Mentre a San Marino cresce l’attesa per la firma dell’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, sono state annunciate diverse iniziative referendarie per sottoporre il trattato al voto popolare. Al momento, però, nessun quesito è stato esaminato dal Collegio Garante per il necessario vaglio di ammissibilità. Diversa la situazione in Andorra, che ha negoziato l’intesa in parallelo con San Marino: il governo del Principato ha già deciso di sottoporre l’accordo a referendum, sebbene non sia stata fissata alcuna data. Il precedente più vicino al caso sammarinese è quello del Liechtenstein. Nel 1992 i cittadini del Principato approvarono con il 56,3% l’adesione allo Spazio Economico Europeo, considerato un modello simile all’attuale accordo di associazione. Tuttavia, la Svizzera – con cui il Liechtenstein condivide stretti legami economici e doganali – respinse nello stesso periodo l’ingresso nello Spazio Economico Europeo. Per questo, a Vaduz si tornò alle urne nel 1995, confermando ancora una volta il sì. Referendum sull’adesione all’Unione Europea o alla CEE, quando ancora si chiamava così, si sono invece svolti in numerosi Paesi. Il “no” ha prevalso solo in pochi casi: in Norvegia, nel 1972 e nel 1994, e nel Regno Unito con la Brexit nel 2016. Più lunga, invece, la lista dei Paesi che hanno scelto l’integrazione europea attraverso un voto popolare: Danimarca e Irlanda nel 1972; Austria, Finlandia e Svezia nel 1994; Malta, Slovenia, Ungheria, Lituania, Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca, Estonia e Lettonia nel 2003; infine la Croazia nel 2012.