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Consiglio: si alzano i toni. È di nuovo scontro sui crediti Delta

23 ott 2018
Consiglio Grande e Generale
Consiglio Grande e Generale
L'Aula s'infiamma con interventi accalorati, in un clima di forte tensione. Solo ieri la Reggenza richiamava ad una dialettica corretta e rispettosa, appello rilanciato dalla maggioranza anche oggi.
Lorenzo Lonfernini entra nella questione dei crediti Delta, chiamandosi subito fuori dall'approccio tecnico. “Non ho le competenze, lo lascio al cda di Cassa e alla sua struttura guidata dal Direttore Mancini”. Ci sono però considerazioni politiche, che devono tenere conto – spiega - anche dell'ordinanza Morsiani. In ogni caso “non ci sono bandierine da piantare”. Qualsiasi sia la scelta avrà conseguenze e “serve condivisione più ampia della sola maggioranza”. All'accusa di voler regalare un miliardo di euro ad ignoti malfattori,“il miliardo di euro ce lo hanno rubato, è vero, ma la depredazione è avvenuta molti anni fa, quando la maggiore banca di San Marino entrò nel mondo degli squali della finanza e venne spazzata via senza pietà, abbandonata anche dalle istituzioni di questo Paese, probabilmente intimidite dalla furia giustizialista e irrazionale a cui in molti assistettero senza muovere un dito”.

Alza i toni Matteo Zeppa: “il re è nudo – tuona – ma la maggioranza non parla dell'ordinanza. Nel 2013, ai tempi del Conto Mazzini, nessuno si scandalizzava per le pubblicazioni on line e l'Aula votò anche un ordine del giorno all'unanimità. In quella Maggioranza – ricorda Zeppa - c'erano i due terzi di quella di oggi”.
Poi sposta il tiro su una strategia che sarebbe stata tracciata contro Dim, Banca Centrale e magistratura. “State facendo pressioni sui membri del vostro cda in Bcsm perché non vi va più bene chi per la prima volta decide con l'unanimità”. Accusa anche il segretario alla Giustizia Renzi, per non aver fermato l'attacco di Celli alla magistratura.

Per Matteo Ciacci l'imperativo politico è “responsabilità”. Condivide le preoccupazioni della Reggenza per il clima di scontro e vuole superare le divisioni, mettere fine ad una guerra senza precedenti. Non a parole ma con i fatti. Vede nell'apertura del Ccr all'opposizione un cambio di passo per la condivisione di una scelta sistemica. Ma dopo quell'incontro – precisa - “non possiamo più parlare di svendita del pacchetto delta, ma di vendita”. Per un cambio di rotta nelle relazioni con la minoranza, guarda con favore ad un tavolo aperto anche alle traiettorie da imprimere sul sistema bancario e finanziario. Rileva però con rammarico che “adesso che apriamo il ccr all'opposizione il problema non è più Celli ma il ccr. Se tutte le volte in cui tentiamo di procedere con approccio diverso si alza l'asticella, dove vogliamo arrivare?” Si appella all'opposizione responsabile e lancia la sfida: “ragioniamo insieme sugli aspetti politici su cui avviare una nuova stagione”.

Una convocazione tardiva per Giancarlo Venturini, che riguardo ai problemi di liquidità commenta: “maggioranza e governo dovrebbero spiegarci come ci hanno portato in questa situazione. E non potendo - continua – vendere le torri non ci rimane altro che svendere gli NPL Delta, una boccata d'ossigeno in attesa dell'arrivo provvidenziale del fmi”. Anche lui si appella al buonsenso dei consiglieri, ma di maggioranza, “aprite gli occhi, state mettendo il paese a rischio”.
Enrico Carattoni chiede di condurre il dibattito consiliare in maniera più civile. “Ci sono state mancanze e lacune – ammette - anche leggerezze da parte della maggioranza. Però posso dire con certezza che non sono state fatte con vantaggio per qualcosa o per qualcuno. Additare le persone di delinquenti e briganti non giova a nessuno. Grave – continua – affermare che alcuni consiglieri di maggioranza non hanno la dignità di girare a testa alta nel paese. Io giro a testa alta perché sono certo di non essermi messo in tasca niente, a differenza molti di voi”. A chi giova – chiede - esacerbare i toni? A chi vuole evitare di entrare nel merito delle questioni. Nessuno ha parlato di anomalie nella gestione dei crediti delta. Paghiamo dieci, 15 milioni all'anno. Spesi chissà dove. Paghiamo lo scotto di non aver fatto sistema dieci anni fa”. Solo isolando coloro che per fini personali tengono alto lo scontro sarà possibile ripartire.

Per Marco Gatti inutile cercare di evitare il fallimento del progetto politico della maggioranza, “è già fallito. Quello che temiamo è che fallisca anche il paese”. Gatti richiama alla responsabilità politica di chi non ha approfondito aspetti denunciati a suo tempo dalla minoranza ed ora messi nero su bianco sulle carte del tribunale. “Asset è stata commissariata senza elementi. Vi ho chiesto di leggere quel fascicolo ma non l'avete fatto. Mancanza che emerge nell'ordinanza”. Sull'incontro con il CCR, “Bcsm – dice – avendo un ruolo di controllo non può esprimersi sulla vendita. Ha compiuto un esame delle criticità di una scelta rispetto ad un'altra”. Per Gatti il problema è che “ il ccr è inadeguato perché anche ieri è emersa la sua incapacità di elaborare piani alternativi a quella che sembra l'unica soluzione”.

L'opposizione presenta quindi un ordine del giorno che impegna il congresso a consegnare ai capigruppo copia delle relazione della società di revisione Kpmg sul piano operativo di ristrutturazione del gruppo delta negli anni 2017 e 2018. Si tratta della società che dal 2010 ha analizzato i crediti con proiezioni annualmente aggiornate con criteri di continuità aziendali. Il progetto politico della maggioranza va avanti – conferma Roberto Giorgetti. “È scomodo perché affronta nodi mai affrontati in passato come liquidità, giustizia, riforme mancate. Non è ispirato alla ricerca del consenso, altrimenti avremmo fatto le stesse scelte compiute da altri partiti nel passato. Riconfermiamo il percorso per senso di responsabilità”. Poi affronta il tema ordinanze partendo dalla premessa che “non c'è nessuna sentenza, nessun processo né rinvio a giudizio. Qualcuno forse volutamente sta facendo confusione”. Le ordinanze – precisa - sono ipotesi di indagine a cui seguiranno passaggi successivi. Ma questo tipo di percorso si fa altrove, non qui dentro”. Poi, guardando alle opposizioni: “Rete dice che è pronta a governare, la dc pure. Si mette intanto in campo un referendum per fare sì che non si conoscano alleanze e programmi. Vedremo come andrà a finire. Sono curiose coincidenze”.
Intervengono anche i Segretari Zanotti e Podeschi.

Zanotti, in risposta alle domande di Pedini Amati sulla questione Leiton. Premette che le decisioni su quella vicenda non spettano al congresso ma agli organismi amministrativi di Carisp. Spiega che l'istituto ha messo in atto iniziative per il rientro del credito mettendo in mora la società stessa. Un giudice dirimerà la questione. Le azioni di Carisp sono quindi volte a salvaguardare i propri interessi. Per Zanotti sarebbe interessante conoscere come hanno avuto origine, dieci anni fa, le acquisizioni di quelle obbligazioni e le garanzie sottostanti quel debito. Marco Podeschi si rivolge a chi mette in discussione la sua onestà. “Se ci sono elementi andate in tribunale e denunciateci subito”. “Umiliateci, offendeteci, ho ricevuto minacce di morte ma sono tranquillo del mio operato e non chiudo la porta di casa. Oltre ad essere segretari di Stato siamo persone. Anche dopo la legislatura continueremo a girare per strada. Non come qualcuno che si chiude in casa come topi”.


MF