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Insediamento Reggenza: il discorso del Nunzio Apostolico

1 apr 2014
Insediamento Reggenza: il discorso del Nunzio Apostolico
Insediamento Reggenza: il discorso del Nunzio Apostolico
Ecc.mi Capitani Reggenti S.E. Signora Valeria Ciavatta e S.E. Signor Luca Beccari,
Signor Segretario di Stato per gli Affari Esteri,
Signori Ambasciatori e Membri del Corpo Diplomatico e Consolare,
Signore e Signori,

è un onore e un piacere per me, come Decano del Corpo Diplomatico e a nome del Corpo Diplomatico accreditato presso la Serenissima Repubblica di San Marino, rivolgere sentite felicitazioni e auguri alle Loro Eccellenze, i Signori Capitani Reggenti Valeria Ciavatta e Luca Beccari, nell’odierna cerimonia del loro insediamento.
Logicamente desidero includere in questo saluto anche le Autorità civili e di Sicurezza, nonché i cittadini tutti della Repubblica.

Signori Capitani Reggenti,
se questi Rappresentanti del Corpo Diplomatico, come “operatori di pace”, gettano un rapido sguardo su questo modo globalizzato, non possono fare a meno di constatare che intere regioni e popoli soffrono per mancanza di pace.
Si tratta oggi di un Medio Oriente o Asia, di alcune popolazioni dell’Africa che danno sul Mediterraneo o appartenenti alla regione subsahariana, nonché di qualche paese dell’America Latina o di qualche Regione terrestre più o meno qualificabile.
Vari sono i motivi di questa situazione, ma uno è fondamentale: la mancanza del sentimento di fraternità come fondamento e via alla pace.

In tante parti del mondo sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto il diritto alla vita e alla libertà di pensiero o di credenza. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, è una delle prove più lampanti.
Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, famiglie e imprese. Triste fino all’inverosimile è il fenomeno di tante persone che debbono abbandonare le loro case e le cose più care per ammassarsi in campi di rifugiati.E tutto questo perché si è perduto il senso della fraternità fra i popoli!

In realtà, nel cuore di ogni essere umano è insito il desiderio di una vita piena, di cui fa parte come elemento insostituibile l’anelito alla fraternità, fondato sulla stessa natura umana e che spinge all’unione con gli altri, nei quali vediamo altri esseri umani non da combattere, ma con cui convivere per il bene di tutti. Tutto questo è dovuto al fatto che l’uomo è un essere relazionale e la fraternità è una dimensione essenziale dell’essere umano, sia esso donna o uomo.
Oggi come oggi il sempre crescente numero di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende sempre più palpabile la necessità dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra.
Di fronte ai dinamismi della storia, sebbene non dimenticando le diversità delle etnie e delle culture, affiora sempre di più la necessità della vocazione a formare una comunità composta da esseri umani che si accolgono reciprocamente. Tale vocazione è però ancor oggi smentita dai fatti in un mondo caratterizzato da quella “globalizzazione dell’indifferenza” che, anche senza volerlo, ci fa “abituare” alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi.

La prima consapevolezza di questa fratellanza tra gli esseri umani ci dovrebbe portare a vedere e trattare ogni persona come un “qualcuno” di cui non posso fare a meno e senza il quale diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E qui dobbiamo subito ricordarci che la fraternità s’incomincia ad apprendere in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli pienamente responsabili e insostituibili di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre.
La famiglia è pertanto la sorgente di ogni fraternità e perciò anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo spirito di donazione.

Signori Capitani Reggenti,
a questo compito di “operatori di fraternità” per la creazione di un mondo di pace, ciascuno di noi è chiamato per assicurarvi il proprio contributo… Un contributo che anche la Repubblica di San Marino può dare, perché ancora ricca di questi inveterati principi… Forse si tratta di un piccolo contributo conforme alla sua entità, ma anche l’oceano è composto di piccole gocce e l’universo di pulviscoli. E forse è proprio su questo piccolo contributo di pulviscoli che è basata la speranza di un’eventuale ripresa del nostro cammino e di un mondo migliore.

Vediamo pertanto con piacere e ammirazione il porgersi sempre più al mondo di questo simpatico Paese, modesto nella sua estensione, ma ricco di valori, ed entrare così nel consesso delle nazioni per dare anch’esso il suo contributo a uno dei valori più importanti per il benessere e la pace dei popoli: la fratellanza.

Sicuro, infine, d’interpretare i sentimenti di tutti i presenti, desidero augurare alle Loro Eccellenze, all’inizio del loro mandato, un fruttuoso lavoro per la fratellanza, la stabilità e la pace anche di questa antica Repubblica.