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L'intervento del Segretario Valentini al Consiglio Economico e Sociale dell’ONU

7 lug 2014
L'intervento del Segretario Valentini al Consiglio Economico e Sociale dell’ONU
L'intervento del Segretario Valentini al Consiglio Economico e Sociale dell’ONU
INTERVENTO DEL SEGRETARIO DI STATO PER GLI AFFARI ESTERI DELLA REPUBBLICA DI SAN MARINO
S.E. PASQUALE VALENTINI
AL SEGMENTO DI ALTO LIVELLO DELL’ECOSOC
(NEW YORK, 7 LUGLIO 2014)



Signor Presidente,
Signor Segretario Generale,
Eccellenze,
Signore e Signori,

a nome del Governo sammarinese, desidero congratularmi con S.E. Martin Sajdik, per la sua elezione alla Presidenza dell’ECOSOC. La sua esperienza come Ambasciatore dell’Austria alle Nazioni Unite è una risorsa preziosa per dare un impulso fondamentale ai lavori del Consiglio.
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno costituito uno stimolo straordinario per un’azione reale e collettiva verso il superamento delle più gravi emergenze mondiali: la fame e la malnutrizione, il mancato accesso alle cure mediche di base e all’istruzione primaria, la mortalità infantile e materna, la disuguaglianza di genere, il mancato controllo di gravi malattie trasmissibili,le problematiche ambientali.
Ciò è stato possibile perché tutti i Paesi hanno lavorato insieme cercando di perseguire gli stessi risultati.
Il corale impegno della comunità internazionale ha portato, in alcuni casi, al raggiungimento degli obiettivi e sempre ha determinato una presa di coscienza collettiva, a tutti i livelli, della necessità di agire per la loro realizzazione, nella consapevolezza che è in gioco il futuro stesso dell’umanità.
Nonostante i rilevanti progressi che si sono registrati, senza un’ulteriore intensificazione dell’azione a livello nazionale, regionale e della cooperazione globale, molti Paesi non potranno raggiungere tutti gli Obiettivi.
I progressi sono stati diseguali, sia fra i Paesi, che all’interno degli stessi Paesi; inoltre sono stati diseguali fra gli Obiettivi stessi. La crisi economica che negli ultimi anni ha colpito molto pesantemente anche gli Stati economicamente più avanzati ha contribuito ad accrescere questa situazione di squilibrio nel conseguimento degli Obiettivi e talora, ha favorito la diffusione di sentimenti egoistici e l’affermarsi di politiche protezionistiche, che vanno in senso diametralmente opposto rispetto alla realizzazione degli Obiettivi.
Troppe persone in molti Paesi vivono ancora in uno stato di assoluta povertà, moltissime donne e bambini lottano quotidianamente per la mera sopravvivenza, la sicurezza alimentare è un lusso per centinaia di milioni di persone, così come l’accesso all’acqua potabile, ai servizi sanitari, all’educazione.
Il rapporto del Segretario Generale, che il mio Paese apprezza e sostiene perché utile per comprendere quali fattori siano essenziali per il pieno raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo, ci consente di proporre alcune riflessioni.
In molti Paesi la globalizzazione economica è stata molto spesso associata ad un aumento delle disuguaglianze. Questo significa che la globalizzazione è un fenomeno che va governato e per farlo occorre considerare che sotto l’aspetto economico c’è la realtà di una umanità sempre più interconnessa. Ciò sottintende dunque un’inevitabile necessità di dialogo fra culture e religioni diverse, senza il quale i fenomeni di globalizzazione possono tradursi in aumento della povertà e di varie forme di discriminazione.
Per questo motivo, nella definizione dei nuovi obiettivi post 2015, occorre porre in primo piano, come condizione essenziale, il riferimento alla pace e al rispetto dei diritti umani e, in particolare un approccio che integri in modo equilibrato le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: quella sociale, quella economica e quella ambientale.
C’è un test che può svelare la bontà di ogni azione rivolta allo sviluppo: se la sua realizzazione porta con sé la crescita del rispetto che viene riservato alla tutela della persona e alla sua libertà di espressione, cominciando da quella religiosa, e, contemporaneamente la crescita del rispetto dovuto alla prima e fondamentale formazione sociale che è la famiglia.
I problemi da affrontare sono globali e perciò esigono interventi che abbiano l’orizzonte di un’azione collettiva che coinvolga tutta la comunità internazionale, un’azione che non può essere intesa come un’imposizione o una limitazione di sovranità, ma al contrario, in conformità con i principi di solidarietà e sussidiarietà, come il sostegno offerto ad ogni Stato per rispondere al dovere primario di proteggere la propria popolazione e di assicurare ai propri cittadini le condizioni affinché ogni uomo, donna, ragazzo possa vivere con dignità e prosperità.
E’ una sfida ambiziosa, ma nello stesso tempo è l’imperativo morale che dobbiamo essere disponibili a fare nostro.
La Repubblica di San Marino sarà lieta di offrire il proprio contributo cooperando con tutti i Paesi per la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e la definizione di un’Agenda post-2015 che sia universale, trasparente e, al tempo stesso, effettivamente perseguibile.