Il diritto di scegliere come affrontare la fine della propria vita. È questo il cuore della seduta odierna della Commissione Consiliare Sanità, riunita per esaminare due progetti di legge paralleli su testamento biologico e disposizioni anticipate di trattamento: quello di iniziativa popolare promosso dall'associazione Emma Rossi e quello presentato da Rete. Il clima è di confronto, ma non privo di tensioni.
Patrizia Busignani, a nome dei promotori, ribadisce il principio fondante della proposta: "Esistono pazienti inguaribili, ma non esistono pazienti incurabili." Una distinzione che vale come bussola etica dell'intero impianto normativo, che punta a garantire dignità senza accanimento, cura senza abbandono.Emanuele Santi di Rete rivendica il lungo percorso del suo movimento e chiede che il testo non venga snaturato dagli emendamenti della maggioranza, definendo l'autodeterminazione un principio "non derogabile".
Se da una parte il dibattito registra ampie convergenze sul rafforzamento delle cure palliative e sul diritto della persona a esprimere anticipatamente le proprie volontà, uno dei punti più discussi è proprio l'emendamento della maggioranza che esclude esplicitamente eutanasia e suicidio assistito: per Andrea Ugolini della DC è necessario per evitare equivoci nell'opinione pubblica; per Guerrino Zanotti di Libera è invece superfluo, perché quella esclusione emerge già chiaramente dal testo.
Gaetano Troina di Domani Motus Liberi pone l'accento sulle condizioni di libertà reale: "Una persona è veramente libera quando conosce, quando è accompagnata e quando non è lasciata sola di fronte alla sofferenza." Luca Lazzari del PSD indica il punto di equilibrio nella sintesi tra libertà individuale e responsabilità della cura: “L'obiettivo è costruire una legge chiara e una legge umana”. Miriam Farinelli di Repubblica Futura rilancia, invece, sull'urgenza concreta: serve un hospice, e serve subito.
Il Segretario Marco Gatti chiarisce che il governo non impone una posizione ma lascia il confronto ai gruppi consiliari, pur riconoscendo come obiettivo condiviso quello di “dare dignità al fine vita”. Restano aperte le questioni relative alla vincolatività delle disposizioni anticipate di trattamento e alla scelta di demandare il modulo operativo delle DAT a un decreto delegato. Per favorire una possibile mediazione sugli emendamenti all'articolo 1, la seduta è stata infine sospesa. Del resto, come afferma Matteo Casali, la materia è troppo importante per essere affrontata con logiche di schieramento.