Dopo l'audizione di personalità di spicco italiane e sammarinesi, la Commissione per le riforme istituzionale è tornata a riunirsi a Palazzo per fare il punto sul prosieguo dei lavori. Il consigliere di Libera Guerrino Zanotti e gli esponenti del Pdcs Gian Carlo Venturini e Manuel Ciavatta hanno portato nel dibattito il recepimento dell’acquis comunitario, sottolineando l’esigenza di rivedere il regolamento consiliare per rendere il Parlamento realmente operativo di fronte a un carico normativo crescente e distribuito nel tempo. "Resta da capire - ha aggiunto il Presidente Filippo Tamagnini - se sia possibile creare uno spazio di recepimento delle norme europee che incida sulla gerarchia delle fonti, eventualmente anche attraverso una modifica di rango costituzionale, ma non necessariamente tramite un recepimento automatico. Questo è un lavoro che possiamo fare confrontandoci con chi ha già svolto approfondimenti più puntuali sulle norme che l’Accordo ci chiede di recepire".
Pur ribadendo l'importanza del tema, dalla discussione è emerso che il "cuore" dei lavori deve restare la valorizzazione del Consiglio Grande e Generale e il riequilibrio dei poteri rispetto al Governo. "Possiamo certamente occuparci anche di questo - ha detto Mirko Dolcini di Domani Motus Liberi - e non sto dicendo che non debba essere fatto, però mi sembra che la natura e la genesi di questa Commissione fossero diverse. Questa Commissione era nata, a mio avviso, per valutare altri aspetti più generali del nostro assetto istituzionale, che poi ovviamente possono diventare anche specifici".
"La questione che secondo me è più urgente e più stringente - ha detto da Rf Enrico Carattoni - è quella che riguarda l’affrontare il tema della valorizzazione dei poteri del Consiglio Grande e Generale, che è poi lo scopo, la mission che ci siamo dati con l’istituzione di questa Commissione".
Concorde il Presidente Nicola Renzi: "Questo è senza dubbio un tema rilevante. Dall’altro lato, però, noi abbiamo un documento che è già stato votato e che ci impone delle priorità ben precise. La priorità indicata è quella di partire immediatamente con l’analisi del ruolo del consigliere".
A questo proposito nel dibattito sono emerse le diverse sensibilità e idee. Da un lato, Giuseppe Maria Morganti di Libera ha invitato a "non trasformare gli eletti in sessanta dipendenti pubblici a caccia di stipendio". Meglio potenziare i servizi e le strutture a supporto dei gruppi consiliari, è la sua visione. Non concorde il collega di partito Iro Belluzzi: "Il singolo eletto non deve ridursi a un impiegato di partito o a un esecutore di ordini di scuderia" ha tuonato.
"Io penso - ha aggiunto Emanuele Santi di Rete - che sia arrivato il momento in cui, da una parte, si potrebbe predisporre un plico complessivo che raccolga tutte le audizioni, magari dividendole anche per ambiti tematici." "Abbiamo già effettuato la trascrizione integrale di tutti gli interventi e abbiamo prodotto anche degli schemi e delle sintesi - ha detto a riguardo Luca Lazzari (Psd), che ha aggiunto come dalle audizioni sia emerso l’invito "a non cadere nel dualismo tra tradizione e innovazione. Soprattutto per un piccolo Stato come il nostro è fondamentale riuscire a creare un equilibrio".
Per restituire centralità al Parlamento, si fa strada la proposta di introdurre il "question time", uno spazio dedicato in Consiglio per risposte immediate del Governo. Confermata anche la necessità di arginare l'abuso della decretazione d'urgenza, definendo criteri più rigidi per le deleghe all'Esecutivo.