È uno dei passaggi più delicati dell’intera legislatura e segna un banco di prova per il Governo e la maggioranza. Il Segretario di Stato alle Finanze Marco Gatti ha introdotto in aula il progetto di legge che interviene sull’IGR, illustrandone i principali obiettivi: riequilibrare il carico fiscale tra le varie categorie di reddito senza modificare le aliquote; ampliare la base imponibile, in particolare per i redditi prodotti in territorio da soggetti esteri; semplificare le procedure di accertamento, rendendo il sistema sanzionatorio più graduale e coerente; superare regimi transitori prorogati oltre le intenzioni originarie; potenziare i controlli contro evasione ed elusione, anche attraverso nuove risorse; destinare il maggior gettito ad investimenti strategici e misure sociali mirate. Gatti ha sottolineato che si tratta di un progetto aperto, disponibile a recepire osservazioni e modifiche nel confronto con l’Aula e le parti sociali.
Nettamente critico, sin dalle prime battute, il giudizio delle forze di opposizione, che hanno chiesto il ritiro del testo ritenendo che la riforma colpisca duramente lavoratori e pensionati, introducendo – denunciano – anche una sorta di “tassa etnica” a carico dei frontalieri. Nel corso del dibattito, la maggioranza ha depositato un ordine del giorno che impegna il Congresso di Stato a presentare entro fine settembre una “Agenda per la crescita” da realizzare nei successivi dodici mesi e, entro l’anno, un piano di contenimento della spesa pubblica, con misure puntuali per comparto, ispirate a criteri di efficienza e trasparenza. “È un commissariamento del Segretario Gatti”, ha attaccato Matteo Zeppa di Rete, mentre Enrico Carattoni di Repubblica Futura ha parlato di una “sgrammaticatura politica”. Toni dunque subito accesi all’arrivo in aula del Progetto di riforma dell’IGR, un testo già fortemente contestato anche dai sindacati, che hanno minacciato lo sciopero generale.