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Consiglio: dibattito infuocato in Aula

24 mag 2011
Al via i lavori del Consiglio Grande e Generale che vede all’ordine del giorno due riforme in prima lettura: quella della pubblica amministrazione e quella del sistema previdenziale. l’Aula è ferma al comma comunicazioni. Tutta l’opposizione sta prendendo la parola, con interventi fiume, per criticare il governo soprattutto per i temi posti all’attenzione dei consiglieri. Le emergenze non si affrontano, accusa la minoranza. Si presentano proposte per le quali il Patto rischia di non avere neppure i numeri sufficienti a vararle. C’è l’incapacità oggettiva di prendere in mano le sorti del Paese. Una seduta fuori dalla realtà, dice Ivan Foschi di Sinistra Unita. Maggioranza e governo non ascoltano le istanze che arrivano dal Paese. Giuseppe Morganti del Psd elenca i campanelli d’allarme suonati nel 97, nel 99, nel 2001. il mondo cambiava, ha detto, e noi abbiamo pensato di poter rimanere un isola felice. Nel 2008, aggiunge, dovevamo portare noi San Marino sulla strada di un cambiamento oggettivo e non farcelo imporre. Il Paese, accusa la minoranza, è allo stremo, l’economia non ce la fa più e gli imprenditori vanno in Italia perché anche se le tasse arrivano al 47% ci sono le regole mentre da noi ci sono solo discrezionalità. Siamo di fronte ad un nuovo sciopero generale, sottolinea la minoranza. Tutti devono prenderne atto. L’ordine del giorno di questo Consiglio, rimarca il segretario del psrs Simone Celli, è un segnale inequivocabile della distanza tra la politica e il mondo reale. I due progetti di riforma, incalza Giovanni Lonfernini dell’Upr, sono del tutto slegati dalle emergenze del Paese? La fascia che conta il maggior numero di disoccupati, sottolinea, è quella tra i 20 e i 29 anni, 234 ricorsi mensili alla cassa integrazione e qui non si discute di nulla. Nel Patto, aggiunge, basterebbe un piccolo mal di pancia per bloccare l’attività, già bloccata di quest’Aula. I rappresentanti dell’opposizione hanno voluto incontrare la Reggenza per manifestare la loro preoccupazione sulla grave situazione economica del Paese, dai tanti disoccupati in aumento alle aziende che chiudono mentre in Consiglio, ribadiscono, si parla d’altro. Il governo è immobile, dicono e presenta riforme senza avere chiaro lo stato dei conti pubblici. Alla Reggenza è stato fatto anche un richiamo alla presenza in Aula. Siamo sempre noi, dice l’opposizione, a garantire il numero legale. La maggioranza risponde con una conferenza stampa per evitare, dice, la nascita di malintesi. In Aula, sottolinea Roberto Giorgetti di Ap arrivano due riforme fondamentali per questo Paese. La riforma pensionistica è necessaria per non mettere in crisi la prospettiva di chi oggi lavora. Domani in commissione finanze si presenteranno gli indirizzi della riforma fiscale. Nel Consiglio di giugno verranno promossi due dibattiti: sulla finanza pubblica e sull’Unione Europea. E, rimarca il capogruppo di Ap, su questo approccio non era stata sollevata alcuna contestazione. Massimo Cenci, di Nps ribadisce la consapevolezza del contributo di tutti sulle riforme. Dispiace, rimarca, che questo non sia stato possibile. Siamo tutti consapevoli, afferma il segretario della dc, che il Paese è in forte sofferenza e che bisogna arrivare alla firma dell’accordo con l’Italia. Ma, aggiunge Marco Gatti, San Marino ha anche altre necessità. La riforma della pa è uno strumento di competizione economica, quella delle pensioni riguarda il nostro futuro e, prosegue, la riforma fiscale è fondamentale. Come maggioranza e governo volevamo dare un iter diverso rispetto al passato. Il rammarico, conclude Gatti, è vedere questa giornata trascorsa in sede di comunicazioni per parlare di argomenti già affrontati: proprio quando scegliamo di concedere più spazio al confronto politico questo viene strumentalizzato in maniera poco responsabile. Siamo al giro di boa di questa legislatura, ricorda Angela Venturini dell’Udm e il Patto sta lavorando su un cumulo di macerie. Ci sono segnali di ripresa, dice, ma l’uscita dalla crisi è tutta da gestire. Rischiamo di non essere pronti. Ecco perché, conclude, bisogna lavorare sulle riforme.

Sonia Tura