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Giustizia: approvata la legge qualificata. Impegno di Ugolini per una riforma complessiva dell'ordinamento giudiziario

di Monica Fabbri
19 feb 2020

I toni si abbassano ma sui tre articoli che ridisegnano il Consiglio Giudiziario Plenario le distanze restano abissali. Il tema è complesso, molto tecnico e dopo tre giorni di dibattito serrato, la legge qualificata passa, su 47 presenti, con 36 sì e 11 contrari. Gli emendamenti dell'opposizione, perlopiù soppressivi, vengono tutti bocciati. Al Dirigente non Magistrato viene tolto il diritto di voto: “un articolo ad personam” – attaccano Rf e Libera. “Improprio che chi ha responsabilità organizzativa – dice Giuseppe Morganti - non possa esercitare un suo diritto”. “Si crea uno squilibrio nella composizione paritetica del Consiglio Giudiziario plenario”, avverte Nicola Renzi, che cita la sentenza del Collegio Garanti che definisce la presenza del Dirigente indispensabile per assicurare che le esigenze dell'ufficio che dirige siano puntualmente portate all'esame dell'organo collegiale.
Di tutt'altro parere Alberto Giordano Spagni Reffi di Rete: “Si riporta equilibrio – dice - tra togati e non”. Per Rossano Fabbri è invece mancato alla maggioranza il coraggio di abrogare la legge qualificata del 2019 che riconosceva al Dirigente prerogative del magistrato. “Avevate tutto il diritto di tornare indietro - afferma - ma dovevate dirlo chiaramente”. Gian Nicola Berti riporta l'attenzione sulla finalità della norma, vale a dire ristabilire l'indipendenza della magistratura. “Al posto del direttore del tribunale voterà – spiega – un magistrato”.
Muro contro muro anche sull'articolo che compone il Consiglio Giudiziario Plenario in via prioritaria da Magistrati nominati a tempo indeterminato affinché i giudici – chiarisce Denise Bronzetti - non prendano decisioni quando sono legati alla riconferma. Per le opposizioni viene però meno un equilibrio dato che battezziamo un Consiglio Giudiziario Plenario – affermano – con un solo giudice d'appello e nove commissari della legge. E non ci sarà più il giudice che sta portando avanti il conto Mazzini. Proprio in virtù di una nuova composizione, non ritengono l'articolo interpretazione autentica. Sollevano interrogativi sulla retroattività. “Ci sono atti – chiedono - che possono essere impugnati?” E invitano il Segretario Ugolini a dirlo a verbale. Per Alessandro Cardelli non ci sono dubbi: la legge interpreta, non cambia la norma precedente. “Chiarisce in maniera netta – ribadisce il Segretario Marco Gatti - la composizione paritetica in vista della convocazione da parte della Reggenza del prossimo Consiglio Giudiziario Plenario”. Per Andrea Zafferani si cerca solo l'effetto retroattivo, “per permettere a qualcuno di fare ricorso per invalidare decisioni passate”. Al netto delle divisioni, emerge da più parti l'esigenza di una riforma complessiva dell'ordinamento giudiziario. Il Segretario Ugolini concorda con Fernando Bindi: “Prima la politica attiva – sia come potere esecutivo che legislativo - esce dal Consiglio Giudiziario Plenario e meglio è. Si prende l'impegno, “ed è su questa riforma – dice Rete – che ci sarà condivisione”.