Con 10 voti favorevoli e una astensione, la Commissione Affari Costituzionali ha approvato la legge di modifica della cittadinanza per naturalizzazione. Una votazione che ha spaccato entrambi gli schieramenti: in maggioranza Dc, Psd e Libera hanno votato sì mentre Alleanza riformista si è astenuta. Nell'opposizione Rete ha dato il proprio sostegno, Rf non ha partecipato al voto mentre non era presente l'esponente di Domani Motus Liberi.
Dopo le dichiarazioni generali della mattinata, la seduta del pomeriggio ha affrontato il pdl articolo per articolo, approvando i numerosi emendamenti presentati dal governo. Uno dei passaggi centrali della riforma riguarda l'articolo che elimina l'obbligo di rinuncia alla cittadinanza d'origine. Tra gli emendamenti approvati, quello che definisce i tempi minimi di residenza dello straniero prima di chiedere la cittadinanza sammarinese. L'emendamento del Governo, approvato con 10 voti favorevoli, ha stabilito che il richiedente debba aver "risieduto anagraficamente ed effettivamente per almeno venti anni continuativi nel territorio della Repubblica". Il Segretario ha sottolineato che tale modifica in realtà allunga i tempi rispetto alla normativa precedente, poiché il concetto di dimora è eliminato in favore della sola "residenza anagrafica ed effettiva", escludendo quindi "i permessi di soggiorno che prima venivano computati". Questo periodo ventennale è ridotto a dieci anni per l'adottato di cittadino sammarinese e per il coniuge o unito civilmente.
La maggiore frizione si è avuta sull'emendamento presentato da Alleanza Riformista che proponeva un innalzamento del requisito temporale a "almeno 30 anni continuativi", con una riduzione a 20 anni "per coloro che al momento della richiesta si obbligano a rinunciare ad ogni altra cittadinanza posseduta entro un anno dalla concessione di quella sammarinese". Questo "doppio binario" ha scatenato le reazioni contrarie di gran parte della Commissione, che lo ha interpretato come un tentativo di reintrodurre indirettamente l'obbligo di rinuncia. Il commissario Zonzini ha espresso la propria contrarietà criticando la logica della proposta: "Sembra quasi una specie di elemento punitivo per chi non vuole rinunciare alla cittadinanza d'origine". La commissaria Giulia Muratori di Libera ha ribadito la posizione della maggioranza: "Non condividiamo questa differenza proprio perché sembra si voglia cittadini di serie A e cittadini di serie B, premiando chi rinuncia alla cittadinanza d'origine e penalizzando chi le tiene tutte e due". Posizione condivisa anche dal collega di maggioranza Ilaria Bacciocchi (PSD), che ha sollevato il dubbio su un "profilo di incostituzionalità perché comunque due persone identiche per requisiti vengono trattate poi in modo diverso solo per la scelta di non rinunciare alla cittadinanza di origine". La commissaria Berti, replicando, ha negato l'incostituzionalità, sostenendo che "lo Stato può anche porre delle condizioni". Ha ribaltato l'accusa, affermando che la vera discriminazione è nella norma poi approvata: "Avremo dei naturalizzati che effettivamente hanno rinunciato alla cittadinanza di origine e hanno giurato fedeltà a questa Repubblica e avremo invece in futuro dei naturalizzati che lo sono avendo anche altre cittadinanze di origine". Dopo un confronto serrato l'emendamento di Alleanza Riformista è stato respinto con 10 voti contrari.
Negli articoli successivi sono stati introdotti gli altri elementi di novità della legge, ovvero requisiti di integrazione culturale per chiedere la cittadinanza sammarinese per naturalizzazione. Il primo requisito è una conoscenza della lingua italiana "non inferiore al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER)". L'altro è il superamento di un "test di conoscenza della storia e delle istituzioni sammarinesi". Questa introduzione ha sollevato un dibattito sull'opportunità di tali misure. La commissaria Berti ha espresso il timore che la norma evidenzi un pregiudizio nei confronti dei naturalizzati, accusati indirettamente di non avere questo tipo di conoscenza. "Abbiamo prova - ha detto - di cittadini naturalizzati che a volte, anzi spesso, sono dei veri esempi di sammarinesità e di attaccamento alle nostre istituzioni". Il Segretario ha respinto l'accusa di pregiudizio, definendola una "provocazione culturale". Ha spiegato che la richiesta di conoscenza istituzionale è una prassi di molti stati e che i giovani sammarinesi già studiano "diritto e storia sammarinese".
Il commissario Zonzini ha lodato l'emendamento come un "buon compromesso", ma ha suggerito di coinvolgere entità accademiche, in particolare l'Istituto Studi Giuridici e il Centro Studi Storici Sammarinesi, nella creazione del regolamento. Ha poi proposto di estendere questo modello di test anche a "non residenti che vogliono entrare nelle graduatorie scolastiche e in generale partecipare a determinati concorsi pubblici", specialmente in vista dell'Accordo di Associazione con l'Unione Europea. Per evitare che la nostra amministrazione diventi "un'alternativa come un'altra a essere impiegati nel comune di Rimini o di San Leo". Questa idea è stata ripresa dal commissario Carattoni, che ha ritenuto che "un esame ben più sofisticato e dettagliato debba essere preteso da parte di tutti coloro i quali cittadini stranieri vengono a San Marino a esercitare delle funzioni". Carattoni ha citato esempi di "sgrammaticature evidenti" da parte di alti funzionari stranieri che dimostrano "uno scarso rispetto per le istituzioni dovuto proprio a un'ignoranza che c'è", come la confusione tra Segretario di Stato e assessore. Il Segretario ha condiviso queste preoccupazioni, ammettendo che l'apertura alla conoscenza istituzionale in questo ambito potrebbe essere "il preludio anche istituire dei veri e propri corsi" per coloro che aspirano a "cariche importanti nel nostro paese". L'emendamento è stato accolto con 11 voti favorevoli e un astenuto.
All'articolo 6 sono state introdotte importanti disposizioni transitorie. La prima è la sospensione della cancellazione dai registri dei cittadini sammarinesi per origine, figli di un solo cittadino sammarinese che, non hanno chiesto di mantenere la cittadinanza del Titano entro il 25esimo anno di età. Questa disposizione ha "efficacia ex tunc" ovvero retroattiva e viene introdotta "nelle more di una revisione organica e complessiva" della materia. La seconda è la reiscrizione su richiesta. Coloro che sono stati cancellati nei 24 mesi precedenti l'entrata in vigore della legge, per non aver adempiuto agli obblighi di rinuncia, possono essere reinseriti nei registri, purché risultino residenti. Il Segretario ha stimato che la prima disposizione, che sospende le cancellazioni, riguardi circa 300 casi, tutti residenti. Il terzo comma, sulla reiscrizione, riguarda invece circa 80 casi. "È una sorta di semplificazione - ha detto Belluzzi - nei confronti di chi ha non aveva rinunciato alla cittadinanza d'origine e ha ancora a tutti i requisiti".
Durante la discussione, il commissario Carattoni ha sollevato la questione delle "sanatorie" non risolte, riferendosi alla storica discriminazione di genere che ha impedito ai figli di madre sammarinese di acquisire la cittadinanza per origine. Ha chiesto se la nuova norma transitoria non fosse l'unica strada rimasta per questi discendenti, ovvero l'obbligo di risiedere "per almeno 6 anni", come previsto nell'articolo 5. Il Segretario ha riconosciuto la delicatezza del tema, confermando che il problema della "disuguaglianza tra le donne e gli uomini della nostra Repubblica" è un percorso storico, ma ha spiegato che la norma transitoria non copre queste casistiche che necessitano di una "revisione organica e complessiva della disciplina" da affrontare separatamente.
Nelle dichiarazioni di voto Giovanni Maria Zonzini (Rete) ha spiegato: "Noi siamo favorevoli da sempre alla rimozione dell'obbligo di rinuncia per i naturalizzati. Con questo provvedimento si fa un passo molto importante per integrare meglio tutti coloro che vogliono essere cittadini di questo paese, senza rinunciare o fare esplicita o meglio formale rinuncia alle proprie radici, alla propria tradizione familiare e al proprio passato".
Dal Psd Ilaria Bacciocchi ha ricordato come l'iter sia nato dall'approvazione di un'istanza d'Arengo, esprimendo dispiacere "che una parte della maggioranza si sia distaccata dalla visione complessiva che si è ritenuto di portare avanti". Marinella Chiaruzzi (Pdcs) ha ringraziato tutte le forze politiche per l'apporto, anche Alleanza Riformista "le cui riflessioni ci tengono in qualche modo a ribadire la passione e il legame con una storicità e anche dei valori della nostra cittadinanza. Abbiamo posizioni diverse su alcuni aspetti - ha detto - ma è sempre bene che le opinioni di tutti vengano ascoltate e che ci diano gli spunti per cercare di fare una scelta il più ponderata possibile".
Da Ar Maria Luisa Berti ha spiegato la propria astensione: "La posizione di Alleanza Riformista è che avevamo assunto una posizione politica sulla necessità che prima di intervenire sulla naturalizzazione sarebbe stato opportuno fare un esame dell'intera materia della cittadinanza. Avremmo voluto ribaltare le priorità, e l'iter che l'aula sta seguendo, cioè quello indicato nell'ordine del giorno che ci appresteremo a votare, doveva essere fatto prima di oggi".
Giulia Muratori, Libera, ha rivelato che "c'era la volontà di portare tutti gli aspetti in questo provvedimento, ma per sintesi in maggioranza si è deciso di concentrarsi solo sulla naturalizzazione per darci più tempo di riflettere, non solo in maggioranza ma soprattutto con il paese, su dove e come vogliamo modificare questa legge. È importante sottolineare che da parte nostra non c'è la volontà di fermarsi qui; anzi, c'è la volontà di aprire un ulteriore confronto".
Maria Katia Savoretti ha illustrato la posizione di Repubblica Futura: "Abbiamo criticato il metodo portato avanti dal governo per mancanza di un confronto. Sono passati tanti mesi da quando il progetto è passato in quest'aula in prima lettura e mai siamo stati chiamati al tavolo per un confronto, se non una settimana prima di questa Commissione. Siamo dispiaciuti perché anche oggi in quest'aula sono emerse tantissime questioni e criticità ragionando sui vari aspetti, ed è necessario affrontarle. In questi mesi si sarebbe potuto affrontarle tutte in maniera condiva, ma questa condivisione purtroppo non c'è stata."
Il lavoro della Commissione si è concluso con l'approvazione dell'ordine del giorno promosso da Dc, Libera e Psd, con l'impegno a una revisione organica e complessiva della disciplina sammarinese in materia di cittadinanza.