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Ritirata in Consiglio la mozione su Scaramella: Nps, Popolari e Noi sammarinesi hanno spiegato il motivo

27 set 2007
La conferenza stampa
La conferenza stampa
E’ ancora e sempre il caso di Mario Scaramella, ex consulente della commissione Mitrokhin al centro di complessi intrecci politico giudiziari a tenere banco. Nuovo partito socialista, Popolari e Noi sammarinesi affermano di essere rimasti molto delusi dal dibattito avvenuto nel dicembre 2006, quando il Segretario agli Interni relazionò in Consiglio. “Ancora troppe zone d’ombra – affermano – con la documentazione consegnata da Alvaro Selva che non fa altro che accrescere i già numerosi interrogativi. E’ tempo di chiarire una volta per tutte, o di metterci una pietra sopra: inutile che questa vicenda venga tirata fuori solo quando fa comodo a qualcuno”. E’ una storia di scatole cinesi quella che ripercorrono i tre partiti, che sottolineano alcuni passaggi definiti inquietanti riportati nella documentazione poi distribuita da Selva, acquisita dalla Procura di Bologna. “Intanto – rilevano – di Scaramella il congresso di Stato parlò, all’epoca delle delibere del 2004, perché il personaggio non può essere piovuto dal cielo. Ma nel dibattito del dicembre 2006 non si spiegano questi passaggi, tutto rimane generico ed evanescente”. Nella documentazione di Selva emerge che Scaramella, in tribunale, ebbe modo, parlando con un commissario della legge, di accedere e addirittura di copiare alcune parti di un fascicolo processuale aperto nel maggio 2005, relativo a canali finanziari fra Mosca e San Marino, con la storia della valigetta nucleare russa ritenuta credibile dall’ambasciatore israeliano, tanto da farlo precipitare ad incontrare un segretario di Stato. E ancora: nel giugno 2005 Scaramella si reca in gendarmeria per chiedere un incontro, mai avuto, con il comandante Zechini, “che fino a un paio di mesi prima – dice l’ex consulente – comandava la polizia aeroportuale di frontiera a Rimini e che in passato è stato attenzionato per sospette collusioni con la mafia russa nell’aeroporto. L’unico vero ufficiale dei servizi di sicurezza italiani – continua Scaramella – presente a San Marino è tale Faraone, che ha intrattenuto frequentissimi rapporti col comandante della gendarmeria Zechini, essendosi Faraone interessato in passato della mafia russa nell’aeroporto di Rimini, dove all’epoca lavorava Zechini”. E la storia di Scaramella si intreccia anche con quella della Finbroker di Loris Bassini, e sulla vicenda Telekom Serbia, ancora oggi tutt’altro che chiarita. “Tutto questo è vero o no? – domandano i rappresentanti dell’opposizione – Faraone è lo stesso che oggi dirige la nostra Interpol? E i sospetti sulla mafia russa? Le parole di Scaramella sono da prendere con le pinze – concludono – e oggi non diamo giudizi, ma queste cose vanno appurate per mettere la parola fine a una storia che si trascina da troppo tempo”.