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Legge sulla Famiglia, numeri impietosi: da 331 nascite nel 2011 a circa cento nel 2026

Il dibattito mette a nudo una crisi demografica profonda e divide la politica sulle misure necessarie per invertire la rotta

di Monica Fabbri
28 apr 2026

Nel 2011 nascevano 331 bambini. Nel 2026 si faticherà ad arrivare a cento. È su questi numeri impietosi che si è aperto il dibattito in Commissione sulla nuova legge a sostegno della famiglia e della natalità. A dare la misura del problema è Miriam Farinelli, ostetrica prima che politica: "La natalità – afferma - è il vero metro per misurare la speranza di un popolo". I dati che porta in aula, mostrano il problema in tutta la sua drammaticità: dal 2016 San Marino non registra più un saldo naturale positivo tra nascite e morti. Nel 2025 il saldo era -173. Il 2026 si annuncia peggiore.

Tutti d'accordo sulla diagnosi, molto meno sulla cura. Emanuele Santi (RETE) non usa mezzi termini: dare bonus bebè senza affrontare casa, stipendi e precariato "è come curare un malato terminale con l'aspirina". La legge del 2022 non ha invertito il trend — i dati lo dimostrano — e questa, teme, rischia di fare la stessa fine. "Se un affitto per 60 metri quadri costa 900 euro e uno stipendio medio è 2.000 euro, ditemi voi – chiede - come fa un trentenne a pensare di mettere su famiglia". Propone misure strutturali: tassazione sugli immobili sfitti — sarebbero oltre 2.400 quelli tenuti fuori mercato per speculazione — scala mobile sugli stipendi e riduzione del tempo determinato da 24 a 12 mesi.

Gaetano Troina allarga il campo ai lavoratori autonomi, categoria dimenticata: "Una madre libero professionista che chiude l'attività per un anno rischia di perdere tutto". E chiede più supporto post-parto, anche psicologico, per prevenire la depressione. Matteo Casali (RF) è il più duro sul metodo: "Si procede a strappi". Manca una cabina di regia, mancano fondi persino per somministrare un questionario sulla denatalità, e l'opposizione è stata esclusa dal confronto nonostante le promesse. "Quando il Governo non parla con le opposizioni, non parla con quattro ceffi antipatici: parla con i rappresentanti di una fetta della popolazione". Chiude però con un appello che suona quasi come una confessione personale: "Non c'è carriera o stipendio che valga il sorriso di un figlio.

Questo è il messaggio più potente che esista". Il Segretario Stefano Canti difende il lavoro fatto — confronti con sindacati, categorie, parti sociali — e riconosce che questa legge "non è il punto di arrivo". Paolo Crescentini (PSD) apprezza lo sforzo e guarda alla Svezia come modello, pur sapendo che "lì il debito pubblico è quasi inesistente". Andrea Ugolini (PDCS) punta sulla nuova figura del caregiver familiare come uno dei pilastri del provvedimento. Il testo approda ora all'esame articolo per articolo. Ma la domanda che aleggia in aula resta senza risposta: quante altre leggi serviranno prima che i numeri smettano di scendere?






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