Dopo mesi di attesa e un dibattito che attraversa trasversalmente partiti e sensibilità politiche, la Commissione Affari Costituzionali ha aperto il confronto sul progetto di legge che elimina l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per i naturalizzati. Un passaggio definito “storico” dal Segretario agli Interni Andrea Belluzzi, che parla di primo tassello verso il riordino complessivo di una normativa stratificata in decenni di interventi.
Belluzzi ha sottolineato come il Pdl rappresenti "un intervento mirato, nato per rispondere a una forte sensibilità del paese", con l’obiettivo principale di eliminare l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza d’origine per chi acquisisce quella sammarinese per naturalizzazione. Per bilanciare questa scelta, ha ricordato, sono stati presentati emendamenti che introducono un accertamento della conoscenza della lingua italiana, della storia istituzionale e della cultura sammarinese per gli aspiranti cittadini: "È un elemento di equilibrio che molte persone ritengono fondamentale". Il Segretario ha poi chiarito quello che ha definito "un equivoco" circolato nei giorni scorsi: "Non è mai stata prevista l’abrogazione del giuramento. La norma riguarda solo chi, già naturalizzato, ottiene lo status di cittadino originario e non deve ripetere l’atto". Altra novità è l’eliminazione del riferimento alla “dimora” in tutte le norme sulla cittadinanza, sostituendola con la sola residenza effettiva. Prevista anche una norma transitoria per sanare situazioni pendenti emerse negli anni.
Belluzzi ha inoltre annunciato la volontà del Governo di avviare un riordino organico dell’intera materia, in parallelo alla riforma delle residenze: "La nostra legislazione è stratificata e a volte confliggente. È il momento di costruire un testo unico che superi le norme precedenti". Il dibattito si è subito rivelato trasversale, confermando la delicatezza del tema. Maria Luisa Berti, Alleanza Riformista, ha ribadito la necessità di un approccio complessivo: "La cittadinanza è legata a sovranità, territorio e popolo. Intervenire solo su un aspetto rischia di creare squilibri". Pur riconoscendo sensibilità diverse nel gruppo, ha ricordato che per molti la rinuncia resta "un elemento identitario dell’istituto della naturalizzazione".
Da Repubblica Futura, Enrico Carattoni ha criticato l’iter: "Un tema così rilevante avrebbe meritato un confronto più ampio e organico". Il commissario di opposizione ha poi sollevato la questione delle incompatibilità per chi detiene cariche elettive o amministrative in altri Paesi, definendola "una distorsione che andrebbe affrontata nel quadro complessivo della riforma". Carattoni ha parlato di «paradossi istituzionali non più sostenibili", ricordando casi recenti di doppie candidature o ruoli istituzionali ricoperti oltre confine. Il tema ha diviso l’aula: alcuni lo considerano una tutela della sovranità, altri ritengono che debba essere affrontato solo nell’ambito della futura riforma complessiva. Belluzzi ha riconosciuto la necessità di un approfondimento, pur distinguendo nettamente il tema dalla riforma della naturalizzazione: "Non esiste un legame diretto, ma sono pronto a discuterne nella prossima seduta".
Il consigliere Giovanni Maria Zonzini di Rete ha ribadito il sostegno alla fine dell’obbligo di rinuncia, definendolo "uno strumento desueto". Ha sottolineato la necessità di riflettere anche sul tema opposto: "Oggi cittadini sammarinesi di quarta o quinta generazione all’estero hanno diritto di voto pur senza alcun legame reale con il Paese, mentre persone che vivono qui da decenni ne restano escluse". Preoccupazioni sul metodo sono arrivate anche da Maria Katia Savoretti (Rf), che ha parlato di "intervento a spot" e della necessità di un quadro organico che tuteli anche i cittadini con una sola cittadinanza: "Il nostro passaporto ancora crea difficoltà all’estero, ma di questo non si discute".
Giuseppe Maria Morganti, Libera, ha definito il Pdl un atto necessario per affrontare un "problema di discriminazione": "Un terzo della popolazione ha almeno una doppia cittadinanza. Mi sembra veramente assurdo voler mantenere una discriminazione per 5/600 casi a cui si rivolge questa legge". Morganti ha espresso apprezzamento per l’introduzione dell’esame di cultura civica: "Andrebbe esteso anche ai cittadini originari che stanno perdendo il senso di appartenenza". “Il problema vero – ha aggiunto - è che abbiamo un paese che diventa sempre più "liquido". Questo mi preoccupa, perché stiamo perdendo elementi dell'identità”.
Ilaria Bacciocchi, Psd, ha rimarcato che il Pdl nasce da una istanza d’Arengo approvata dal Consiglio e che interviene in modo circoscritto sulla sola naturalizzazione: "Non siamo davanti a una riforma totale. Questo è un passo mirato che risolve questioni urgenti senza sovrapporsi al dibattito più ampio". Bacciocchi ha definito l’eliminazione della rinuncia "una svolta necessaria", spiegando che oggi l’identità non si fonda più sull’esclusività della cittadinanza e che la doppia cittadinanza è ormai una realtà internazionale consolidata. Ha poi anticipato l’intenzione della maggioranza di arrivare ad una riforma complessiva: "La nostra volontà è presentare entro il prossimo anno un progetto organico sulla cittadinanza, capace di conciliare le differenti sensibilità".
La seduta mattutina si è conclusa con la presentazione di un ordine del giorno firmato da Pdcs, Psd e Libera che impegna il Congresso di Stato a: avviare un percorso ufficiale di studio e riordino dell’intera normativa sulla cittadinanza; promuovere audizioni con Ufficiale di stato civile, esperti e istituzioni competenti; raccogliere dati aggiornati su doppie cittadinanze, naturalizzazioni, riassunzioni e perdite di cittadinanza; valutare gli effetti della doppia cittadinanza sui diritti politici; presentare entro 90 giorni un primo documento tecnico. Bacciocchi ha definito l’ordine del giorno "lo strumento per avviare un percorso serio e strutturato verso un testo unico".
In chiusura, il Segretario Belluzzi ha colto l’occasione per rilanciare la visione politica della riforma: "Non rinunciare alla cittadinanza di origine significa dire ai naturalizzati che la loro storia precedente, rappresentata da una cittadinanza di origine, non è una cosa a cui si deve rinunciare, ma rimane parte del loro patrimonio che portano nella comunità sammarinese, giurando di fronte alle istituzioni sammarinesi all'atto della loro naturalizzazione. Questa loro storia va valorizzata, e questo è un tema che riguarda tutti noi, non solo i naturalizzati, ovvero il tema della valorizzazione e dell'approfondimento sulla storia delle nostre istituzioni".
Il Segretario ha infine auspicato che sul percorso di riforma si possa sviluppare un confronto ampio, con un mandato condiviso per arrivare ad "un testo armonico e unificabile", capace di affrontare anche temi come la cittadinanza estera dei sammarinesi e non solo. "Lancio la provocazione: ha detto Belluzzi - il tema dello ius soli. Una persona nata e cresciuta a San Marino, al di là della cittadinanza dei propri genitori, per me è degna di essere cittadino originario".