere o rinunciare alla cittadinanza d'origine. Le variazioni a quel diritto – ha continuato - sono state fatte facendo paragoni con realtà statuali enormemente più grandi. Altro errore, ha aggiunto, è stato aver trattato la precedente Istanza d'Arengo, ispirata dal Comites, nell'ultima sera di seduta dell'ultimo Consiglio della precedente Legislatura. Apprezzato, nell'occasione, l'intervento del professor Bindi. Purtroppo non venne ascoltato, ha detto, e quell'Istanza d'Arengo venne approvata: da qui un obbligo per il Governo. Quel provvedimento “non mi piace”. L'Istanza è stata infine posta in votazione e respinta con 30 voti contrari, 7 favorevoli e 1 non votante. A questo punto il Comma si è concluso, e si è ripreso da quello sui Decreti. A partire dal provvedimento che autorizza la realizzazione e il funzionamento delle strutture sanitarie e socio-educative. Esauriti giorni fa gli interventi si è passati alla replica del Segretario Ciacci. Ha sottolineato come dalla discussione sia emersa la necessità di una “riflessione seria” sul Nuovo Ospedale. La Segreteria territorio – ha assicurato - non ha speso un centesimo in consulenze. Prioritario ragionare sul contenuto, prima di parlare di contenitore. Definito con il nuovo Comitato Esecutivo un piano di fattibilità, indicando quali reparti funzionino e cosa eventualmente fare fuori. Occorre partire dall'inizio, non dalla fine. Il decreto è stato ratificato a maggioranza. Quello successivo riguardava la prevenzione delle discriminazioni e la tutela dei diritti delle persone guarite da malattie oncologiche. Ok all'unanimità, dopo precedenti critiche sul piano metodologico dai banchi di RF. Poi il Decreto contente disposizioni sulla copertura definitiva di profili di ruolo relativi alla professione docente. Nella proprio relazione il Segretario Lonfernini ha sottolineato come un decreto del 2022 - seguito da un accordo fra Governo e sindacati - prevedesse l'applicabilità della normativa in materia di concorsi tramite la definizione di un separato provvedimento; con una successiva intesa – in sede di rinnovo contrattuale – per peculiari e specifiche modalità di gestione del precariato, ma senza alcuna delega per la parte relativa al reclutamento. Da qui un ulteriore rinvio sul punto. Ad oggi, però, a seguito di confronti serrati fra le parti non si è giunti ad una definizione condivisa, con le perplessità dei docenti riguardo lo schema normativo proposto. Il Decreto sospende dunque, fino alla fine dell'anno, le disposizioni contenute nel Decreto del 2022. Ha poi spiegato come Governo e sindacati concordino sulla necessità di individuare norme speciali in materia di concorsi per il ruolo docente, non risultando completamente applicabile per tale professione la normativa generale. Percorso definito “complesso e travagliato”. Indicati anche una serie di interventi, sul tema del reclutamento degli insegnanti: terzo Fabbisogno, anche alla luce delle dinamiche demografiche; aggiornamento delle modalità di trasferimenti e del personale soprannumerario e così via. L'obiettivo è “strutturare in maniera più completa” tutti questi interventi, piuttosto che avviare concorsi pubblici con l'attuale normativa. Da DML riconoscimento della professionalità dei docenti e delle differenze rispetto al resto del personale PA. Biasimato però un gap di confronto con le Opposizioni; sollecitato allora un pieno coinvolgimento. RF si chiede se al 31 dicembre si sarà infine pronti a mettere in atto le attività di integrazione previste. E poi una domanda diretta al Segretario: è veramente ancora convinto che la modalità di accesso migliore per un insegnante sia quella del concorso pubblico, scavalcando l'attuale sistema delle graduatorie? Sottolineati gli oneri per accedere alla professione, la maturazione di punteggi: tutto ciò con un concorso verrebbe vanificato, ha spiegato. Prospettata allora la possibilità di metodologie miste. Il PDCS ha posto l'accento sull'evoluzione del mondo scolastico, sul precariato strutturale nel mondo della scuola, sui bisogni dei bambini a livello didattico e di sostegno. Da qui la necessità di rifare il Fabbisogno e “accelerare” per dare le risposte necessarie. Si riprenderà alle 15; attesa, in quest'ultima giornata della Sessione, anche per il discorso di commiato della Reggenza uscente.





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