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Statuto di Banca Centrale, l’Aula approva le modifiche tra le polemiche

In serata l'ok alla legge. Il Segretario Gatti: “Adeguamento necessario agli standard europei”. Opposizioni all’attacco su segreto d’ufficio e sul rischio di uno “sbilanciamento” dei poteri a favore di via del Voltone

18 nov 2025

Sono proseguiti in serata i lavori del Consiglio Grande e Generale. Protagonista la legge in seconda lettura che modifica in alcuni punti lo statuto di Banca Centrale. La norma, approvata con 36 voti favorevoli e 14 contrari, ha acceso il confronto politico. Maggioranza e governo hanno difeso il provvedimento come un passaggio obbligato nel percorso di integrazione con gli organismi europei e come interventi di miglioramento di alcuni aspetti, dall’opposizione diversi consiglieri hanno invece denunciato il rischio di uno “sbilanciamento” dei poteri a favore dell’Autorità.

Sul piano tecnico, il testo riformula la composizione del collegio sindacale, introduce criteri più rigorosi di onorabilità per i vertici di BCSM, aggiorna il regime delle incompatibilità e rivede la disciplina del segreto d’ufficio. “Si tratta di interventi mirati – ha spiegato il Segretario Marco Gatti – che servono a chiarire aspetti rimasti ambigui nella normativa vigente e ad allinearci al quadro europeo, in particolare in vista dell’Accordo di associazione”. Il responsabile politico delle finanze sammarinesi, ha poi sottolineato che “la Banca Centrale deve avere gli stessi standard che richiede ai soggetti vigilati. Non possiamo chiedere al sistema bancario ciò che l’Autorità non adotta per sé stessa”.

Per quanto riguarda il collegio sindacale, Gatti ha evidenziato che l’intervento è “per lo più formale”, ma necessario per chiarire competenze e professionalità richieste: “Il collegio deve essere composto in modo da garantire competenze legali e contabili. Un organo privo di una di queste professionalità non sarebbe in grado di adempiere correttamente ai suoi compiti”. La polemica si è accesa sui criteri di onorabilità. Per Matteo Casali e Antonella Mularoni di Rf, i nuovi requisiti sono “troppo laschi” e rischiano di consentire la permanenza in carica anche a chi, se fosse candidato ex novo, risulterebbe non eleggibile. Gatti ha ribattuto: “Non vogliamo la morte civile delle persone. Se una criticità emerge senza una sentenza definitiva o senza un provvedimento grave, non si può costringere qualcuno a decadere immediatamente. Serviva equilibrio”.

Ancora più sensibile la modifica del segreto d’ufficio. La versione portata in aula prevedeva che il decreto delegato necessario per adeguare la disciplina agli standard EBA fosse “adottato su proposta di Banca Centrale”, formula percepita dall’opposizione come un trasferimento improprio di potere normativo. La critica è stata trasversale: RF ha parlato di “abominio”, Rete di “esautoramento del Consiglio”, Domani Motus Liberi di “deriva pericolosa”. Anche da alcuni consiglieri di maggioranza sono arrivate richieste al governo di modificare l'articolo. "Se il problema nella nostra storia - ha detto dal Psd Gerardo Giovagnoli - è stata l’eccessiva ingerenza della politica verso Banca Centrale, bisogna anche ammettere che a un certo punto è successo l’opposto, cioè che c’era una Banca Centrale debordante rispetto agli altri organi dello Stato e, in particolare, quello preso nel mezzo era il governo. Un conto è che ci sia un’indipendenza dell’esecutivo da Banca Centrale e di Banca Centrale dall’esecutivo. Un’altra cosa è invece il potere legislativo e anche il potere di controllo che questa Camera, come si direbbe in altri Paesi, può e deve esercitare".

Il Segretario Gatti ha aperto alla modifica del testo: “Se la locuzione 'su proposta di Banca Centrale genera equivoci - ha detto - la possiamo togliere. L’obiettivo non è dare potere legislativo all’Autorità, ma permettere di completare l’allineamento tecnico con EBA”. Gatti ha ricordato che “oggi la norma in vigore parla di un segreto assoluto, senza distinzione. Con questa riforma introduciamo chiarezza: definiamo il segreto d’ufficio e specifichiamo quando non può essere opposto”.

Nonostante questa modifica, nelle dichiarazioni di voto le opposizioni hanno contestato la filosofia complessiva della riforma: “Questa non è la riforma che serviva”, ha dichiarato Nicola Renzi, parlando di “un’altra occasione persa”. Per Emanuele Santi (Rete), la legge “è nata male e finita peggio”, trasformandosi “da intervento puntuale a pacchetto preconfezionato che non affronta i nodi veri della governance”. "Questa sarebbe la grande riforma dello Statuto di Banca Centrale - ha ironizzato Fabio Righi (D-ML) - dove qualche ritocchino qua e là e poi il grande vero intervento è quello di cercare di portare a un silenzio tombale tutti coloro che entrano in contatto con un’autorità, per avere degli strumenti ulteriori di controllo".

Dalla maggioranza Gian Nicola Berti (Ar) ha difeso il provvedimento ammettendo che "questa non è una rivoluzione di tutta Banca Centrale”, ha detto. “Si è partiti da un’esigenza nata nella scorsa legislatura, che poi si è superata, ma che ha evidenziato una serie di necessità e opportunità di intervento su aspetti residuali, non importantissimi, dello Statuto”. Ricordando poi le vicende della precedente governance, Berti ha sottolineato che "dobbiamo andare orgogliosi della Banca Centrale che c’è oggi”.

I lavori sono proseguiti con l'avvio della discussione della relazione del Dirigente del Tribunale sullo stato della giustizia per l’anno 2024.





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