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Consiglio Grande e Generale: conclusa la maratona sulla riforma della legge elettorale

26 apr 2007
L'aula consiliare
L'aula consiliare
33 voti a favore, 22 astensioni, 2 contrari e un non votante. Si è conclusa così la lunga tornata parlamentare sulla riforma della legge elettorale che ha visto intervenire praticamente tutti i rappresentanti dei gruppi consiliari e impegnato l’assemblea nella discussione di un corposo plico di emendamenti.
Vota compatta la maggioranza, con qualche sostegno esterno, mentre l’opposizione sceglie la contestazione morbida, considerato che condivide i principi ispiratori del nuovo testo legislativo, come quello di garantire maggiore forza al voto degli elettori e prevedere coalizioni preventive con ricorso alle elezioni in caso di crisi di governo, ma restano punti contrastati, come doppio turno, voto estero e norma antiribaltone.
Consiglieri in aula fino a notte fonda, le opposizioni proponevano di posticipare al mattino dichiarazioni finali e voto complessivo, ma la maggioranza ha preferito tirare avanti fino alla conclusione definitiva di un comma particolarmente sentito. Grande soddisfazione da parte di Psd, Alleanza Popolare e Sinistra Unita, ”Era il traguardo più importante per noi in questa prima fase di legislatura – ha detto infatti il coordinatore di Ap Mario Venturini – e lo abbiamo portato a termine nei tempi previsti. Ce l’avremmo fatta anche prima se la commissione d’inchiesta non ci avesse rallentato. Venturini ne approfitta per togliersi un sassolino, ringrazia quelle forze che hanno portato il loro contributo concreto, in alcuni casi accolto, come Dc, Sammarinesi per la Libertà e Democratici di centro, mentre punta il dito su quelle forze che – dichiara – si sono distinte per non aver portato nemmeno uno straccio di proposta, se non all’ultimo minuto. Ci hanno accusato di tutto – aggiunge - salvo poi astenersi in sede di votazione. La dice lunga”. “Ci hanno rimproverato anche per aver usato troppe volte la parola epocale – ha aggiunto il segretario del Psd Mauro Chiaruzzi – invece mai come ora questo termine è appropriato, abbiamo dato vita ad un cambiamento di sistema che sarà ricordato negli anni. Abbiamo eliminato le deleghe in bianco, tolto potere ai partiti: saranno i cittadini a decidere da chi vogliono essere governati”. “A maggior ragione – ha detto il capogruppo del Psd Claudio Felici – perché le coalizioni pre elettorali dovranno indicare già il programma di governo e la futura squadra di governo. La maggioranza è stata compatta – ha aggiunto – i distinguo c’erano solo sul voto di genere. Alla fine anche la Dc, che pure si era detta contraria al ballottaggio, con la sua astensione ha dimostrato di voler accettare il nuovo sistema. L’astensione dell’opposizione è importante, abbiamo dimostrato di non saper solo litigare”. E riguardo al voto di genere, che Psd e Sinistra unita volevano fortemente, Livia Leardini ed Enzo Colombini parlano di rammarico: “L’unico, a dire il vero. Avremmo voluto introdurre un elemento ancor più forte per una maggiore rappresentanza femminile in Consiglio, ma non ce l’abbiamo fatta. C’è però l’impegno ad approfondire la materia”. “I partiti – ha concluso Fernando Bindi, capogruppo di Ap – dovranno dimostrare di sapersi incontrare sui programmi. E nel secondo turno, se ci sarà, sarà la volontà dei cittadini a legittimare le alleanze di maggioranza e non le alchimie della politica”.
In mattinata il ritorno in aula per proseguire nell’esame dei commi previsti all’ordine del giorno. Aperto il confronto sulla riforma della Pubblica amministrazione, ma con un’intesa fra i gruppi parlamentari: l’esposizione del progetto in questa sessione, apertura del dibattito conseguente in quella di maggio. Il Segretario di Stato agli Affari Interni, Valeria Ciavatta, ha esposto le linee di intervento della riforma, evidenziato che un ordine del giorno approvato ha impegnato il Governo a dare corso ad obblighi contenuti in alcuni accordi. La riforma è urgentissima – ha detto – si deve uscire da una situazione di provvisorietà non più tollerabile.