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Referendum giustizia: la sentenza dei Garanti riaccende lo scontro

di Monica Fabbri
3 apr 2020

La sentenza del Collegio è molto chiara: il quesito non è ammissibile perché il Consiglio Giudiziario non è un organo del potere giudiziario, non essendo indicato come tale nella Dichiarazione dei Diritti e neppure in altra legge costituzionale”. Così la maggioranza, che torna su un tema oggetto di feroce scontro politico, prima che l'emergenza sanitaria spostasse l'attenzione su altro. Per il Comitato promotore si apre invece un vulnus a livello legislativo “perché da una sentenza dei Garanti del 2007 – ricorda il legale rappresentante – si stabilisce che non si possono fare referendum abrogativi su leggi qualificate e oggi il Collegio ci dice che i cittadini non possono neppure ricorrere, per opporsi, al referendum Confermativo. L'unico modo per smontare la legge – spiega Fabrizio Perotto – è il referendum propositivo, che ha tempi biblici”. La maggioranza a sua volta ricorda “l'iter travagliato a causa dell’ostruzionismo dell’opposizione di una legge qualificata approvata a larghissima maggioranza, il cui unico scopo era permettere al Consiglio Giudiziario in seduta plenaria di poter riunirsi legittimamente e pariteticamente tra componente togata e componente politica”. Punto – questo – su cui le posizioni restano distanti. “Può essere equilibrato – chiede Perotto – un organismo dove viene rappresentato un solo grado di giudizio?”Definisce poi “un controsenso assurdo” che il Dirigente del tribunale non vi partecipi. L'aspetto politico della legge – conclude - è che non ne farà più parte neanche chi aveva in mano i fascicoli del Mazzini, “messaggio chiaro - dice - che la politica governativa ha mandato a qualcuno”. La maggioranza non ha invece dubbi: la decisione di parte dell’opposizione di indire un referendum aveva come unico obiettivo la sospensione dell’attività dell'organismo istituzionale, abusando degli strumenti di democrazia pur di ottenere i propri risultati. Da ora, quindi, il Consiglio Giudiziario potrà riunirsi legittimamente, “primo passo – conclude la maggioranza - verso una riforma radicale della Giustizia, per renderla completamente indipendente ed autonoma rispetto agli altri poteri dello Stato”.