Che la casa sia un diritto è concetto condiviso. A dividere sono le soluzioni. Se infatti per Governo e maggioranza il pdl dà risposte efficaci all'emergenza, per l'opposizione rischia di favorire speculazioni e penalizzare ulteriormente le fasce più deboli. Tra le misure troviamo: garanzia dello Stato sui mutui agevolati per cittadini tra i 18 e i 45 anni; prestito agevolato per la prima casa fino a 250.000 euro; incentivi fiscali per affitti a canone calmierato e bonus ristrutturazione. Già stanziati 5 milioni come copertura finanziaria per i prossimi sei mesi. Il relatore di maggioranza Paolo Crescentini rimarca anche la creazione di una banca dati per monitorare gli immobili ultimati. “Pur non essendo la panacea” – riconosce il Segretario al Territorio Matteo Ciacci – rappresenta “un primo passo concreto dopo anni di dichiarazioni”, ed è frutto di un “bel lavoro di squadra”. Anche il segretario Dc Gian Carlo Venturini parla di “confronto costruttivo, collaborativo” e di “ricerca di condivisione in commissione sugli emendamenti dell'opposizione”, ma Miriam Farinelli critica “carenza nella comunicazione” e “tempi ristretti”- plaudendo invece alla coabitazione intergenerazionale temporanea, che ha ottenuto ampio consenso.
“Oggi, afferma Lorenzo Bugli, stiamo decidendo se essere un Paese per giovani o un Paese per nostalgici”. Fabio Righi contesta, però, la filosofia di fondo: si interviene – dice - con la logica dell'incentivo a carico del bilancio dello Stato piuttosto che incrementare il potere d'acquisto delle giovani famiglie. Matteo Casali boccia il provvedimento “perché fa leva sulla fiscalità che nel nostro paese non è una leva efficace”. Non basta curare i sintomi del problema ma coglierne la causa: ne è convinto Gian Nicola Berti, che invita il Segretario ad intervenire attraverso un sistema urbanistico che risponda alle necessità del paese. Sollecitato dalla maggioranza, Ciacci promette che dopo l'emergenza casa si impegnerà sulla pianificazione territoriale.
Si passa quindi all'analisi dell'articolato. Sotto la lente tornano le residenze atipiche, concesse – all'articolo 2 – a chi ha un reddito annuo di almeno 120.000 euro e un patrimonio mobiliare nel sistema bancario sammarinese non inferiore ai 300.000 euro. Antonella Mularoni chiede di non votarlo, e di discuterne approfonditamente nel comma sul decreto delegato che prevede un reddito di almeno 120mila o 500mila euro di patrimonio. E' quello – dice RF – il suo ambito, accusando Ciacci di aver voluto piantare una bandierina politica. Il tema, come è ovvio, accende l'Aula. Emanuele Santi fa un paio di conti: tra sportivi e pensionati sono state concesse 256 residenze e circa 2000 appartamenti risultano sfitti; "sono stati questi residenti – si chiede – a drogare il mercato?" Segretario e maggioranza difendono i nuovi parametri, ricordando che col vecchio Governo bastavano 50.000 euro di reddito per accedervi, dicendosi convinti che questo intervento ridurrà la domanda e di conseguenza anche l'aspettativa di chi affitta. Riguardo, invece, al rischio di confusione: "Quando entrerà in vigore la legge sull'emergenza casa - afferma Ciacci - decadrà il decreto sulle residenze atipiche".