“Ad oggi non risultano elementi che comprovano collegamenti diretti tra la Repubblica di San Marino ed organizzazioni criminali italiane o estere”. Ciononostante il Titano resta esposto ai rischi di infiltrazione della criminalità economica soprattutto nei settori dell’e-commerce, del commercio di auto usate, del commercio di bevande e dei prodotti per la cura della persona, con “fenomeni fraudolenti”, distorsioni commerciali e operazioni sospette che in alcuni casi richiamano ambienti riconducibili alla ‘ndrangheta.
È quanto emerge dalla prima relazione della Commissione consiliare sul fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata, presentata oggi in Consiglio Grande e Generale. La Commissione - composta da Gian Nicola Berti (Presidente), Ilaria Bacciocchi, Sara Conti, Mirko Dolcini (subentrato a marzo 2026 a Gaetano Troina), Andrea Menicucci, Giulia Muratori, Emanuele Santi, Alessandro Scarano - indica nell’e-commerce “il settore ad oggi di maggiore preoccupazione”, spiegando che nei primi 4 mesi del 2025 sono arrivate al Sicae 3440 telefonate e segnalazioni di truffe online.
Secondo la relazione, una parte delle criticità riguarda piattaforme online riconducibili a società sammarinesi o operative sul Titano che vendono prodotti “di qualità pressoché nulla” e per i quali “i consumatori hanno difficoltà ad ottenere il rimborso”. Nel mirino finiscono anche le modalità di pagamento. La Commissione sottolinea che il pagamento in contrassegno “potrebbe essere sintomatico di una modalità attraverso la quale venga effettuato riciclaggio di denaro”, mentre vengono segnalate anche “numerose truffe finanziarie legate all’utilizzo di piattaforme di trading online e di criptovalute”.
Il settore della compravendita di autoveicoli è definito “ambito di potenziale criticità sotto il profilo del rischio di infiltrazioni”. La relazione richiama anomalie legate a “sotto-fatturazione di auto usate”, frodi carosello IVA e società riconducibili “ad ambienti criminali”. Secondo la Commissione, alcune indagini avrebbero evidenziato collegamenti con contesti ‘ndranghetisti e con reti operative tra Italia e San Marino.
Tra i comparti osservati ci sono anche il commercio di bevande, prodotti per l’igiene domestica e beni di largo consumo. La Commissione segnala che alcune società “operano prevalentemente tramite triangolazioni commerciali” e che sarebbero emersi schemi di import-export con “fatture di grosso importo” e rivendita tramite “società di fatto riconducibili allo stesso gruppo”. Vengono inoltre richiamate alcune operazioni italiane che avrebbero evidenziato “dislocazioni internazionali” di attività commerciali collegate a soggetti arrestati o indagati in Italia.
Nel documento la Commissione sottolinea che “le organizzazioni criminali si insinuano dove c’è opacità e vulnerabilità del sistema economico-finanziario”. E aggiunge che fenomeni come frodi carosello, evasione IVA internazionale, truffe online e uso distorto di strutture societarie “rappresentano segnali di attenzione che impongono un rafforzamento degli strumenti di monitoraggio e prevenzione”.
Tra i problemi emersi nelle audizioni con forze di polizia, magistratura, Aif e organismi di controllo, la Commissione segnala soprattutto difficoltà di coordinamento e circolazione delle informazioni. Nel testo si parla di “criticità ricorrenti” che “indicono sull’efficacia degli strumenti di prevenzione e contrasto”, oltre a “sovrapposizioni” tra autorità e tempi di reazione dell’amministrazione “non sempre risultati pienamente compatibili con la velocità delle dinamiche economiche”. Secondo il documento, uno dei nodi principali riguarda proprio lo scambio informativo tra uffici e corpi di polizia.
“La presenza di più soggetti con competenze concorrenti o parzialmente sovrapposte rappresenta un elemento di ricchezza”, si legge, “ma comporta anche il rischio di dispersione di risorse, duplicazione delle attività e difficoltà nella condivisione delle informazioni”. Le forze di polizia avrebbero inoltre lamentato “la mancanza di riscontri” sulle segnalazioni trasmesse al Tribunale.
Nel capitolo conclusivo la Commissione chiede quindi una profonda revisione dell’intero sistema dei controlli economici e amministrativi. Tra le priorità indicate figurano una piattaforma informatica unica tra le autorità di vigilanza, l’accesso condiviso alle banche dati, il rafforzamento dei controlli preventivi e della tracciabilità finanziaria, oltre a una maggiore interoperabilità tra organismi investigativi. La relazione propone anche di ampliare l’accesso ai dati del sistema europeo C.E.S.O.P., di introdurre strumenti informatici “in grado di raccogliere, aggiornare e mettere in relazione i dati relativi agli operatori economici, alle strutture societarie e ai beneficiari effettivi”, e di rafforzare il monitoraggio su attività considerate particolarmente esposte, come commercio online, logistica, auto usate e comparti con elevata movimentazione finanziaria.
La Commissione suggerisce inoltre nuove misure operative: obbligo per gli operatori economici di comunicare indirizzi web e pagine social utilizzate per la vendita online, revisione dei codici Ateco e delle autorizzazioni, controlli più stringenti sulle combinazioni di attività considerate a rischio e maggiore trasparenza sui flussi commerciali.
Un altro punto ritenuto centrale è il rafforzamento del Tavolo Congiunto tra forze di polizia, organismi di controllo e amministrazione pubblica, con “scambio strutturato di informazioni”, attività di formazione condivise e coordinamento permanente tra gli uffici.
“Fondamentale”, conclude la relazione, è che il Tavolo Congiunto “prosegua tutti gli approfondimenti normativi da porre in essere per risolvere le criticità sopra evidenziate” e continui “a razionalizzare il sistema dei controlli”, accompagnando “gli operatori economici a garantire elevati standard di trasparenza, legalità e affidabilità del proprio sistema economico”.