CGG: colpo di scena, i membri della Commissione Giustizia ritirano le proprie dimissioni

Colpo di scena in chiusura di seduta notturna del Consiglio: i tre membri di opposizione della Commissione Affari di Giustizia ritirano le proprie dimissioni.
In serata, prima dell’annuncio tramite lettera alla Reggenza, un ordine del giorno firmato da tutti i capigruppo di minoranza chiedeva all’Aula di soprassedere all’apertura del comma. “Richiesta resa opportuna in quanto le ragioni che hanno condotto alle dimissioni – si legge – sono lungi dall’essere superate. I nuovi nominati si troverebbero a breve, con ogni probabilità, a prendere decisioni inerenti questioni che hanno portato a determinate scelte da parte degli attuali membri. Saremmo dunque costretti in caso di apertura del comma a rinominare per un fase transitoria nuovamente i commissari dimissionari”.
Si fa appello alla responsabilità di tutti ma Roberto Giorgetti si dice perplesso. “Mi stupisce questa richiesta – commenta - dopo che i membri sono usciti sbattendo la porta, rifiutando mediazioni e, come nel caso di Ciavatta, promettendo denunce penali ai colleghi e minacciando dimissioni dal Consiglio".
“Non mi risulta che Ciavatta abbia mai parlato di denunce ai colleghi della Commissione”, gli risponde Denise Bronzetti. Riguardo alle sostituzioni, spiega che non è sufficiente leggere i verbali per capire cosa si è detto e fatto in quella commissione. “Ci sono stati episodi che non emergono. Chi entra dopo, queste cose non vissute non potrà mai recuperarle”. Aggiunge che le condizioni politiche non consentono né la nomina di chi si è dimesso né quella di nuovi. “Questioni ancora in itinere devono essere sbrogliate. Finché questa situazione non sarà chiarita non si potrà procedere. Ragioni legittime e riscontrabili negli atti di Consiglio e Commissione”.
Dalibor Riccardi si appella alla volontà di non inasprire gli animi nel primo Consiglio dell'anno, ricordando lo spirito di collaborazione nelle ultime fasi della Legge di Bilancio. “Il clima di scontro ha portato ad un muro contro muro che non ha dato grandi risultati”.
Nessuna mancanza di dialogo in caso di non approvazione dell’odg per Mimma Zavoli, che si sofferma sull’accidentata storia di questo comma, slittato da dicembre ad oggi dopo l’ostruzionismo dell’opposizione. Risponde poi alla Bronzetti: “ho appreso della denuncia di Ciavatta ai colleghi di commissione da rtv”.
Giuseppe Morganti si compiace che nessuna denuncia sia mai avvenuta e ritiene che i nuovi membri potranno svolgere il loro lavoro in quanto la Commissione non sarà più chiamata a decidere su una materia già trattata. “Non sono necessarie forzature, se non vogliono discutere il comma è sufficiente che ritirino le proprie dimissioni”.
Ed è quello che accade
, dopo la bocciatura dell'odg. Si decide di non procedere con il dibattito.
Possono intervenire i membri di Governo e un consigliere per gruppo. “Un Coup de théâtre" che non piace a Nicola Renzi. “Scopriamo che le dimissioni sono revocate, che si è sempre scherzato, che non c’è stato alcun colpo di Stato e che le istituzioni sono un autobus su cui salire e scendere a seconda di quello che il gioco politico ritiene più opportuno.
Atto grave verso il Consiglio”. “Nessuna voglia di scherzare – dice Valentini – in quell’odg c’era l’indicazione del fatto che siamo davanti a qualche cosa che ha bisogno di chiarimento perché le forzature ci sono state anche nel modo di procedere. In questa situazione non siamo arrivati per tre dimissioni. Rimando certe semplificazioni a chi le ha fatte. Nessun disprezzo per le istituzioni, al contrario. Si sta deragliando dai binari”.
“Anche io penso si sia deragliato, ma per motivi diversi”, dice Giorgetti. “Apprezzo la necessità di recuperare un percorso che sia di nuovo sui binari perché in questa vicenda sui binari c’è stato ben poco”.
Sarcastico Luca Santolini, che dice: “avrei voluto intervenire per 4 minuti ridendo al microfono”. “Una falsità” –aggiunge – l’accusa di forzature della maggioranza. “Da parte mia –continua – nessun problema a votare i sostituti fornendogli tutte le registrazioni e gli atti per permettergli di decidere in maniera responsabile”.
Infine Eva Guidi, che ammette di preferire il ritiro delle dimissioni all’ostruzionismo per non arrivare al comma. “Sarebbe opportuno – dice - fare un altro atto di responsabilità e dire ai cittadini che molte delle cose sostenute nel comunicato in cui parlate di colpo di Stato non erano vere. In particolare nel passaggio sulle denunce depositate in gendarmeria contro commissione, membri dell’Esecutivo e del Consiglio. Abbiate la responsabilità di fare chiarezza”.

MF

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