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Inchiesta bocciata, il Consiglio respinge gli ordini del giorno dell’opposizione

16 giu 2009
L’opposizione prende la parola al comma comunicazioni, torna a discutere di Cassa di Risparmio e accordi con l’Italia e presenta due ordini del giorno, entrambi bocciati dall’aula. Nel primo si chiedeva una commissione d’inchiesta per fare piena luce sull’operato delle istituzioni sammarinesi, rispetto alla presenza della Cassa di Risparmio nel gruppo Delta e i rapporti con Sopaf. Per l’opposizione potrebbero configurarsi pressioni indebite da parte di ambienti politici sammarinesi contro gli interessi della Cassa e quindi di San Marino. La richiesta è stata respinto con 29 voti contrari, 21 a favore e una astensione. L’ordine del giorno impegnava il Governo a coinvolgere il Consiglio sull’evolversi delle trattative con Italia, ad iniziare dalle bozze relative all’accordo di cooperazione finanziaria e al protocollo di modifica della convenzione contro le doppie imposizioni. In questo caso i no sono stati 31 e i voti a favore 20. L’opposizione contesta la scelta di porre subito in votazione i due ordini del giorno.
Il Congresso di Stato accusa la minoranza di ostruzionismo, per far prevalere il calcolo fazioso del “tanto peggio, tanto meglio” mentre il Patto per San Marino, parla di divisioni sempre più chiare nelle fila dell’opposizione. Dopo le polemiche approdano in aula i progetti di legge che il Governo ritiene indispensabili per presentarsi in regola all’appuntamento di settembre con il Moneyval, ovvero intercettazioni, rogatorie internazionali, associazioni no-profit, società anonime. “Le intercettazioni telefoniche e ambientali - ha spiegato il Segretario di Stato per la Giustizia Augusto Casali - sono limitate ai reati più gravi e applicate solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza”. L’opposizione critica l’esclusione dalle intercettazioni dei membri del Congresso di Stato e del Consiglio Grande e Generale. “Una restrizione di questo tipo - ha detto Ivan Foschi di Sinistra Unita - non hanno avuto il coraggio di proporla nemmeno in Italia”.

Sonia Tura