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Consiglio: appello alla coesione nei primi interventi, rigettato dall'opposizione

15 dic 2014
Consiglio: appello alla coesione nei primi interventi, rigettato dall'opposizione
Consiglio: appello alla coesione nei primi interventi, rigettato dall'opposizione
Riparte il dibattito dall'ex segretario alle Finanze, che non entra nel merito. "Se fosse una legge di stampo elettorale no porterebbe con sé elementi di discussione e impopolarità che cresce". Pungola le forze che portano in aula il malcontento della piazza, perché un giorno sostengo l'argomento “A” e il giorno dopo l'argomento “B” in antitesi. Insomma, dall'ex responsabile alle Finanze, l'invito a stare tutti dalla stessa parte, dentro lo stesso progetto, maggioranza compresa. "Il respiro dev'essere lungo, dice Felici, perchè questo paese non ha bisogno di pause o arresti, ma di proseguire una azione più accelerata e determinata e se per questo è necessario il contributo che viene dalle forze critiche che hanno la capacità di stare al tavolo, questo gli verrebbe riconosciuto". La stessa coesione viene ribadita da Manuel Ciavatta che sottolinea come si sia ridotta la spesa pubblica stipendi per 5 milioni euro. Ma il consigliere democristiano tocca il problema dei benefici passati: pensioni d' oro e vitalizi, "spero che saremo tutti d'accordo nel continuare opera di ridimensionamento, non sono più sostenibili".
Richiamo all'unità rigettato al mittente dal consigliere Matteo Zeppa: "sugli emendamenti avete chiesto collaborazione e siete stati i primi a non darceli. Sui privilegi sono d'accordo che vanno tolti, ma la finanziaria non tocca alcuna sacca privilegiata - prosegue il consigliere di Rete - come avreste dovuto fare. Benefit che noi vogliamo eliminare con i nostri emendamenti". Zeppa è un fiume in piena e l'aula si zittisce: accusa governo e maggioranza di mentire sapendo di farlo, parlando in positivo del deficit. Un buonismo di facciata che non si traduce nei fatti. Una finanziaria che non tocca il vero problema del paese: l'occupazione, e non elimina i privilegi. Pone l'accento sull'occupazione anche la democristiana Anna Maria Muccioli, che parla di un bilancio che non ripropone interventi straordinari, addizionali, tagli agli stipendi o patrimoniale. "Questo grazie alla riforma tributaria. Provvedimenti finalizzati al contenimento spesa pubblica". La sua riduzione strutturale si potrà raggiungere solo con il fabbisogno della Pa. "Ovvio che riduzione spesa - conclude il consigliere Dc - deve riuscire a mantenere inalterati i servizi dello stato. Non fa sconti Augusto Michelotti di Sinistra Unita: finanziaria più leggibile, ma certo non di peso. Unica cosa certa che si vuole puntare sulla cultura. Che non da ritorni immediati nel paese. "E' il momento di mettere mani sulla programmazione urbanistica, economica, voglio sapere qual è il vero nostro modello di sviluppo, e questa finanziaria non lo dice". Invita alla coesione anche Gian Franco Ugolini che ammette come ci voglia più coraggio, è necessaria una progettualità e modalità per raggiungere obiettivi, i tempi della politica devono adeguarsi a quelli della società. Non manca un richiamo al segretario alle Finanze: "avrei evitato il muro contro muro sulla Smac, avremmo potuto evitare la manifestazione di domani", conclude il consigliere democristiano
Non usa mezzi termini il socialista Pedini Amati, paragona San Marino alla Grecia pre-salvataggio in termini di default. "E' la prima volta che uno stato si indebita per pagare la spesa corrente". Come altri torna a sollevare il problema dell'equità tra pubblico e privato. "Nessun governo ha voluto mettere mano - conclude l'esponente di Liberamente SanMarino - alle sacche di privilegio nella Pa".
Tony Margiotta torna alla relazione della Finanza Pubblica: processi amministrativi inefficaci; numerosissimi problemi nella gestione rimborsi monofase. Perchè non si è intervenuti? si domanda il Consigliere Su. "E' mancato il coraggio che maggioranza e governo dovevano avere nei confronti di una parte del paese. Ancora si portano avanti interessi di categoria, dei dipendenti pubblici, di coloro che rappresentate". Tocca poi al capogruppo Dc e replica punto su punto a tutte le frecce lanciate dai banchi dell'opposizione: "Questi sono i numeri - rivolto a Zeppa - poi le chiacchiere si possono fare quando si vogliono". E li snocciola, Luigi Mazza, a iniziare dal taglio del costo del personale pubblico sceso da 100 a 91 milioni di euro. 4 milioni nella sola Pa. "non vi sembra spending review questa?" domanda all'aula. Ma riporta sulla terra la relazione della Finanza pubblica: "vi siete dimenticati di dire che la relazione è legata al consuntivo 2013, non al previsionale 2015. Abbiate almeno il coraggio e l' intelligenza di dirlo". "Posso capire tutte le manifestazioni ma non abbiamo fatto passi indietro anche nel campo degli accertamenti da lavoro indipendente"- prosegue Mazza sulla riforma tributaria - Quella riforma ha due parti e se non siamo capaci di portare avanti tutto il necessario torna a essere iniqua". Riforma che rientra nell'opera di risanamento che ha consentito di abbassare le perdite. Un percorso di risanamento che non bisogna fermare: " Non è la maggioranza che teme le elezioni è il paese che non ha bisogno delle elezioni, andare alle urne significa fermare tutto". conclude il capogruppo Dc. Mimma Zavoli interviene subito dopo. elenca gli sprechi ancora esistenti, in ogni campo del settore pubblico. "Fare debiti mentre si sprecano soldi pubblici per voi normale, ma non per me". E lancia alla maggioranza tre domande. Chi ha generato questa pa?, come mai il fabbisogno non è arrivato?, perchè i contratti sono stati prorogati fino al 2015?.
"Una azione debole - gli ha fatto eco Alessandro Mancini, Ps, - anche sul piano politico" richiamando ognuno a fare la propria parte con senso di responsabilità. Drastico l'ìndipendente Lazzari: é troppa la distanza tra commedia del falso, che si vive in aula, e il dramma del vero che si svolge fuori. Si rivolge poi alla Reggenza, chiedendo di rompere l'incantesimo che ci tiene lontano dall'interesse del paese. Roberto Ciavatta di Rete accenna al distacco sempre più marcato tra Palazzo e Paese nella finanziaria. Bocciando l'apertura di una linea di credito con le banche per superare il problema liquidità. Chiede tagli significativi della politica, che no è il male del paese, ma deve dare l'esempio. Franco Santi di Civico, propone tra le altre cose una riforma della contabilità pubblica. "Dal mio punto di vista - prosegue - è importante capire e collocare nel giusto contesto quello che secondo me è un evidente scollamento tra quello che si è deciso in quest’Aula e quello che ha fatto l’Esecutivo. Non per nulla siamo in una fase di verifica di maggioranza".