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Cosa ne pensa le politica di una Legislatura costituente?

5 mar 2016
Palazzo PubblicoCosa ne pensa le politica di una Legislatura costituente? Ecco le opinioni
Cosa ne pensa le politica di una Legislatura costituente? Ecco le opinioni - L'appello dell'avvocato Mularoni non cade nel vuoto. C'è già chi è pronto a raccoglierlo, per una po...
L'appello dell'avvocato Mularoni non cade nel vuoto. C'è già chi è pronto a raccoglierlo, per una politica al di là dei partiti, contro il disimpegno, la frammentazione e lo scontro personale. Un progetto che non sia più contro qualcuno ma per il paese. Aperto a tutti: società civile, conservatori, riformisti, movimenti. A fare da collante il senso di appartenenza alla Repubblica. Un'utopia? Forse no. A promuoverlo, guarda caso, due sammarinesi agli antipodi per dna politico: Gian Nicola Berti e Alessandro Rossi. L'uno dell'area liberale e democratica, l'altro proveniente dalla sinistra progressista. Strano vederli firmare una lettera congiunta. Ma la spinta è proprio quella di superare ostilità e lotte di potere. Guardano entrambi ad una legislatura costituente, promossa da una coalizione trasversale, per portare a casa riforme economiche, sociali ed istituzionali. Il concetto, di per sé, non dispiace ai movimenti. Se l'intenzione è fare qualcosa di concreto, chi può dire di no? Commenta Andrea Zafferani. Anche se le idee di Civico 10 – ricorda - sono state sempre bocciate. Saremmo felici se si andasse verso una sorta di Governo tecnico o di transizione perché non vediamo un'alternativa per le riforme, dice Roberto Ciavatta, che però solleva qualche dubbio sulla natura stessa della proposta. E' realistica o una boutade? Spuntano contenitori – ironizza - ogni volta che si avvicinano le elezioni. E sospetta che si voglia distogliere l'attenzione dalla Dc per poi ricondurre tutto nell'alveo democristiano. Anche perché – rileva – Noi Sammarinesi fino a ieri era spalla e avvocato difensore del partito di Via delle Scalette. Il Partito Socialista vuole conoscere progetti e contenuti prima di esprimersi, ma ricorda di aver chiesto da tempo un Governo di emergenza, perché i problemi sono talmente gravi – dice Alessandro Mancini – che non può essere solo una parte del paese a prendere le decisioni. Per Ivan Foschi non basta dire che si vuole cambiare, servono i contenuti. Insomma, non c'è bisogno di un nuovo contenitore ma di proposte concrete per uscire dall'immobilismo. E punti concreti – rileva – qui non ne ho visti. Anche per Marco Gatti occorre prima capire cosa si vuol fare e solo dopo pensare di aggregare. I partiti sono formati da uomini e sono gli uomini a fare la differenza. La Dc - dice - sta lavorando sui contenuti, chi ha voglia di contribuire troverà sempre la nostra porta aperta, ed è su quelli che partirà il confronto con le altre forze e la cittadinanza. Mario Venturini sceglie la prudenza. Sono abituato a commentare – dice - iniziative politiche e progetti. Quando verranno presentati, darò la mia opinione. Critico, invece, il Psd. Gerardo Giovagnoli parla del tavolo riformista, lo definisce un percorso ben chiaro e definito di aggregazione di chi si riconosce nel socialismo europeo. Non un'ammucchiata, puntualizza. Cerchiamo cioè di aggregare forze compatibili, non di proporre in un solo contenitore illusioni di unità impossibili. E sull'identità politica non ha dubbi: è necessaria per stare insieme.

MF