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Consiglio: nel giorno del giuramento dei parlamentari eletti il dibattito sulla tornata dell'8 dicembre

Non si è riunito, invece, l'Ufficio di Presidenza. Si parla del 2 gennaio per la seduta, con riconvocazione dell'Aula il 7 gennaio, per il giuramento dell'Esecutivo

28 dic 2019
I consiglieri Zeppa e Zonzini (Rete)
I consiglieri Zeppa e Zonzini (Rete)

È con il giuramento, che ha preso ufficialmente il via questa trentesima Legislatura. I primi a prestarlo i Capi di Stato. A seguire gli altri componenti del Consiglio: alcuni hanno optato per la formula “laica”, altri per quella “Sopra i Santi Evangeli”. Per tutti l'impegno a servire la Repubblica. Momento emozionante, specie per i “volti nuovi” in Aula. Conclusa dunque la parentesi post-elettorale per l'accertamento degli effettivi risultati delle urne. In apertura, infatti, la lettura della relazione della Giunta Permanente delle Elezioni, dopo i ricorsi di Alessandro Rossi e Milena Gasperoni. 9 schede, inizialmente ritenute nulle, erano in realtà valide. Ma questo non ha modificato la precedente graduatoria.

Nel pomeriggio il dibattito proprio sulle consultazioni dell'8 dicembre, con numerosi interventi da parte degli esponenti di Libera, che se da una parte hanno parlato senza riserve di risultato “sotto le attese”, dall'altra hanno rivendicato con orgoglio la propria azione per tentare di promuovere l'istituzione di un Governo di scopo. E non sono mancate stoccate contro le forze che compongono l'attuale maggioranza. Specie nei confronti di Rete, ed NPR, definita da Michele Muratori il “reggimoccolo” delle prime classificate. Da Guerrino Zanotti, poi, la previsione di una infornata nella PA, da parte del nuovo Governo.

Soddisfazione, invece, in casa Domani Motus Liberi, ritenuti unanimemente, in Aula, tra i vincitori della tornata. Così come, ovviamente, il PDCS. Abbiamo passato la scorsa legislatura, ha detto Teodoro Lonfernini, in totale contrapposizione, e abbiamo fatto male al Paese. Avremo una maggioranza ampia per lavorare, ed un'opposizione con la quale confrontarsi continuamente. Non accettabile, poi, per Luca Beccari, l'ipotesi di una DC come “una sorta di approdo consolatorio per gli elettori”. Una risposta a Nicola Renzi. Quello “stavamo bene” di Alessandro Mancini – aveva infatti sottolineato con ironia l'esponente di RF - è stato paradossalmente lo slogan più incisivo della Democrazia Cristiana. Critiche, da parte di Andrea Zafferani anche agli ex alleati di maggioranza ora in Libera, accusati di aver staccato la spina per logiche “meno nobili” di quelle dichiarate.

Durissimo, sul tema giustizia, Gian Nicola Berti, NPR, che ha ricordata inoltre il principio di presunzione di innocenza, a chi ha parlato della presenza di rinviati a giudizio tra le fila di Rete. Gli esponenti del Movimento, dal canto loro, pur non parlando di vittoria, hanno giudicato positivamente il risultato alle urne. Come Marco Nicolini, secondo il quale quello per Rete non è più un semplice voto di protesta. L'obiettivo, è stato detto, resta quello di contrastare gli interessi personali. Da Giovanni Zonzini l'invito alla cittadinanza a partecipare attivamente alla vita politica.

In precedenza il comma comunicazioni, dominato da 3 ordini del giorno presentati da Libera, tra i quali quello per la nomina – già dalla prossima seduta del Consiglio – dei nuovi membri della commissione d'inchiesta sul CIS e le altre crisi bancarie. Dagli esponenti delle altre forze politiche un sostanziale apprezzamento nel merito. Contestate invece modalità e tempistica. La Reggenza, infine, pur condividendo gli argomenti dei 3 odg, non ha ritenuto opportuno porli subito in votazione, non essendovi ancora un Governo Insediato. In mattinata anche la nomina dell'Ufficio di Segreteria. Non si è riunito, invece, come ventilato da alcuni, l'Ufficio di Presidenza; ancora qualche difficoltà, forse, nella definizione delle deleghe di Governo. Indiscrezioni parlano del 2 gennaio come possibile data, con riconvocazione dell'Aula il 7 gennaio, per il giuramento dell'Esecutivo.