All'indomani del passaggio in Commissione, la Segreteria Interni ricorda i due pilastri della riforma: il superamento dell'obbligo di rinuncia alla cittadinanza d'origine per i naturalizzati, allineando San Marino alle migliori prassi internazionali. Poi, l'introduzione del requisito linguistico e di una prova di conoscenza della storia e delle istituzioni sammarinesi, introducendo un elemento di rigore e garanzie di accesso alla cittadinanza quale atto consapevole e partecipato. Guarda al dibattito in Aula: “intenso e dal contributo costruttivo di tutte le forze politiche, con una sola astensione, che non rappresenta una bocciatura nel merito, ma un monito che la Segreteria accoglie come stimolo. Rispetto all'ordine del giorno approvato, ricorda l'obiettivo: avviare studio e confronto verso un testo unico, una riforma di sistema rispetto all'attuale frammentazione - ben 18 disposizioni stratificate negli anni. “Un impegno doveroso verso i cittadini garantire una normativa pienamente leggibile – commenta il Segretario Andrea Belluzzi – che legge nel passaggio del progetto di legge “un segnale di apertura e rigore, un passo essenziale verso la modernizzazione”.
Anche il Partito dei Socialisti e Democratici nel sottolineare un risultato politico importante, che testimonia una convergenza trasversale su un tema sensibile e identitario, conferma l'impegno per una riforma equilibrata e rispettosa dei valori democratici e comunitari.
Repubblica Futura motiva la sua non partecipazione al voto, stigmatizzando l’approccio parziale al tema della cittadinanza e la scarsa condivisione sul progetto di legge, depositato – dice - oltre un anno fa. Rilievi poi sul fatto che il progetto di legge in materia di incompatibilità fra soggetti che ricoprono cariche elettive all’estero e incarichi nelle Segreterie giaccia nei cassetti della Commissione da febbraio. Critiche al metodo anche rispetto all'ordine del giorno presentato dalla maggioranza.
Per Libera "una scelta di civiltà che mette fine a una discriminazione ingiusta e un risultato che fa compiere un passo avanti verso una normativa più equa, moderna e coerente con i valori della Repubblica, nella capacità di includere chi dimostra con la propria vita di voler essere parte della nostra comunità". Ritiene poi l'avvio di una stagione di studio e confronto verso un Testo Unico in materia “un lavoro fondamentale per fare chiarezza normativa, razionalizzare le procedure, valutare le incompatibilità, costruire una sintesi condivisa”.
Rete saluta l’eliminazione dell’obbligo di rinuncia alla cittadinanza originaria come un risultato “atteso da tempo” e frutto di una battaglia storica del movimento. Richiama inoltre i riflessi sulla legge elettorale, come evidenziato dal Segretario Giovanni Zonzini, definendo “paradossale” la disparità tra chi vive da generazioni all’estero e chi risiede da decenni in Repubblica. RETE invita comunque a vigilare sul percorso del progetto di legge per evitare che venga snaturato.
A poche ore dal vaglio in Commissione, Domani Motus Liberi, che insieme a Rete, dalle opposizioni, ha votato sì, aveva espresso favore al pdl, per una scelta non più rinviabile, chiedendo però al Governo di rendere noto il numero di persone che potrebbero effettivamente beneficiare della modifica, per valutarne gli effetti.