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Consiglio: sei giorni per nomine e decreti. In apertura il rinnovo del Collegio Garante

di Monica Fabbri
9 gen 2020

Il Consiglio chiude alle 3 di mattina con diversi commi ancora da evadere, compresa la nomina dei tre membri del Collegio Garante. La maggioranza accusa l'opposizione di ostruzionismo, pratica politica legittima – precisa – sebbene i nomi indicati siano di altissimo livello, fra cui un Giudice sammarinese a Strasburgo.

Questa mattina è stato quindi convocato un Ufficio di Presidenza. Tre ore di confronto per fissare le prossime sedute del parlamento. Sei giorni di lavori - anche in seduta notturna - così distribuiti: da martedì 14 a giovedì 16; da lunedì 21 a martedì 22 e giovedì 30. Il Consiglio dovrà affrontare gli argomenti giacenti, quindi le restanti nomine a partire da quella del Collegio Garanti, calendarizzata al secondo punto dell'ordine del giorno, per evitare dilazioni. L'opposizione, dal canto suo, aveva pronto un proprio candidato definito “di grande prestigio”, ma che in Ufficio di Presidenza non lo ha comunicato. “La maggioranza – spiega Libera – ce lo ha impedito dicendo che avremmo dovuto presentarlo la volta scorsa, pur sapendo che quel comma è da giugno 2017 che viene reiterato per l'assenza di un accordo politico”. “Abbiamo mantenuto i nostri tre nomi – spiega Matteo Zeppa – perché quel comma di fatto non può più essere modificato. Il 30 dicembre abbiamo dato una risposta ad una questione che andava avanti da troppo tempo trovando l'accordo su tre candidati. Quel giorno l'opposizione non ha portato nessun curriculum”. Dunque la partita verrà chiusa la prossima settimana. In agenda troviamo, oltre alle nomine, anche gli ordini del giorno di Libera su tavolo di confronto e accordo con Emilia-Romagna e Provincia di Rimini sull'Osservatorio Frontalieri. Verrà anche votato l'odg della maggioranza su Public Netco. Ben 35 i Decreti all'esame dell'Aula. Il comma verrà aperto lunedì 20 gennaio, tenendo conto della visita - il 22 gennaio - del Fondo Monetario. Decisione che ha registrato la massima collaborazione.

Tornando alle nomine delle Commissioni: la Presidenza dell'Antimafia è stata assegnata all'unanimità a Pasquale Valentini mentre Gerardo Giovagnoli è Presidente della Commissione d'Inchiesta. Non sono mancate polemiche per la decisione di escludere dalla presidenza i gruppi di opposizione. Nella passata legislatura – ricordano Libera e RF – le presidenze di Commissione Antimafia e Affari di Giustizia erano state concesse alla minoranza. Nel mirino anche equilibri in termini di proporzioni, considerando i forti numeri della maggioranza, con Nicola Renzi che auspicava il passaggio da 15 a 17 membri mentre Andrea Zafferani, guardando al contenimento dei costi, chiedeva si scendesse a 10. Questione chiusa. Nessun dubbio per la maggioranza: gli equilibri sono scaturiti dal voto dell'8 dicembre.