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Quote miste e pari opportunità: il parere delle forze politiche

19 gen 2006
Quote miste e pari opportunità: il parere delle forze politiche
Per Angela Venturini dei Popolari Sammarinesi la parità tra i sessi è già riconosciuta dal diritto: 'Imporre per legge la presenza femminile nelle liste e nelle preferenze va a sminuire e ghettizzare le donne. Si dovrebbe semmai intervenire con altri strumenti che permettano realmente alla donna di fare politica'.
Prevedere la presenza di donne nelle liste è per Glauco Sansovini di Alleanza Nazionale un fatto molto positivo. 'Ridicolo invece – aggiunge – il discorso relativo alle preferenze, poiché in contrasto con quanto la donna ha conquistato nel tempo in termini di parità. Un’imposizione – conclude – lesiva della libertà dell’elettore. Tutto ciò è anti-democratico'.
'E’ giusto - secondo Monica Bollini dei Sammarinesi per la Libertà - prevedere una percentuale di candidate nelle liste. Votare almeno una donna rientra, invece, in un discorso di maturazione culturale degli elettori. Che sia stabilito per legge fa sembrare che i cittadini non siano pronti ad accogliere donne in politica. Positiva la legge, ma potrebbe dimostrarsi un’arma a doppio taglio e apparire come un’imposizione'.
Giudizio positivo sulla presenza femminile nelle liste anche da parte di Antonio Volpinari del Nuovo Partito Socialista che tuttavia esprime riserve sulle preferenze, 'trattandosi – ha detto - di una forzatura sulla libera scelta dell’elettorato'.
Condivide la proposta Francesca Michelotti di Sinistra Unita. 'E’ evidente – sostiene – che la politica è in mano agli uomini. Questo resta l’unico modo per garantire una partecipazione femminile in ambito politico. E le donne devono entrare – aggiunge – non in nome di un astratto principio di parità, ma della loro diversità e differenza di opinioni'.
'Con questa proposta – dichiara Ivan Foschi di Rifondazione Comunista – si viene a creare un bilanciamento dei generi che trova il favore del partito. Sulle preferenze andrebbe fatta un’ulteriore verifica tecnico-giuridica perché il timore è quello di creare forme di condizionamento. Servirebbero inoltre interventi sul piano sociale, a sostegno della famiglia, per consentire effettivamente alle donne di partecipare alla politica'.
'Siamo assolutamente del parere che si debba incentivare la presenza femminile in ambito politico e istituzionale – sostiene Valeria Ciavatta di Alleanza Popolare – occorre tuttavia un ulteriore confronto sulla limitazione del diritto dell’elettore riguardo alle preferenze. Sì alla proposta purché non si tratti di una pura operazione di facciata e che ci sia la reale volontà di arrivare alla legge'.
'La presentazione di questa proposta - secondo Claudio Podeschi del Partito Democratico Cristiano – è il risultato di un normale percorso intrapreso da tempo dal PSD. Tuttavia la DC esprime forti riserve sul fronte dell’aspetto legato alle preferenze. Non è attraverso un’imposizione – ha detto Podeschi – che si può incentivare e qualificare una rappresentanza politica'.
'Si tratta di una risposta concreta ad un problema realmente sentito nel Paese – commenta invece Mauro Chiaruzzi del PSD. Con questa proposta si può arrivare veramente alla parità. Siamo fiduciosi e crediamo che in base all’accoglimento o meno, verrà allo scoperto chi predica bene e razzola male. La proposta deve comunque aprire un forte confronto nel Paese e si deve discuterne a tutti i livelli'.