Per contrastare il crollo delle nascite, il Consiglio di giugno si prepara ad approvare una delle riforme sociali più attese degli ultimi anni. Ma i sindacati chiedono di avere voce in capitolo prima del voto definitivo. CSdL, CDLS e USL hanno quindi inviato una lettera congiunta al Segretario di Stato Stefano Canti e ai Gruppi consiliari, chiedendo un incontro urgente sul progetto di legge dedicato a famiglia, maternità e natalità.
Un testo che promuovono nell'impianto generale, ma che ritengono ancora incompleto. La posta in gioco è alta. In vent'anni i nuovi nati a San Marino si sono più che dimezzati: dai 296 del 2004 ai 144 del 2024. Una tendenza che preoccupa istituzioni e parti sociali e che il progetto di legge prova a invertire con una serie di misure concrete. Tra le principali novità figurano il bonus bebè da mille euro per ogni nuovo nato, il raddoppio del congedo di paternità a venti giorni retribuiti, l'aumento all'80% della retribuzione dell'indennità per il congedo parentale nei primi tre mesi e l'introduzione, per la prima volta, della figura del caregiver familiare retribuito dallo Stato.
Misure importanti, riconoscono i sindacati, ma restano alcune criticità. Secondo le tre sigle, il reddito minimo garantito durante la maternità anticipata non dovrebbe essere riservato alle sole lavoratrici autonome con mansioni incompatibili con la gravidanza, ma esteso a tutte le donne. Sul congedo parentale chiedono inoltre che il minimo garantito valga indipendentemente dal tipo di contratto e che sia riconosciuto anche alle disoccupate.
Sotto i riflettori anche la situazione dei lavoratori frontalieri residenti tra San Marino e Italia, esclusi dai congedi per assistere familiari non autosufficienti. Una disparità che i sindacati chiedono di colmare almeno parzialmente — riconoscendo i congedi a chi, come i figli unici, non ha alternative nel paese di residenza.
Mentre, sulla disciplina dei caregiver, invitano a superare il limite delle cinquanta domande annue e ad estendere il beneficio anche a pensionati e persone non occupate. Sugli assegni familiari, contestano la scelta di modulare gli importi sul solo reddito, definendola iniqua. E segnalano un'ultima contraddizione: i congedi e i permessi per esigenze familiari non vengono conteggiati ai fini dei premi di presenza; penalizzazione che colpisce proprio chi la legge vorrebbe tutelare. Il messaggio dei sindacati è netto: il pdl rappresenta un passo avanti importante, ma prima dell'approvazione definitiva c'è ancora spazio per renderlo più equo ed efficace.