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La questione Riccio-Zechini ancora al centro del dibattito politico

21 dic 2010
San Marino - La questione Riccio-Zechini ancora al centro del dibattito politicoLa questione Riccio-Zechini ancora al centro del dibattito politico
La questione Riccio-Zechini ancora al centro del dibattito politico
“Troppo gravi i toni delle minacce per essere tollerate”. Le forze di opposizione tornano sulla commissione esteri di ieri e in particolare sulla querelle Riccio/Zechini. Il documento finale della commissione amministrativa ritengono sia chiaro ed inequivocabile, ritengono che il coordinatore delle forze di polizia non possa restare al suo posto. Ne chiedono la rimozione e si aspettano che il Governo lo faccia sulla base dell’ordine del giorno approvato ieri dalla Commissione Affari Esteri. Accusano l’esecutivo di aver voluto chiudere gli occhi di fronte ad una situazione intollerabile, di aver agito con superficialità, di voler minimizzare o, peggio ancora, insabbiare. Fanno sapere che non intendono lasciar correre: “per noi – tuonano –questa vicenda non è affatto chiusa. Vigileremo – aggiungono – perché si arrivi all’unica soluzione possibile: la rimozione del dottor Riccio”. Annunciano l’intenzione di esercitare pressioni sul Governo e non escludono anche il ricorso all’eventuale richiesta di dimissioni per i Segretari di Stato agli Interni e agli Esteri “se – dichiarano – dimostrassero di non essere in grado di far fronte alle loro responsabilità”. Non si è fatta attendere la replica del Segretario agli Interni, Valeria Ciavatta, che afferma “se il dottor Riccio dovrà essere allontanato spetterà alla Commissione di disciplina deciderlo”. Il Segretario ricorda che l’ordine del giorno conferisce al Congresso di Stato il compito di trasmettere gli atti agli organi disciplinari “e questo – dichiara - intendiamo fare. Avevamo espresso un biasimo – aggiunge Valeria Ciavatta – sulla scorta di altri elementi in nostro possesso, relativi ad episodi diversi, oggi l’opposizione cavalca invece una questione di natura politica mentre sarebbe il caso di evitare clamori proprio nell’interesse dello Stato e delle istituzioni. Su tutta la questione – conclude – saranno gli organi competentia pronunciarsi”.