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Il Discorso del decano del corpo diplomatico

1 apr 2018
Emil Paul Tscherrig
Emil Paul Tscherrig
Ecc.mi Capitani Reggenti, Sig. Stefano Palmieri e Sig. Matteo Ciacci,
Signor Segretario di Stato per gli Affari Esteri e Signori Ministri di Governo,
Signore e Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico e Consolare,
Signore e Signori,

La partecipazione al cambio dei Capitani Reggenti, espressione tipica della democrazia della Serenissima Repubblica di San Marino, è sempre un evento privilegiato per tutto il Corpo Diplomatico accreditato presso il Governo sammarinese.
A nome di tutti i miei Colleghi, per la prima volta nella veste di Decano in questo solenne consesso, desidero esprimere ai nuovi Capitani Reggenti le più vive congratulazioni per la loro elezione e l’augurio per una feconda missione al servizio del popolo sammarinese.

Quest’anno la tradizionale data patria coincide con la Solennità della Santa Pasqua, festa liturgica che ricorda la Resurrezione del Signore Gesù dai morti. La Pasqua, così, coincidendo anche con gli esordi della stagione
primaverile, porta con sé la speranza di un “nuovo inizio”, di un rinnovato entusiasmo e di un germoglio che si apre alla meravigliosa avventura della vita.
E ciò, se è vero dal punto di vista spirituale, lo è altrettanto per la vita di questa
antica democrazia. Anche il puntuale rinnovo delle sue più alte cariche rappresentative è uno stimolo per le Nazioni a ricercare il “nuovo” partendo
dalla tradizione.

La storia di questa Repubblica, nel corso dei secoli, non è stata mai una “storia piatta”, come un pezzo da museo da custodire gelosamente e sotto chiave svincolandolo dal vissuto cittadino, bensì una storia sempre capace di “tenere alto il capo” nella salvaguardia di quei non negoziabili diritti di libertà e di uguaglianza cittadina.
E ciò si è reso possibile solo perché la Repubblica di San Marino ha saputo attingere allo spirito e alle radici della cultura cristiana del suo Padre fondatore. Ha saputo sempre e costantemente “rinnovarsi” – e lo fa tutt’oggi nell’ampio contesto della dimensione europea – dandosi nuove figure di donne e di uomini a cui affidare l’amministrazione della cosa pubblica per il raggiungimento del bene comune. È questo un bel esempio di “partecipazione inclusiva” alla vita dello Stato, attraverso il dialogo coinvolgente ed attivo con la cittadinanza, lontano dagli sterili stereotipi di immobilismo.

Pertanto, nel formulare i voti augurali alla nuova Reggenza, vorrei invitarvi ad essere per il Vostro popolo testimoni di speranza e di ottimismo!
Viviamo, infatti, in un contesto storico in cui il pessimismo e la disfatta, segno
della morte e della sconfitta, rischiano di prendere il sopravvento su tutti gli altri aspetti positivi delle nostre società. Certo la guerra, il terrorismo, il cambiamento climatico repentino, il nucleare ai fini bellici, l’acutizzarsi di tensioni internazionali, ci fanno paura e ci spingono ad un atteggiamento di
introversa difesa. Tuttavia non mancano anche segni di speranza come l’accoglienza generosa, l’armonia e la distensione sperimentata nei giochi olimpici, l’entusiasmo per le nuove conquiste della ricerca medica e scientifica,
una tecnologia delle comunicazioni che accorcia le distanze e le differenze, una
maggiore sensibilità ecologica a protezione delle risorse della nostra casa
comune, e tante altre cose ancora …

Vi invito, dunque, a guardare a questo semestre del Vostro servizio con
un atteggiamento di fiducia e di distensione, allargando lo sguardo oltre i 183 giorni in cui svolgerete l’importante carica di alta rappresentanza della Repubblica, sapendo trarre dal passato la saggezza della memoria e guardare al futuro con fiducia. Sarà dunque il Vostro ottimismo e la Vostra serenità la “rappresentanza” più bella e più eloquente di questa Repubblica, in cui la “pace” è sempre stata sovrana.
Affido, così, il mio augurio alle parole di Papa Francesco: Per favore, non lasciatevi rubare la speranza!
Auguri e buona Pasqua! Grazie.