Al centro del dibattito, un caso concreto e sotto certi versi scomodo: Elia Rossi, Segretario Particolare del Segretario di Stato Rossano Fabbri, è anche Sindaco di Montegrimano. Circostanza che, secondo Repubblica Futura, rappresenta un'anomalia istituzionale intollerabile. Parte da qui il Pdl sull'“Incompatibilità dei Direttori di Dipartimento e del personale politico in seno alle Segreterie di Stato”, all'esame della Commissione Affari Istituzionali.
Maria Katia Savoretti sgombera subito il campo da ogni lettura personalistica: “Non è un attacco a nessuno. Il senso della nostra proposta – dice - nasce dalla convinzione che oggi esistano incompatibilità non ancora disciplinate dal nostro ordinamento. Chi ricopre ruoli apicali all'interno delle nostre istituzioni deve essere libero da altri incarichi, specialmente se ricoperti fuori dal nostro territorio”. Le fa eco il collega Enrico Carattoni: “Se avessimo avuto un intento punitivo contro una singola persona, avremmo inserito norme molto più pesanti”. Lo scopo di questo progetto parte da una premessa di fatto: fino ad oggi nessuno si era mai sognato di trovarsi in questo tipo di incompatibilità, ed è per questo che il legislatore non aveva mai pensato di doverla vietare espressamente”.
A nominare esplicitamente il protagonista della vicenda è Giovanni Maria Zonzini di Rete, con parole che non lasciano spazio all'interpretazione: “Vedere il Sindaco di Montegrimano nel governo di San Marino mi fa sentire – dice - come se fossimo tornati indietro di secoli, a quando eravamo un protettorato del Ducato di Urbino”. Dall'altra parte la maggioranza spinge per un approccio organico della materia. Il Segretario di Stato agli Interni Andrea Belluzzi riconosce il merito del tema, ma rilancia: “Questo progetto ha il merito indubbio di aprire una riflessione seria sul ruolo della politica. Però sembra essere partito da un fatto che riguarda una singola persona, e non è mai un buon segnale quando il Parlamento si impegna a fare una legge partendo da un caso individuale”. Propone un intervento strutturato, che affronti tutto: retribuzioni, incompatibilità, immunità.
Maria Luisa Berti di Alleanza Riformista tenta una mediazione: “Il tema delle incompatibilità va esaminato in una logica generale”. Richiama poi il lavoro del GRECO, il gruppo di esperti del Consiglio d'Europa sulla corruzione, le cui raccomandazioni vincolanti impongono a San Marino un aggiornamento profondo delle proprie norme. Più netta Ilaria Bacciocchi del Psd: “Le leggi non si devono costruire attorno alle persone, né per colpire qualcuno né per risolvere un singolo episodio. Ma fermarsi a questa critica sarebbe troppo facile, perché il progetto tocca un tema vero su cui siamo indubbiamente indietro”. Sulla stessa lunghezza d'onda Marco Mularoni del PDCS, che tuttavia non manca di rivolgere una critica speculare all'opposizione: “Spesso la maggioranza viene accusata di fare leggi "ad personam", ma in questo caso ci troviamo paradossalmente di fronte a un progetto dell'opposizione che sembra creato appositamente contro una persona specifica”.
Il momento più teso arriva con l'intervento del diretto interessato, il Segretario di Stato Rossano Fabbri, che non usa giri di parole: “Ci troviamo di fronte a un progetto di legge depositato "ad hoc" con l'unico e solo scopo di colpire una singola persona, ovvero il mio segretario particolare”. Fabbri difende il ruolo di Elia Rossi come prettamente amministrativo e privo di qualsiasi discrezionalità politica: “Tutto quello che compie il mio segretario particolare ricade sotto la mia esclusiva responsabilità politica”. Porta poi l'esempio storico di Pietro Franciosi, “uno dei padri del socialismo sammarinese, che mentre ricopriva incarichi importanti qui era contemporaneamente membro del Comune di Verucchio”.
Dai banchi di maggioranza prende la parola Giuseppe Morganti di Libera, che si rivolge a Fabbri: “Segretario, guardiamoci negli occhi, tutto il paese sa che il suo è un caso”. Pur favorevole a un intervento organico, sottolinea l’urgenza di risolvere subito il caso concreto, anche attraverso una semplice riassegnazione di funzioni, evitando soluzioni “ad personam” ma dando comunque una risposta immediata a un’anomalia ritenuta evidente e condivisa.
La maggioranza presenta, e poi approva, un Ordine del Giorno, illustrato dalla Bacciocchi — che impegna le Segreterie agli Interni e alla Giustizia a svolgere “una ricognizione ampia e sistematica della normativa vigente” sulle incompatibilità, con una proposta organica attesa entro dicembre. Il progetto di Repubblica Futura, di fatto, viene messo nel cassetto. La reazione di Savoretti è amara e diretta: “La storia ci insegna che quando si vuole affrontare tutto insieme non si inizia mai da nessuna parte. Questa sarebbe stata una buona opportunità per dare un segnale di serietà al Paese, ma vedo che non c'è la volontà politica di procedere”.
Quello che emerge dalla seduta è molto più di una disputa tecnica sulle incompatibilità. È lo specchio di un piccolo Stato che s'interroga su chi può servire le proprie istituzioni e con quale grado di esclusività. Come sintetizza Carlotta Andruccioli di DML: “Regolamentare le incompatibilità significa difendere le istituzioni stesse. Chi serve lo Stato deve avere un unico centro di lealtà ed essere fedele a un unico Stato”. Gli articoli bocciati portano RF a ritirare il Pdl, con un augurio: che ci sia la volontà di andare avanti, per produrre - relazione del gruppo di lavoro del Greco alla mano - una legge che affronti a tutto tondo la materia. Viene quindi votato l'ordine del giorno che vuole andare oltre il caso specifico per affrontare una materia “complessa e trasversale” con approccio organico e sistematico. Viene approvato con i soli voti dei commissari di maggioranza. Quelli di opposizione si astengono.