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Guerra del gas: ottimismo per le forniture sul Titano

3 gen 2006
Guerra del gas: ottimismo per le forniture sul Titano
La “guerra del gas” tra la Russia e l'Ucraina produce i primi effetti anche in Italia, con un sensibile calo di fornitura sulla rete di distribuzione, pari al 24 per cento. Nessun allarme sul Titano, dove i tecnici dell’Azienda di Stato per il Servizi mostrano ottimismo. Del resto in Repubblica solo il 15 per cento della fornitura complessiva arriva dalla Russia, 7 milioni e mezzo di metri cubi, a cui si aggiungono gli oltre 40 milioni di metri cubi garantiti da Libia, Algeria e dalle estrazioni del sottosuolo nella provincia di Ravenna. 50 milioni, in totale, i metri cubi di gas acquistati da San Marino, utilizzati in misura quasi paritaria fra industria ed uso domestico. Un’inezia rispetto ai circa 40 miliardi di metri cubi consumati ogni anno nella penisola italiana, dove le autorità sono piuttosto preoccupate per gli effetti di questa crisi. Il mese di Gennaio rappresenta il picco dei consumi, in particolare per il riscaldamento, e il freddo di questi giorni ha intensificato le utenze. In questo periodo l’utilizzo di gas si attesta, per San Marino, intorno ai 10 milioni di metri cubi al mese. L’eventuale perdurare del calo di pressione registrato oggi sulla rete europea, potrebbe in qualche modo creare qualche piccolo disagio, ma l’allacciamento alle condotte provenienti dal sud, dunque da Libia e Algeria, potranno compensare senza particolari scossoni la rete distributiva del Titano.
Il contratto della Repubblica con la SNAM, del gruppo Eni, l’ente italiano degli idrocarburi, è stato rinnovato proprio recentemente e mette San Marino al riparo da sgradite sorprese. Certo l’attenzione degli esperti sammarinesi è in queste ore concentrata su quanto sta avvenendo in Europa per la vertenza “russo-ucraina”, considerato che il Titano non produce energia ed è dunque costretto ad importare il 100 per cento del proprio fabbisogno, ma la diversificazione dei fornitori spinge a considerare piuttosto remoto il rischio di qualunque interruzione. Casomai si dovrà chiedere alle aziende del gas di Libia ed Algeria di aumentare le quote destinate alla piccola Repubblica, per bilanciare eventuali contrazioni dal gasdotto che proviene da Nord.