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Riorganizzazione scolastica, chiusura dell'infanzia a Dogana e Chiesanuova: dibattito in Commissione

Le proposte di Lonfernini a fronte di gravi problemi strutturali e alla luce dei numeri allarmanti sulla denatalità

di Monica Fabbri
2 mar 2026

In Commissione Interni ed Istruzione il Segretario Teodoro Lonfernini riferisce sulla chiusura dell’infanzia di Dogana, questione – ricorda - dibattuta da “almeno trent’anni”. Decisione presa a causa di "criticità strutturali consistenti" che rendono l'edificio non più idoneo all'attività didattica. I bambini saranno trasferiti nei plessi di Ca' Ragni, Falciano e Serravalle, mentre la struttura di Dogana sarà utilizzata per i centri estivi fino a nuova destinazione. Lonfernini ribadisce l'importanza di un confronto con la comunità, annunciando un incontro con la Giunta di Castello e le famiglie per condividere la scelta. Ancor più delicata la situazione di Chiesanuova: definisce la scuola dell’infanzia “completamente inadeguata” e “di fatto non utilizzabile”, a causa di gravi problemi strutturali. A preoccupare ulteriormente i dati demografici, con solo due bambini nati nel Castello nel 2025 e proiezioni che prevedono solo 14 iscritti nel 2028-2029, al di sotto del numero minimo per attivare una sezione.

In questo contesto, Lonfernini dichiara che non è "concepibile né possibile" garantire il servizio in futuro con numeri così ridotti. La soluzione proposta è l'unificazione temporanea della scuola di infanzia e primaria nella sede della scuola elementare, considerata "performante ed efficiente". Il Segretario assicura che gli interventi tecnici sono già in corso per rendere la struttura pronta per l’anno scolastico 2026-2027, sottolineando la sostenibilità didattica e sociale dell'operazione. La scelta di unificare i plessi a Chiesanuova per evitare la chiusura totale è accolta positivamente dai commissari che, preoccupati dai numeri allarmanti sulla denatalità, invitano a lavorare per invertire la rotta.

Enrico Carattoni di RF denuncia l’assenza di una strategia governativa complessiva mentre Marinella Chiaruzzi del PDCS sollecita politiche territoriali capaci di contrastare l’impoverimento demografico dei centri più piccoli. Finché i trend demografici non cambieranno certe scelte saranno inevitabili, afferma per AR Maria Luisa Berti. Per Giovanni Zonzini di Rete il problema non è economico ma didattico, chiedendo un piano per la riconversione degli edifici dismessi, evitando che diventino strutture inutilizzate.

Non si può “ragionare solo sui numeri”, afferma Giuseppe Maria Morganti di Libera, che ritiene quanto mai necessario riflettere su nuovi modelli educativi, ispirandosi anche a esperienze internazionali come quella finlandese, e avviare un confronto con dirigenti e consulenti.

Pur riconoscendo la qualità della scuola sammarinese, per Maria Donatella Merlini del PSD è fondamentale un continuo aggiornamento del sistema scolastico. Appoggia l'idea di un modello di pluriclasse innovativo, già sperimentato con successo nella scuola di Montegiardino, e auspica che questo approccio venga adottato anche a Chiesanuova. 

Proprio sulle esigenze della nuova didattica si concentra il riferimento di Lonfernini, a seguito dell’Ordine del Giorno approvato dalla I Commissione a marzo dell'anno scorso. Tre le attività prioritarie per il sistema scolastico sammarinese: il completamento dell'Istituto Tecnico Industriale, con l’obiettivo di attivare anche un Istituto Professionale entro il 2027-2028; la Revisione della scuola media per strutturare l'orario su 5 giorni e potenziare le attività laboratoriali; Attività extrascolastiche e centri estivi, per offrire continuità educativa durante l’anno. Queste misure – afferma - mirano a rafforzare il sistema educativo, sostenere le famiglie e promuovere il benessere dei giovani. Sulla settimana corta, però, non tutti sono d'accordo. Si oppone Giovanni Zonzini, che critica l'idea come demagogica, concepita per assecondare il desiderio delle famiglie senza considerare le necessità didattiche ed educative. Le attività didattiche, afferma Enrico Carattoni, devono essere pensate per soddisfare le esigenze degli studenti, non solo di insegnanti e famiglie. Sostiene la settimana corta, invece, Marinella Chiaruzzi, osservando che è già una pratica comune in Italia e nel circondario mentre Gemma Cesarini chiede se sia stato considerato l'impatto sul tempo libero degli studenti, che solitamente dedicano a sport e compiti. A favore Barbara Bollini, che considera il tempo per la famiglia fondamentale. Le scelte devono equilibrare le esigenze didattiche e quelle familiari, aggiunge Maria Luisa Berti. Plauso corale, infine, all'ampliamento dei centri estivi, necessità condivisa tra maggioranza e opposizione: risponde alle necessità dei genitori lavoratori e può incentivare la crescita della famiglia, commenta Maria Katia Savoretti.






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