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Legge elettorale: un ordine del giorno dalle opposizioni

27 gen 2006
Legge elettorale: un ordine del giorno dalle opposizioni
La riforma della legge elettorale protagonista del dibattito consiliare. Dopo la presentazione della proposta del Partito dei Socialisti e Democratici, illustrata ieri sera per l’avvio dell’iter di adozione, è stato l’ordine del giorno di Alleanza Popolare, sul quale hanno trovato condivisione anche il Nuovo Partito Socialista, Sinistra Unita e i Popolari, che l’hanno sottoscritto, a rinnovare l’argomento e ad aprire il confronto. Si discute sulla portata dell’intervento di ammodernamento delle regole del voto, sulla necessità di dichiarare preventivamente le coalizioni, di dare maggior peso al voto degli elettori, di prevedere il ritorno alle urne in caso vengano a meno le condizioni di maggioranza. I vertici del PSD, Segretario e Presidente, hanno rivolto un esplicito invito ad Alleanza Popolare perché consideri la possibilità di ritirare l’ordine del giorno, considerandolo superato rispetto alla presentazione di un preciso testo legislativo. Nessuna risposta, al momento, da parte del Capogruppo, Tito Masi. Negli interventi si leggono volontà, impostazioni e anche critiche, come quelle di Augusto Casali che sottolinea come ci sia una proposta di un solo partito e non della intera maggioranza: 'Il governo, ha dichiarato, ha fallito clamorosamente'. Su questo insiste anche Francesca Michelotti, di Sinistra Unita che mette in evidenza come, a suo parere, la Democrazia Cristiana si stia defilando dal dibattito. “Appare chiarissimo – ha affermato – che la DC non è d’accordo su questa legge. Il presidente del PSD, Giuseppe Moranti, sprona velatamente l’alleato ad esprimersi: “Noi – aggiunge – abbiamo fatto tutti il nostro dovere su questo argomento”. “Non abbiamo posizioni di contrasto o di veto - gli fa eco il Capogruppo democristiano, Claudio Podeschi - diamo tempo alla politica e all’opinione pubblica di ragionare e dare un contributo”.
Più esplicito il Segretario della DC, Pier Marino Menicucci, che ribadisce la difesa convinta del sistema proporzionale, 'che – dichiara – garantisce anche le minoranze, condiviso il principio di affermare la stabilità impedendo alla maggioranza di cambiare in itinere, così come altri aspetti sui quali la DC conviene. Abbiamo sinceramente dubbi – spiega – sulla opportunità che sia una legge a determinare la presenza di donne in Consiglio, è invece un problema di sensibilità'. Perplessità poi il leader democristiano le esprime sul doppio turno e il premio di stabilità: 'non sarebbe – sostiene – un proporzionale classico'. Scetticismo Menicucci lo esprime anche sull’ordine del giorno delle 4 forze di opposizione, dal punto di vista politico. Su questo tema - conclude - c’è la necessità di svolgere una seria ponderazione”.