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Le relazioni con l’Italia al centro del discorso di ingresso dei Capitani Reggenti

1 apr 2011
La guerra in Libia, la catastrofe nucleare in Giappone, la prossima visita del Papa. Tutto dedicato all’attualità il primo discorso dei Capitani Reggenti che si sono soffermati a lungo sullo stato dei rapporti con l’Italia. E questo è stato il filo rosso che ha legato i vari passaggi della cerimonia di ingresso: dal commento dell’Ambasciatore d’Italia, all’omelia del vescovo Luigi Negri.
L’amicizia, solida, storica e fraterna tra i due Paesi – sottolinea la Reggenza – non è mai stata messa in dubbio. L’asilo offerto a Garibaldi – dicono i Capi di Stato ricordando i festeggiamenti per il 150esimo dell’unità d’Italia – forse ha cambiato le sorti del risorgimento italiano. Da allora i due Paesi sono stati accomunati dallo stesso destino. Vogliamo credere che nulla sia cambiato, afferma la Reggenza. Che permanga la consapevolezza del valore della nostra Repubblica e delle sue istituzioni. Vogliamo credere che questo delicato momento storico sia frutto di contingenze in via di superamento. Le criticità e le incomprensioni che hanno ultimamente caratterizzato i rapporti bilaterali, determinano una situazione molto grave e preoccupante per la tenuta economica del sistema San Marino. La Reggenza si è detta convinta che il governo sia fortemente impegnato sulla strada della trasparenza e della cooperazione internazionale e che sia chiara la determinazione di proseguire su questo percorso. Per San Marino il tempo è vitale e non possiamo più permetterci di attendere. Tutti, dice la Reggenza, dobbiamo attivarci per far si che il governo italiano voglia riconoscere il valore del nostro Stato e definire a breve le procedure per rendere operative le intese già raggiunte. La via più breve, rimarcano i Capi di Stato, è la comunicazione diretta tra i due governi. Ora più che mai, dice la Reggenza, servono unità e rispetto reciproco in tutti gli ambiti politico-istituzionali, per affrontare la complessa congiuntura che sta pesantemente abbattendosi sul nostro Paese. Occorre fare tutti uno sforzo, conclude la Reggenza, per ricondurre ogni azione politica alla dimensione più vera del servizio esclusivo per l’attuazione del bene comune.

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