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Seduta delle riforme in Consiglio Grande e Generale: PA e imposta sui redditi

16 mag 2007
Sala del Consiglio
Sala del Consiglio
Possiamo definire questa seduta consigliare quella delle Riforme. Due importanti provvedimenti, infatti, hanno visto la luce in questa giornata di confronto politico in assemblea parlamentare. Il primo, in ordine cronologico, l’ordine del giorno della maggioranza per la Riforma della Pubblica Amministrazione. Un documento che approva le linee illustrate dal Segretario agli Interni, Valeria Ciavatta, e fissa la data del 30 giugno del 2008 per i primi interventi di riforma. Approvazione a maggioranza palese, senza nessun voto contrario. Tra le priorità: la riforma istituzionale della funzione amministrativa per realizzare la separazione tra responsabilità amministrative e politiche e la riorganizzazione della PA e dei suoi servizi, per porre fine a una condizione di provvisorietà e di precarietà. Saranno ridefiniti i ruoli dei dirigenti pubblici, riprogettata la Pubblica Amministrazione, determinati i dipartimenti svincolati dalle deleghe politiche; poi una nuova legge sulla dirigenza pubblica, nuove norme per la selezione del personale, accorpamenti tra settori e servizi, la dismissione di attività considerate non strategiche. Il processo sarà lungo ma - assicura il Segretario Ciavatta - inizierà subito. Già nella prossima settimana, infatti, riprenderanno gli incontri con i sindacati e il primo punto sarà quello delle regole per gli Inquadramenti.
Altro provvedimento, di grande portata, le modifiche all’imposta generale sui redditi. Un intervento che il Segretario Macina ha definito un grande passo in avanti, ispirato ai principi fondamentali dell’ordinamento europeo. Fra i cambiamenti più evidenti, l’abbassamento della pressione fiscale sulle società, che passa dal 19 al 17 per cento. Aliquota che viene estesa a tutti i soggetti d’impresa e ai lavoratori autonomi. Un passaggio apprezzato dalle opposizioni dalle quali sono arrivate però numerose critiche. Clelio Galassi chiedeva un provvedimento più ampio, come Marco Arzilli, di Noi Sammarinesi, che lo ritiene un intervento parziale. Sarebbe stato più coraggioso adottare un fiscalità più leggera unitamente ad una sburocratizzazione, considerata la portata della piccola e media impresa sul tessuto economico sammarinese. Contesta l’aumento della burocrazia Romeo Morri, dei Popolari: “questa legge – dichiara – aumenterà il contenzioso tributario. Della stesso opinione Marco Gatti, che per conto della Dc ha sviscerato tutti gli aspetti della nuova legge. “Inizia – sostiene Marco Gatti - un percorso di conformità alla normativa fiscale italiana. Fra gli appunti mossi dall’esponente democristiano, l’articolo 27 del testo che – afferma – favorisce la speculazione edilizia. Concetto rimarcato anche dal consigliere dei Popolari Morri. Critici anche i Nuovi Socialisti, che si sarebbero aspettati maggiori sforzi – ha dichiarato Rattini - per recuperare quote di elusione, patrimoni immobiliari finora sfuggiti al sistema impositivo. Monica Bollini contesta una mancata equità fiscale, Pier Marino Mularoni dei Democratici di Centro accusa di voler fare egali ai soliti noti. Enzo Colombini, di Sinistra Unita parla del rapporto di fiducia da instaurare fra fisco e contribuenti, Alberto Selva di Alleanza Popolare rileva come la bassa fiscalità attiri chi intende fare impresa. Il presidente del PSD, Giuseppe Morganti assicura che con i prossimi moduli si potrà fare di più. Il Segretario di Stato alle Finanze, Stefano Macina si dice convinto che la natura tecnica delle modifiche potrebbe rendere difficilmente comprensibile la portata del provvedimento ma assicura una serie di effetti positivi dell’intervento. A chi gli contesta di aver adottato questo provvedimento sulla scorta di pressioni che arrivano da altri paesi, Macina replica con l’invito a rileggersi il programma di governo dove questo intervento è indicato fra le priorità. Meglio – conclude - che le scelte le facciamo noi prima che ci siano prese di posizione fortemente critiche verso il nostro paese.