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Fiorini presenta le dimissioni e apre una riflessione sulla deriva politica

di Monica Fabbri
23 lug 2019
Matteo Fiorini Roger Zavoli
Matteo Fiorini Roger Zavoli

L'appello della Reggenza al rispetto delle istituzioni entra nel dibattito sulle dimissioni del Consigliere di Repubblica Futura Matteo Fiorini che parla di deriva, di mancato rispetto delle regole democratiche e civili. La sua è una scelta sofferta e il richiamo dei Capi di Stato, l'ultimo di una lunga serie da inizio legislatura, torna anche in Comma Comunicazioni, con l'Aula che si confronta ed interroga su una collaborazione “dettata dall'urgenza”. Troppo presto per parlare di nuova fase, dice Matteo Zeppa, soprattutto con l'opposizione che ancora attende propri membri nel cda di Cassa. “ Può la condivisione di un'emergenza certificare il cambio di passo?” chiede Alessandro Mancini, che si aspetta dalla maggioranza autocritica. “Alleanze con chiunque – dice – ma solo dopo un'evidente smarcatura dal passato”. “Se non facciamo squadra – avverte Luca Boschi - questo paese non lo salviamo più”. Servono però riforme e Civico10 non nasconde la delusione. “Non ci interessa vivacchiare – dice - o scaldare la sedia per altri due anni”. Ed è su questo che si gioca la tenuta del Governo. Il movimento ha posto sul tavolo salvaguardia del sistema, progetto npl e reperimento delle risorse finanziarie. Sulle banche c'è stata una risposta di sistema, certi poteri “sono stati smantellati” - dice Giuseppe Morganti - “ma la battaglia non è finita”. Fa sue le parole di Matteo Ciacci: “Non accetteremo collaborazioni - dice - se ci porteranno alla restaurazione di quei poteri”. Si allinea Stefano Canti: “il no alla “restaurazione” troverà nella Democrazia Cristiana un alleato disponibile e credibile”. L'opposizione spinge poi sulle azioni di responsabilità nei confronti dei colpevoli dei dissesti del Cis e con un ordine del giorno dà mandato al Governo di costituire immediatamente l'Eccellentissima Camera parte civile nei processi penali e di richiedere sequestri cautelativi. Si arriva quindi alle dimissioni di Fiorini. Il Consigliere di RF ricostruisce i fatti, “sono stato aggredito da Roberto Ciavatta in ufficio di presidenza – racconta - in maniera offensiva e volgare. Non in una lite furibonda ma in un'aggressione unilaterale che non ha ricevuto censure”. I membri di opposizione presenti – dice - “lo hanno autorizzato a comportarsi così, giustificandolo, solo per interessi di breve temine, per un futuro leader che potrà dispensare gratitudine”. Un atteggiamento che definisce pusillanime. “Quando – chiede - abbiamo tutti iniziato ad essere assuefatti rispetto a questa deriva?” E' un invito ad una riflessione “necessaria sul livello di accettazione generale del modo di fare politica, perché il quadro istituzionale – rimarca - è un patrimonio per il nostro stato, che vive di riti e tradizioni”. Si apre quindi un dibattito molto partecipato. 45 gli iscritti a parlare.


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