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L'intervento del Segretario Gatti chiude la 40° Festa dell'Amicizia

18 ago 2013
L'intervento del Segretario Gatti chiude la 40° Festa dell'Amicizia
L'intervento del Segretario Gatti chiude la 40° Festa dell'Amicizia
Amiche ed Amici,
grazie di essere qui,
grazie di essere qui oggi che siamo arrivati a 40!

Sì, sono 40 anni che facciamo la più bella festa popolare dell’estate di San Marino: la Festa dell’Amicizia, la “nostra festa”.

40 anni in cui la passione, l’affetto, il sacrificio, la generosità di tanti hanno fatto qualcosa di importante per la vita di tutti, ma soprattutto hanno contribuito a costruire la dimensione popolare del nostro Partito.

Ringraziamo perciò con un caloroso applauso le Sezioni di Serravalle, Dogana e Falciano, il Comitato Promotore, ma soprattutto i Volontari, quelli che hanno lavorato quest’anno, ma anche le migliaia che in questi 40 anni hanno dato il meglio di sé per il successo sempre crescente della nostra Festa.
Grazie, perché senza di voi tutto questo non sarebbe possibile!

Un anno fa la festa si svolgeva in un momento politico particolare: da pochi giorni era stato sciolto il Consiglio Grande e Generale. E da questo stesso palco lanciavamo già le elezioni di novembre.
Elezioni decisive, per la drammaticità che stavamo vivendo, dove il Paese aveva bisogno di soluzioni immediate e di un governo credibile.
Elezioni nuove, perché forze politiche, fino a quel momento in contrasto, mettevano in campo responsabilità e concretezza al servizio del bene comune.
Elezioni non convenzionali, per l’affacciarsi dei movimenti che, alimentati dalla crisi tra politica e società civile, portavano la novità della partecipazione diretta attraverso il web, che favoriva l’accesso immediato alla condivisione dei contenuti, per assicurarsi consenso e aggregazione.

Il nostro “Insieme per vincere”, non senza iniziali difficoltà, è diventato il modo comune di operare, fuori e dentro il Partito, valorizzando chi meritava, facendo proposte serie e sostenibili, unite a scelte di rinnovamento forti e decisive.
E l’elettorato ci ha premiato: voi avete premiato una capacità di svolta del nostro partito, una rinnovata DC, meno condizionata da presunzioni e personalismi, più attenta e responsabile alle necessità di tutti.
Avete confermato, in un contesto di cambiamenti epocali, che la DC è ancora e più che mai, il cuore di San Marino, la garanzia che il bene di tutti viene perseguito e affermato quotidianamente.

Anche quest’anno, ed è già il terzo, sono qui su questo palco, sono qui insieme a tutti voi, per lanciare una nuova sfida ancora più importante e decisiva per il futuro di San Marino.
Perché questa sfida riguarda noi, il Partito che da 65 anni contribuisce a fare la storia di questo Paese.
Dal 29 Novembre al 1° Dicembre ci sarà il Congresso Generale del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, un’occasione per “far FARE” un ulteriore salto di qualità a tutto il Partito, per dare nuova forma al cambiamento iniziato già in questi ultimi anni, per continuare quella rinnovata linea politica intrapresa e condivisa a partire dal Congresso del 2007.
Un cambiamento che è condizione necessaria per far progredire il Paese.

So che parlando di Congresso si scatenerà, come si è di fatto già scatenato, l’inevitabile tormentone del Toto-Segretario: “ma chi sarà, lui si ricandiderà, e quello e quell’altro…”.
Un modo di affrontare l’evento che fa sicuramente più audience nei media, che alimenta il gossip, ma che rischia di sviare la portata di questo Congresso.

La mia attenzione e quella della Dirigenza del Partito, non è sulle candidature né sulla soddisfazione di possibili ambizioni personali (portate avanti dalle vecchie logiche di potere alle quali mi sono sempre opposto),
ma, dicevo, la mia attenzione e quella della Dirigenza è tutta rivolta a far sì che il Congresso sia ciò che deve essere:
l’occasione attraverso cui possa uscire rinvigorito il partito guida del Paese per i prossimi anni, un partito saldo sui valori irrinunciabili, forte di una linea politica matura, capace di programmi innovativi e finalmente libero da vecchi condizionamenti, di cui la futura classe dirigente si faccia garante e si assuma l’impegno di realizzazione.

Questo è il primo grande cambiamento che auspico, un cambiamento da fare INSIEME.
Perché, come ho sperimentato in questi tre anni alla guida del Partito (imparando a dare stima e fiducia per poi riaverle in cambio, ma soprattutto prendendo pesci in faccia),
non si cambia con il decisionismo dall'alto, ma con la partecipazione di tutti.

Il voler FARE INSIEME, dalla base al vertice, è perciò la migliore opportunità attraverso cui il nostro Partito continui ad essere realmente espressione politica della società civile, capace di aggregare persone, soprattutto giovani, attorno a ideali e valori portanti, capaci di tradursi in progettualità politica utile a tutti.

Permettetemi allora di usare questo momento di festa come occasione reale di dialogo e di confronto, ma anche di sollecitazione. Una bella occasione dove ha ancora senso stare insieme al “proprio popolo” con un segno di identità, per lanciare un’impresa comune, parlando anche a chi, magari non verrebbe mai ad una riunione del partito, ma alla nostra Festa dell’Amicizia sì.

È sul tema del FARE che questo Congresso si svilupperà, perché i valori, nella politica, sono ideali tradotti in “buone cose da fare”.

Se faccio politica il mio compito è cercare soluzioni praticabili e compatibili per far star meglio la comunità che rappresento.

Il titolo: Fare il Partito, FARE il PAESE, FARE IL FUTURO, traccia un percorso preciso, logico, semplice, ma anche pretenzioso.

Per approfondirlo comincio dalla fine: FARE IL FUTURO.
E quando parlo di futuro penso ai nostri giovani, ai miei ed ai vostri figli.
Io non ho la preoccupazione che questi figli facciano fatica.
Al contrario: io preferisco non si affermi una generazione di figli di papà, incapaci di costruire il loro futuro proprio perché hanno sempre avuto chi faceva per loro.
Io preferisco dei giovani che sappiano lottare fino al sacrificio per conquistare ciò che desiderano. Ed io, come politico, come uomo di questo Paese, che presta anche attività di Governo, ho la responsabilità sussidiaria che ciò che desiderano sia praticabile.

La situazione in cui ci troviamo oggi non è imputabile solo a noi, ma anche a noi.
Noi sapevamo bene che vivevamo al di sopra delle nostre possibilità, illudendoci che quel meccanismo di capitalismo finanziario sregolato non sarebbe mai finito, che “il paese del bengodi” si sarebbe tramandato di padre in figlio.
Al contrario i nostri padri illuminati hanno permesso che San Marino potesse crescere e prosperare, fino a quando la politica non ha più fatto la politica, ma ha scelto di fare gli affari, ha scelto la gestione autoreferenziale del potere.
Come diceva la nostra grande Clara Boscaglia nel 1979: “Ciò che balza immediatamente agli occhi […] è la grande dicotomia tra le dichiarazioni e i fatti, è il divario tra le parole e i comportamenti concreti. Se questo non è male solo sammarinese […] a San Marino il fenomeno diviene rilevante perché ha più chiare finalizzazioni e strumentazioni partitiche ed ha finito per stravolgere le regole del gioco, e per di più nel silenzio generale, determinato dalla opinione diffusa di lasciar correre, di lasciar fare perché tanto a San Marino certe cose gravi o gravissime non possono accadere: silenzio sorretto dalla convinzione – talvolta di comodo – che tutto finirà per accomodarsi per una specie di miracolo, sacro o profano che sia, perché nessuno è tanto sprovveduto da lasciarsi intimidire.”
Così diceva Clara
ma poi non è stato fatto nulla per preparare un terreno fertile per un nuovo sviluppo, ma al contrario abbiamo lasciato che questo terreno impoverisse. Quando la crisi globale fondata sulla finanza spregiudicata, ha intaccato strutturalmente i pilastri dell’economia ed è arrivato il tempo di gettare nuove sementi per costruire futuro c’era troppo poco humus nel terreno dello sviluppo affinché ciò che serviva al nostro domani e a quello dei nostri figli potesse sbocciare. Ed oggi ci troviamo a rincorrere il tempo perduto con azioni di reperimento delle risorse che mal si conciliano con i naturali aggiustamenti di politica economica pubblica di chi ha amministrato virtuosamente e senza sprechi lo Stato.

La risposta di un futuro sostenibile è che occorre tornare a "pensare in grande", affrontando grandi temi alla luce dei nuovi scenari;
è necessario elaborare un progetto culturale e politico per una società complessa, profondamente e definitivamente cambiata.
Compito questo certamente non facile, ma inevitabile in un momento storico come quello attuale, che richiede alla classe politica di dotarsi di idee forti da perseguire, con le quali assolvere consapevolmente il proprio ruolo.
Una classe politica rinnovata nei modi di fare e nell'età, capace di generare entusiasmo, perché appassionata a ideali tradotti in soluzioni politiche di buon governo per tutti. Una classe politica giovane, che lavora tenacemente insieme, competente nel gestire conflittualità e problematiche, coraggiosa nel tracciare nuove strade, così da rendere la politica strumento di ripartenza della nostra comunità.

Una nuova classe dirigente di giovani finalmente in grado di lasciare da parte autoreferenzialità, carriera generazionale, protezionismo personale, lamentele sterili ed inutili.

E qui cominciamo ad intrecciarci con il punto FARE IL PAESE.
Per restare sul concreto: se la politica, quella che noi abbiamo eletto, non tenta di trovare soluzioni che avvicinano le esigenze ai problemi, se non realizza gli atti necessari per superarli, ci ritroveremo senza strumenti nel momento in cui ci arriverà improvvisa e inaspettata la domanda di dignità politica e sociale da chi in questo Paese ha consolidato le proprie radici professionali, economiche e culturali, senza che di questo ce ne rendiamo conto.

Se chi fa politica non vuole stare all’altezza delle sfide, ma continua a rappresentare interessi particolari, tutti protesi come in questi anni a dividersi in partitini e fazioni personali molto redditizie, specializzate a dar voce a quello o a quell’altro interesse, prima o poi perde.
Perde di credibilità e di consenso. Ma soprattutto perde l’occasione di sostenere un nuovo modello di sviluppo basato su una corretta scala di beni e valori, per dimostrare che è fattibile rispondere attraverso progetti di riforma e di economia etica ai bisogni della nostra gente. Cioè è un politico, giovane o vecchio, che non serve più a FARE IL PAESE.
Sempre Clara Boscaglia diceva “[…] è compito della politica e dei politici trasformare l’utopia in disegno politico con gli strumenti della fantasia e della ragione e trasformare il disegno politico in realtà con scelte ispirate ad uguaglianza, giustizia, responsabilità, solidarietà […] per la realizzazione di una società più umana e più giusta non nelle parole, ma nei fatti: questa società si misura sul progresso materiale e spirituale dell’uomo”.
Clara ci faceva capire con la sua vita che la democrazia di San Marino ha bisogno di un fondamento di verità, verità che da secoli alimenta la nostra libertà e che rende possibile per ogni donna e uomo di questo Paese le condizioni di potersi realizzare come persona.
Se facciamo a meno di questi fondamenti tutto si riduce ad una esagerata soggettività che rischia di minare l’equilibrio nel quale la nostra democrazia è connessa alla libertà.
Per rispondere adeguatamente alle esigenze del Paese (che non coincidono con la somma delle esigenze particolari) sappiamo che il perseguimento del bene comune è il percorso più tortuoso e difficile.

Se governiamo, se abbiamo gli attributi per gestire la cosa pubblica, dobbiamo avere il coraggio e la fermezza di fare i conti con chi oltrepassa i limiti, per restituire credibilità all’intero sistema Paese, mettendo in conto la disponibilità a metter le mani anche dove sta il torbido, ma sempre con l’obiettivo di tirarle fuori pulite.
Questo sforzo deve essere prodotto nella convinzione che il nostro Stato è un bene di interesse comune, che supera gli interessi individuali.
La politica è tale se sa riconquistare il suo primato, che è quello di occuparsi del Governo della nostra Repubblica, facendo percepire ai cittadini anch’esso come bene comune a responsabilità condivisa.

Diceva nel 1961 l’allora segretario dell’Onu «Merita il potere solo chi ogni giorno lo rende giusto» e questa affermazione ci introduce all’ultimo punto: FARE IL PARTITO.

Quest’anno il partito ha festeggiato i 65 anni. Una storia può durare così a lungo perché le radici sono buone. Radici ancora in grado di dare linfa vitale al nostro agire.
Ciò aumenta la nostra responsabilità e il dovere di una verifica. Cosa siamo stati capaci di realizzare e quanto abbiamo tradito di quelle premesse?

L’originalità culturale, ideale, sociale e politica della DC ha i propri riferimenti nel patrimonio ideale ispirato ai valori della laicità e della dottrina sociale della Chiesa, come strada per costruire il bene comune.
Una tradizione solida e di grande respiro che è diventata negli anni, grazie anche a voi e a questa Festa, patrimonio del nostro popolo.
E noi dobbiamo far sì che questo patrimonio sia ancora in grado di aggregare.
La gente della nostra comunità si potrà riconoscere intorno a dei valori e ad un modo diverso di interpretare la trasformazione della società.
Perché sono i valori che devono essere salvaguardati, e su questi si deve aggregare la società prima e lo Stato poi.
La nostra società ha bisogno di riannodare i fili con una ricchezza di valori e persone che hanno ancora molto da dire, per dare risposte chiare e coerenti ai bisogni di questo tempo.
Dobbiamo valorizzare la nostra capillare organizzazione, dobbiamo trasformarla in un “di più per tutti”: non deve servire a trasmettere delle decisioni, degli ordini di scuderia, ma deve essere uno strumento di rilevazione delle esigenze che vengono dalla base; ecco perché deve essere più partecipata possibile, più in rapporto con la Governance del Partito.
Perché gli ingranaggi organizzativi non devono essere tali e tanti da lasciar cadere queste esigenze, o peggio tentare risposte parziali, ma devono condividerle con il vertice, così che tutto il partito, ma soprattutto l’ambiente in cui si opera, ne tragga giovamento.
Aggregare persone, così come aggregare forze politiche.

Mi preme sottolineare qui che il nostro Partito è una casa aperta per chi desidera riconoscersi sulla strada virtuosa che ho appena tracciato, un Partito aperto soprattutto ai giovani, a cui sta a cuore la loro formazione e il loro irrinunciabile contributo.

La politica la fanno le persone,
per rinnovare il nostro partito servono persone al servizio della politica e non che la politica sia al servizio dei propri interessi.
Ora più che mai il Paese ha bisogno di donne e uomini che sanno Governare, che sanno cioè gestire problematiche e trovare soluzioni. Ma anche persone che sanno motivare, sanno muovere e dare ragioni trasparenti del loro operato.
Persone che, sostenute da un ideale forte, portano in dote al partito il proprio impegno per la giustizia, per creare le condizioni di fondo per il benessere di tutti. Persone capaci di fare concretamente la differenza.

Naturalmente noi abbiamo bisogno di continuare a vincere, per cui ogni nostro politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politica effettiva.
Ma un successo subordinato al criterio della giustizia ed alla volontà di attuare il diritto e l’intelligenza del bene.

In conclusione, care Amiche e cari Amici, a me interessa che ciascuno di noi si senta orgoglioso di dire “Io c’ero quando abbiamo iniziato a cambiare la politica a San Marino.
Io c’ero quando, attraverso una nuova DC, San Marino ha avuto ancora più possibilità per diventare migliore.”

Noi siamo un piccolo Paese, ma anche la più antica Repubblica del mondo, che ha ancora energie e volontà per cambiare, ha ancora “la stoffa” per ripartire, possiamo ancora decidere di non rimanere invischiati in questa incapacità di cambiamento, di protezionismo di interessi di parte e di casta.
Possiamo ancora decidere che il nostro futuro sia migliore, cioè che la speranza per San Marino con noi è ancora possibile.
Possiamo fare vedere al mondo intero, e permettetemi di citare per l’ultima volta la Clara, che noi non siamo “il paese dei francobolli e dei souvenir […] e poi il rifugio dorato per fantomatiche società anonime”, ma un Paese ricco di cultura e di storia, dove amministrarlo bene è una cosa possibile.

Vogliamo essere capofila di un modo di intendere la libertà e la democrazia che permette pienamente al nostro Partito di essere la vera espressione politica della società civile nello Stato.
Vera espressione perciò di una società in cui è possibile contemporaneamente dare sostegno agli interessi e ai desideri di ciascuno e percorrere la solidarietà sociale, avere welfare e innovazione, avere benessere e sostenibilità dello Stato.

È con questo spirito che andiamo incontro al XIX Congresso Generale del Partito Democratico Cristiano Sammarinese, per confermare, nei fatti, la preferenza che abbiamo ricevuto dall’elettorato nelle recenti elezioni, ad essere guida del Paese.
E sarà l’evento che non deluderà queste aspettative, ma mostrerà come a 65 anni si comincia a diventare giovani, pieni di energia e di tanta, tanta voglia di fare: Fare il Partito, Fare il Paese, Fare il Futuro.

Rinnovo il mio autentico ringraziamento ai Segretari, ai Direttivi e agli iscritti delle Sezioni di Serravalle, Dogana e Falciano, ai volontari, al Comitato Promotore: senza di voi tutto questo non sarebbe stato possibile!
A tutti i convenuti rinnovo l’invito di starci vicino, perché solo insieme costruiremo il bene del nostro amato Paese.