C'è grande attesa per la “Conferenza internazionale di alto livello per la soluzione pacifica della questione palestinese e l’attuazione della soluzione dei due Stati” che si terrà a partire da domani presso la sede delle Nazioni Unite a New York. Avrebbe dovuto tenersi al Palazzo di vetro a giugno sotto la regia di Francia e Arabia Saudita, ma era stata rinviata a causa dell’attacco israeliano all’Iran.
Il Segretario agli Esteri Luca Beccari, presente all'assise, la ritiene una grande opportunità di confronto, sperando possa essere anche definita una linea comune sul riconoscimento dello Stato di Palestina. San Marino, dal canto suo, vuole arrivarci entro l'anno.
Nell'occasione l'Unione Europea ribadirà il suo impegno a favore della soluzione dei due Stati come unica via per una pace giusta, duratura e sostenibile. Verranno inoltre sottolineati gli sforzi dell'Ue per alleviare la situazione umanitaria sul campo, nonché il suo forte sostegno a un'Autorità palestinese riformata e rivitalizzata come legittimo organo di governo di un futuro Stato palestinese.
Sulla questione i grandi della terra si sono divisi. L'annuncio del riconoscimento da parte del presidente francese Emmanuel Macron ha suscitato la dura reazione di Israele e Stati Uniti. "Quello che dice non importa. Questa dichiarazione non ha alcun peso", ha commentato il Presidente Trump. Per la premier Meloni riconoscere sulla carta ciò che non esiste può essere addirittura controproducente. A monte – afferma – serve un processo per la costituzione di uno Stato della Palestina. Anche la Germania non seguirà la Francia. Con la decisione di Parigi, che verrà annunciata formalmente all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre, saranno in tutto 148 su 193 i membri dell'Onu a riconoscere la Palestina. Tra i primi a farlo: Iran, Turchia e Algeria dopo la dichiarazione di Arafat del 1988.